28 gennaio 2017

sul Rittenplateau da Oberbozen

Siamo capitati ad Oberbozen (Soprabolzano) un giorno che di stare in Trentino non se ne aveva proprio voglia.
All'ufficio turistico del paese compriamo un'ottima carta escursionistica della zona per soli 2 € e 50c (la Kompass 056 doubleface dedicata ai monti Sarentini è troppo dispersiva, piuttosto imprecisa e pure scomoda da aprire e chiudere). L'impiegata ci riempirà anche di altre carte, tra cui un graditissimo calendario e un paio di sottobicchieri a tema da collezione.
In paese è un attimo trovare le indicazioni per passeggiare nei paraggi. Noi prendiamo subito il sentiero n. 6 e ci avviamo a nord, transitando poco dopo presso il Kaserhof, che ospita il più grande allevamento di lama ed alpaca d'Europa (così mi par de aver compreso).

Adorabili facce da pirla, sarei rimasta lì a sfotterli ore intere se il Mistico non mi avesse gentilmente incoraggiata a proseguire.



17 gennaio 2017

era glaciale, rottura madornale


 
 
Ecco un buon motivo per avere le tende e per lavare i vetri: si può spiare la fauna che atterra in balcone a cibarsi, comodamente al caldo, senza esporsi alla buriana e senza rischiare il blocco delle funzioni vitali.
E ovviamente senza spaventare inutilmente i poverini, che di questi tempi saranno già stressati e al limite della forza.

Devo solo studiare un metodo per rifilare il mangime direttamente da dentro.


(e comunque il piccolino mi ha sgamata, ma la fame ha avuto il sopravvento sulla paura)





O il Mistico un giorno o l'altro mi trova così , immortalata nell'eroico gesto di portare conforto alla faunetta infreddolita:


14 gennaio 2017

sul Casale (1630m)

Un disturbo fisico che ha monopolizzato gli ultimi 2 mesi del mio personal year of the kazz (nuova figura mitologica del calendario italo-cinese) non solo mi ha imposto di rinunciare al tè (ohibò) al limone (ohibò) e udite udite, al peperoncino (OHIBÒ) ma mi ha pure sensibilizzata al freddo, tenendomi dunque piuttosto lontana dai monti.
Ma mentre ho scoperto con sorpresa che il bisogno di peperoncino è tutto sommato resistibilissimo, non così è l'esigenza VITALE, fisica e mentale, di camminare sulla terra in mezzo agli alberi, alla larga da asfalto, motori e cemento. Il che mi ha portata a esplorare passaggi e cocuzzoli vicini a casa e molto accessibili, che richiedono poco sforzo ma assicurano tranquille passeggiate; tutta roba che in passato non avevo mai preso in considerazione.
Il Casale (da Comano), lo Stivo, il Costalta (da passo del Redebus), la dorsale della val di Cembra, i sentieri tra Montevaccino e il lago di santa Colomba, e addirittura il Calisio, che avevo sempre guardato dalla città con compassione.
Avendo il dono inspiegabile di provare soddisfazione anche nei momenti più bui, devo dire che tutte queste passeggiate più orizzontali che verticali son state appaganti. Per la serie, datemi alberi in quantità, e lontananza dalla civiltà, che io sto benissimo anche così. È rassicurante, a pensarci bene.