15 marzo 2018

dal lago Santo al rifugio Potzmauer

Abbiamo eletto la dorsale di Cembra a meta preferita per le mezze giornate, e per ragionevoli motivi:

- non c'è mai troppa specie umana (TRANNE quando ci fanno qualche gara ciclistica in mountain bike)
- dista solo una mezz'oretta da casa
- il Bondone in inverno è off limits per i non usufruitori di piste da sci e annessi
- la Marzola in 20 anni l'abbiamo ormai frugata in lungo e in largo
- al rifugio Potzmauer si mangia meglio che altrove (e per altrove intendo le immediate vicinanze di casa Trento).

Quindi, per mezza giornata libera, e non avendo proprio voglia di caricare le ciaspole in gamba, siamo tornati a parcheggiare nei pressi del lago Santo, direzione rifugio Potzmauer (a circa 8 km e mezzo di distanza).




Senza il peso delle ciaspole ai piedi mi sembra di volare.
Il percorso, in verità, attualmente è funestato da interi tratti coperti di ghiaccio spesso, qualcuno con neve dura, qualcuno con ghiaccio più sottile e per questo insidiosissimo; ho tenuto i ramponcini dall'inizio alla fine e sono andata come un treno. Regionale. A vapore.









Purtroppo incontriamo un cane segugio radio collarato, il che è indice inequivocabile di presenza di cecchini nei paraggi. I cecchini però non li abbiamo incontrati.
Tra l'altro non dovrebbe essere periodo di caccia, quindi i bracconieri si devono essere mimetizzati tra le cacche nel folto della boscaglia.
Il Mistico mi fa notare che ormai, per quanto riguarda la normativa sulla caccia, vigono le seguenti regole:
  • a livello nazionale c'è la direttiva A
  • a livello regionale c'è la direttiva B che se ne strafotte della A
  • a livello provinciale c'è la delibera C che si riserva di interpretare a proprio piacimento la A e la B
  • a livello comunale c'è la direttiva D che impone di utilizzare la A, la B e la C come carta igienica, pena la sospensione della licenza di caccia
  • a livello personale c'è la direttiva italianella, detta anche chissenefregafacciounpo'comecazzomiparenonmiSCASSATEimaroni*BUM*



Pochissimi gli scorci panoramici, ma va bene anche così.





Si parte dai circa 1200 m del lago Santo e si arriva ai quasi 1300 del rifugio Potzmauer, ma lungo il percorso numerosi saliscendi fanno dislivello; non saprei dire quanto, ma il mio fondoschiena, che sempre ha voce in capitolo, a fine giro mi ha suggerito qualcosa tra i 350 e 400m di dislivello. E il mio onorevole fondoschiena ha sempre ragione.



È dall'estate scorsa, precisamente da fine luglio, che ci sono cartelli di divieto di accesso e deviazioni fantasiose, attribuibili a fantomatici quanto mai visti lavori di boh. Luglio 2017.
La gente del posto che abbiamo interpellato in diverse occasioni ha dato diverse opinioni: c'è chi dice di non passare e basta (mentalità asburgica), chi dice di non passare solo quando ci sono i macchinari in azione (si, ma cioè, quando?? -mentalità tarata), chi dice di fregarsene e passare, facendo gli gnorri ed eventualmente imboscandosi alla vista di un cantiere (mentalità italianella, vedi sopra) e chi dice che in inverno si può passare perché i lavori son sospesi causa neve (mentalità pragmatica da italiano navigato).
Perché effettivamente non si capisce bene chi fa cosa: se i lavori ci sono e noi siamo molto sordi e molto orbi, o se i lavori son rimandati, o se son finiti e i divieti son stati dimenticati lì da un distratto operaio forestale.
Comunque il tutto (compresi i cecchini a piede libero con cani sguinzagliati fuorilegge) contribuisce a dare quella leggera arietta di rassicurante cialtronaggine che fa tanto casa e che ti fa dire "sai che c'è? ma annate a pijarvela in der c#l". Tipo il CarloVerdone immigrato calabrese Pasquale che rientra in patria per votare e dopo l'odissea lungo lo stivale esprime con pacatezza la sua opinione sull'universo cosmo.

Comunque, come dice il saggio Odifreddi, in natura vince chi sa adattarsi meglio, non il migliore; e siccome noi non abbiamo la presunzione di essere migliori di nessuno, ogni tanto ci adattiamo e facciamo un po' come ci pare (applicando il nostro soggettivo concetto di buonsenso), e non come sarebbe giusto fare (in questo caso rispettare dei divieti, anche se incomprensibili).
Alla fine non abbiamo incontrato nessuno nessuno, né bipedi, né macchinari.





In alto la neve si fa interessante, ma non abbastanza da suggerire di venire quassù con le ciaspole.





Perché alla fin fine è sempre il ghiaccio che regna sovrano.





Il sito del rifugio, proprio ben azzeccato: al sole e ai margini di un bel bosco. Chiuso chiusissimo, in inverno offre le proprie prelibatezze solo nei fine settimana.



Adoro la chincaglieria con cui i gestori lo addobbano:








Circa 17 km tra andata e ritorno, poco più di 4 ore di comoda (abbastanza) passeggiata.

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