8 aprile 2018

c'è un giudice in California

È vero, a prescindere dalla genetica e dagli errori cui può andar soggetto il DNA, c'è qualcosa che probabilmente lega ciò che mangiamo ai tumori che sviluppiamo; qualcosa che riguarda l'inquinamento dei terreni su cui coltiviamo ciò che poi mangiamo, qualcosa che riguarda anche i metodi di lavorazione, conservazione e cottura a cui vengono sottoposti i cibi che poi ingeriamo.

Un giudice in California ha stabilito che sull'etichetta del caffè va segnalato che "contiene sostanze che possono nuocere alla salute e provocare anche il cancro".

http://www.repubblica.it/esteri/2018/03/30/news/california_caffe_cancro_acrilamide-192618654/?ref=RHPPBT-VU-I0-C4-P14-S1.4-T1

Mi chiedo se vivrò abbastanza a lungo per vedere l'educazione alimentare (con una bella infarinatura di chimica degli alimenti) introdotta come materia di studio obbligatoria dalle elementari in su, e non solo la scritta "può provocare il cancro" sulle etichette delle porcherie che ci rifila l'industria alimentare.

Intanto in Europa:
http://www.ilfattoalimentare.it/acrilammide-cancerogeno-consigli.html

Il principio di precauzione sembra imperare, e forse, trattandosi di un male schifoso come il cancro, non è sbagliato. Ma mi pare che l'isterismo sia un tantinello esagerato e le paranoie un po' troppo diffuse.
Non c'è quotidiano online che non riporti notizie giornaliere su cosa dobbiamo e non dobbiamo mangiare e bere per scongiurare la peste. Maccheppalleeee ... e se lo dico ioooo ...

Un po' di sana ironia.



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