30 dicembre 2017

ciao burricco*

Incredibile!
Il silenzio tombale (è proprio il caso di dirlo) che la precoce dipartita di mio fratello ha lasciato in eredità alle sorelle-capre e amichette-varie-sacerdotesse-dell'occulto, comincia a far nascere in loro il sospetto che tutte le cazzate sull'aldilà, e messaggi, e apparizioni post mortem siano, per l'appunto, cazzate. Toh, ci stanno arrivando.
C'è chi l'aveva capito già in età adolescenziale, e chi lo sta capendo alle soglie della demenza precoce. Dev'esser questione di riflessi (oggi son comprensiva).

Ci ho messo mesi, ma ora lo lascio andare senza più rancore. Anche perché il rancore lo devo tenere in serbo per le suddette capre e sacerdotesse delle arti cazzifere. È il codice barbaricino che mi scorre nelle vene e che non riesco ancora a estirpare  .

Anche se diceva di odiare la musica credo che questa l'avrebbe apprezzata.
È roba della sua amata terra.


* asino in lingua sarda (e portoghese)

28 dicembre 2017

galeotta fu la zia

Questo post lo avrei dovuto scrivere esattamente 6 mesi fa, perché a 6 mesi fa risale.
Ma subito dopo c'è stato il precipitare degli eventi e la tragedia che s'è portata via mio fratello, e lo avevo dimenticato.
Poi, qualche settimana fa ho visto QUESTO, e ho pensato che no, non abbiamo più scuse.
(e confesso senza vergogna che quando l'ho visto ho rivalutato immediatamente la figura del cacciatore; quello normale però, non certo il bracconiere).

Io già da qualche anno ho quasi azzerato il consumo di carne, quindi entrare in un ristorante vegano è stato facile. Ho solo dovuto lavorare un tanticchio per togliermi di dosso il sospetto e l'aspetto di quella che se la tira e che la sa lunga solo perché non riesce più a mangiare animali.

Il ristorante in questione sta a Cagliari, e mi ci aveva indirizzata una mia zia molto stravagante e vulcanica che alla bella età di 74 anni -portati benissimo- continua curiosa a girar per la città a caccia di cose belle e interessanti.

Non mi era dispiaciuto nell'insieme, ma la cosa che più mi aveva colpita era stato lo spezzatino di soia: il sapore sembrava proprio quello della carne. Tanto che per parecchio tempo ho pensato che lo fosse davvero, e che ci avessero turlupinato.

spezzatino di soia con polenta

21 dicembre 2017

da Hafling (Avelengo) al Kreuzjoch (2086m)

Hafling, paesotto a scarsi 1290m di altitudine, raggiungibile da Merano sud cercando di evitare il più possibile che lo sguardo vada a posarsi sul comprensorio sciistico detto Merano 2000.

Con i sentieri 2 e 2/A sino alla Wurzeralm (1707m), poi alla Vöraner Alm (1873m), poi con i 5 e 5/A al Kreuzjoch (2086m).
L'idea era solo di esplorare un po' questa zona mai calpestata prima, non da questo versante almeno; ma poi, come dice il famoso proverbio "un passo tira l'altro ..." (o eran ciliegie?)

Dal parcheggio (l'unico!) di Hafling bisogna percorrere un po' di strada asfaltata prima di trovare la segnaletica escursionistica. Poi si inizia a salire nel bosco, dove abbiamo trovato interi pezzi di sentiero coperti da uno strato spesso di ghiaccio. Vitale e salvaossa l'uso dei ramponcini.
Sino alla Wurzeralm si va al riparo degli abeti, poi si inizia a respirare.

L'arrivo alla Wurzeralm, proprio bella e ben messa:



18 dicembre 2017

allo stato brado intorno al lago di Tret

Dal paesotto di san Felix, oltre l'alta val di Non (già Alto Adige), col sentiero n. 9.
La stradella che porta alla Felixer Alm è stata ben battuta, ma i sentieri nei boschi intorno al lago di Tret son stati lasciati intonsi a uso dei barbari tipo noi, che ci abbiamo razzolato spaparazzando neve in tutte le direzioni come cinghiali imbizzarriti.


vista sui monti del gruppo delle Maddalene


17 dicembre 2017

aspettando l'8 gennaio

Per gli amanti del blues una chicca.

7 dicembre 2017

nella Getrumtal (Reinswald - monti sarentini)

Ci aspettavamo molta più neve, invece: qualcosa in fondovalle ma solo a Reinswald, in quota pochina.
Partiti dal grande parcheggio delle funivie Reins a quota 1570. La segnaletica si trova alle spalle del parcheggio, ma volendo si può raggiungere la Getrumtal anche col sentiero 7/A che percorre la parte più bassa della valle (infatti è buio e gelido).
Noi preferiamo prendere il n.7, che è più alto e soleggiato. Destinazione: Getrumalm, che purtroppo troveremo chiusa.



1 dicembre 2017

l'antistress dei colori

Non toccavo e non pensavo alle matite colorate dalla scuola elementare, quindi mi chiedo come e perché al Mistico gli sia venuta l'idea di regalarmene un paio di scatole insieme a dei disegni da colorare.
Mai l'avesse fatto.

Non riesco più a smettere!!



















E per di più, comincio a guardare le scatole di colori un po' più professionali e molto COSTOSI, tipo questi.
Finirò sul lastrico. Magari a disegnare madonne sui marciapiedi?
[però, già che non pensi di disegnare parti anatomiche tipo quelle che andavano di moda sulle schede elettorali qualche tempo fa, con allegate scritte ingiuriose nei confronti dell'intero globo terracqueo, significa che sto migliorando assai parecchio]

21 novembre 2017

seppellitemi coi miei Lowa

Era il 2011 l'anno in cui mi colse una tendinite micidiale che mi obbligò a gattonare per un paio di giorni, e poi ad un mese di stampelle con annesse costose cure mediche e fisiatriche.
La colpa, empiricamente parlando, secondo me era tutta di un paio di dannati scarponi da montagna duri come il granito dalla suola alla tomaia (strano che non ci avessero messo anche corde metalliche al posto dei normali lacci, già che c'erano).
Dopo ogni escursione tornavo piena di lividi, vesciche e dolori che partivano dalla pianta del mio onorevole piedino fino alla schiena. Un'estate di sofferenze mi regalarono. Idiota io a insistere a camminarci, non immaginavo i danni che invece mi stavano provocando.
Da allora mi son fatta furrrrba, prima di tutto girando alla larga da qualsiasi negozio che espone in vetrina quelle scarpe di cemento armato ottime per i regolamenti dei conti di tipo mafioso.

Poi avevo trovato loro.



Il paradiso per i miei onorevoli sostegni, un calo di fatturato per la vicina farmacia e i produttori di cerotti e garze.

Son passati 5 anni meravigliosi di amore puro, ma dopo l'ultima ciaspolata erano fradici fuori e dentro. Mi son salvata solo perché indossavo dei calzettoni idrorepellenti che mi hanno tenuto il piede incredibilmente asciutto. "Iniziano a esser vecchiotte anche se tenute bene", mi ha detto un venditore di una famosa e costosa catena di abbigliamento e accessori per la montagna  "la suola è ancora buona, ma la membrana in goretex cede".
Ohibò, panico!
Oggi le vende a 179,95 €, e son le ultime della serie. Urca!
E invece (vedi il culo a volte) le trovo scontate a 144€ in un altro negozio, che oltretutto mi fa un ulteriore sconto di altri 4€. Non credo ai miei occhi e alle mie orecchie.
Anche il colore non mi dispiace, di un bel marrone molto più scuro di quello in foto.



Quindi torno a casa che sembro Scrat quando mette le zampe sull'amata ghianda.

Per altri 5 anni dovrei dormire sogni tranquilli. Dopo, lo so già, farò molta fatica a trovarle ancora in circolazione. Mi toccherà andare a comprarle direttamente in Germania, o acquistarle online, se possibile.
Ma le vecchie mica le butto ... ci ho comprato una crema di bellezza antigelo e uno spray impermeabilizzante per difenderle dagli acciacchi, e le userò di tanto in tanto, non sulla neve ma per le escursioni estive/autunnali. Poi, quando la suola comincerà a essere liscia, vorrà dire che le userò in città. E quando crolleranno a pezzi col cavolo che le abbandono in discarica. I veri amici si onorano sino alla fine, e gli si da degna sepoltura.
Bruceranno con me.

18 novembre 2017

prima ciaspolata nella Lazinser Tal

È prassi che alle prime nevicate e gelate noi si vada a testare ciaspole e ramponcini per la stagione a venire. Cerchiamo tragitti non impegnativi, vedi mai che uno degli attrezzi ti molli a metà percorso e poi ti tocca chiamare soccorso.
Non proprio dietro l'angolo, la Pfelderertal, questa bella valletta laterale della val Passiria che abbiamo conosciuto solo in versione estiva mentre si saliva e scendeva allo Spronser Joch per vedere i laghi Spronserseen.
Da Moso in Passiria si arriva al paesotto di Pfelder, che in questi giorni sembra un cantiere: operai e macchinari ovunque, in azione per i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria in vista dell'imminente apertura della stagione invernale.

Seguiamo il tracciato n. 8 che porta alla Lazinser Alm. La neve degli ultimi giorni è stata spalata per liberare l'accesso ai masi di Lazinser, ma è rimasto un fondo un po' ghiacciato che richiede l'uso dei ramponcini.
Uno dei miei si schianta dopo nemmeno 50 metri: esame non superato. Il poveretto ha più di 6 anni di servizio, e considerato l'uso intensivo della scorsa stagione invernale, senza neve ma con molto ghiaccio, vedrò di farlo riparare invece di rottamarlo.

Dai masi di Lazinser manto intonso e immacolato. Solo noi a far strada, e 4 cacciatori tirolesi abbastanza discreti e cordiali che però ci cedono subito volentieri l'ònere di batter traccia.



14 novembre 2017

asini in competizione?

Solitamente, gli argomenti di cui la versione online del quotidiano l'Adige preferisce renderci eruditi sono:
- scippi, rapine e furti messi a punto da magrebini e slavi vari (occasionalmente teròni)
- qualsivoglia scoreggia di anarchico sparata nell'etere o sui muri
- tette culi e cazzi (specie se riguardano i bassi pruriti di giovani rampolli di casate locali note solo a loro)
- orsi, lupi ed eventuali animalisti

E lorsignori del palazzo? stanno tutti bene, grazie a Noi.

Vabbé, davanti all'ennesimo articoletto su compare orso e fratello lupo (coi soliti pro e contro), mi sono ricordata che a fine estate scorsa, poche settimane dopo l'abbattimento dell'orsa KJ2, avevo notato quest'asino nei pressi della malga Roncher, monte Bondone.



10 novembre 2017

la cinciallegra si palesa

Sono socia della Lipu da nemmeno 10 giorni e qualcuno lo deve aver spifferato ai 4 venti, perché una coppia di piccioni ha prepotentemente deciso che il mio balcone deve essere e sarà la loro dimora. Pronti a rinfacciarmi qualsiasi maltrattamento, scacazzano dappertutto che è una mer(d)aviglia. E neanche poco.
Sicché abbiamo montato i classici spuntoni dissuasori per tenerli lontano; io con la faccia rossa, il Mistico solo un po' rosata.
E un po' di preoccupazione anche; intanto ci auguriamo che nessuno dei 2 abbia la sfiga di inciampare e andare a finire su quegli spiedini.
Ma poi i passerotti e tutti gli altri uccellini, cosa penseranno di me? E i merli?
Dice il Mistico che gira voce che su Cirp Advisor mi abbiano ormai declassata impietosamente: da 5 stelle a 4 sotto zero.
Quindi è stato con grande piacere che stamattina ho visto la cinciallegra strafottersene degli spiedini e aggirarsi tranquilla in balcone. Anche perché le poche cinciallegre di questo quartiere le ho sempre viste svolazzare tra gli alberi qua sotto, le ho sempre sentite cinciare, ma in balcone non le avevo mai viste atterrare. Però il sospetto che zitte zitte una capatina da me la facessero ce lo avevo, eccome.
Fotografata da dietro la finesta con doppi vetri entrambi zozzerellli, però dai, si capisce che è lei.
Sperando che diventi una bella abitudine.

8 novembre 2017

fifa imperatrix mundi

Succede spesso che quando in una stessa famiglia il cancro si accanisce ripetutamente, specie su soggetti tutto sommato ancora giovani, allora gli scampati diventano sorvegliati speciali. Tradotto: screening vita natural durante.

Visto che non mi bastava quel vago senso di colpa che a volte ammorba i pensieri dei sopravvissuti, ora mi tocca pure un iter che è iniziato con una oltraggiosa culoscopia preventiva, è continuato con altre ispezioni intime altrettanto oltraggiose, e così via esplorando.
Ben sapendo -per esempio- che se al 10 di ottobre il mio colon risulta integro, significa solo che fino al 10 ottobre è stato sano, ma che dopo quella data tutto si può mettere in moto. Per quel che ne so, potrei avere un polipo precanceroso in corso già da adesso. Idem per tutti i tessuti e gli organi sensibili già scansionati.
Vivere col sospetto che un maligno potrebbe attecchire in corpo da un momento all'altro e dunque calcare gli ambulatori con cadenze regolari non è un bel vivere, ma meglio star zitta: non credo che i restanti 9/10 dei terrestri possano usufruire di questo lusso che si chiama prevenzione e sanità quasi gratuita.

Ad ogni controllo faccio un po' come quelli che ostentano coraggio fischiettando mentre passano vicino al cimitero la notte: sorrido, racconto firulì firulà le mie abitudini di vita, e mi sento dire "brava, va bene così" da un medico o una dottoressa che recitano la parte di coloro che devono rassicurare e/o infondere fiducia. Poi esco, e sempre come quelli che fischiettano nel cimitero, penso di comprare delle nuove ciaspole, a come allontanare i piccioni dal balcone, se è meglio la salsa di soia giapponese o quella thailandese. Cose così.

Chiacchierando chiacchierando però una cosa me l'hanno trovata: la depressione.
Anvedi che succede a frequentare troppi medici e a lasciarsi andare a confidenze informali (tipo il desiderio di assistere ad un unico funerale che veda andare sottoterra contemporaneamente tutta la sorellanza, seguendo però una ben precisa procedura: i corpi trafitti da un paletto di frassino vanno seppelliti in un posto, le teste staccate e seppellite in un altro posto ad almeno 100 km di distanza). Cosa ci avranno trovato di patologico in questo umile desiderio solo loro lo sanno. Gente maliziosa, neh.
Comunque è una forma molto lieve, mi han detto, ma che è meglio non sottovalutare; e per non deprimermi ulteriormente hanno aggiunto che dopo tutto quello che ho vissuto negli ultimi tempi è normale che la rognosa mi si sia appioppata, e che se non mi fosse venuta allora si che sarei stata un mostro di cinismo. Boh.

3 novembre 2017

fill my eyes

"And in the morning when you fill my eyes
I knew that day I couldn't do, ahh, no wrong, I couldn't do. 
And so my mind begins to memorize
'cause time will never seem the same, ahh, no more, never again"
[fill my eyes - Cat Stevens]

Rubo il titolo di una delle più belle canzoni di Cat Stevens perché il mio cervello alla Homer Simpson se l'è cantata e suonata da solo per tutta la durata di questa bella passeggiata tra i boschi intorno a malga Trenca, e io non ci ho potuto fare proprio niente.

In Valsugana, sopra Roncegno, questo versante soleggiato è un gioiellino non ancora devastato dalla rapacità dell'industria turistica. Bello per le passeggiate tranquille, ma ci si può pure impegnare un po' di più salendo a qualcuna delle cimette che stanno a guardia della valle.
Pur avendo solo poche ore a disposizione non abbiamo rinunciato alla tentazione di trascorrerle nel bosco, e con grande sorpresa qui l'abbiamo trovato ancora in pieno foliage. Mi ci sono riempita gli occhi letteralmente, mentre il cervello si è svuotato.
[vorrei dire alla mia amica che insiste nel dire che io sono un'animista nata -perché è convinta che io parli con gli alberi e che questi mi rispondano pure a tono-, che tra un po' inizio a crederci anch'io!!]



29 ottobre 2017

10 anni di baggianate


Niente, è dal 26 ottobre 2007 che scrivo e pubblico le mie baggianate.
Nato per mantenere i rapporti a distanza con amici d'oltreoceano, è invece servito più a me che a loro.
Prima di tutto a rendermi conto che scrivere è terapeutico.
Secondo, della fortuna che ho a vivere ai piedi delle Alpi.
Terzo, a scoprire che Heidi esiste tuttora e sono io.
Quarto, che il nonno orso di Heidi esiste tuttora, e anche quello sono io.
Quindi: andate affanculo.
Scherzo.
Mica tanto.
Ma si che scherzo.
È tutta una baggianata.

passeggiata sul monte Cogne

Val di Cembra, lato sinistra Avisio. Zona di passeggiate tranquille.
Siamo tornati dalle parti di Montesovér dopo non so quanti anni, per cercare di raggiungere il cocuzzolo del monte Cogne (2170m ca) dalla malga Vernera (1670m).

Alla malga un feroce molosso, tipico bestio da guardia, terrore degli orsi e dei lupi, presidia l'ingresso con la sua mole minacciosa. Con la sola imposizione della sua presenza ci impietrisce, così tiriamo dritto lungo il sentiero 469 che porta al cocuzzolo prescelto, sperando che non decida di sbranarci.

guardiano superaggressivo

22 ottobre 2017

Schrüttenseen nella Schalderer Tal

Valle e laghetti sulla cui toponomastica tirolesi e italiani si sono combattuti a suon di pennarelli e successive cancellazioni: basta guardare i pali con su i segnavia. Al lago pare che abbiano vinti i tirolesi: nessuna traduzione forzata.
Meglio, peggio? boh, certo che a vedere le traduzioni sommarie operate dai fascisti vien da tifare Tirolo. Io, per quanto mi riguarda, continuerò a chiamare i posti così come mi vien meglio: spesso in lingua originale, talvolta con la traduzione italiana (sempre che non sia troppo orripilante).

Anyway. All'uscita di Bressanone direzione Varna e Schalderer Tal.
Normalmente si parcheggia in fondo alla valletta, in località Steinwend. Noi abbiam trovato un bel cantierino per l'asfaltatura di pezzi di fondo stradale, per cui 2 bei km e ½ a piedi su strada non ce li ha tolti nessuno.
Segnaletica comunque chiara, benché monolingua.

Si parte a circa 1540m, e i 400m di dislivello che separano dai laghi sono a tratti ripidi e anche noiosi, perché il sentiero passa dentro un bosco fitto e buio che non prende mai la luce del sole.



16 ottobre 2017

caccia al larice in val di Pejo

Il Mistico, che ha preso in mano il timone della mia barcarola scassata, ha deciso di riportare alla mia attenzione tutti quei luoghi noti e altamente terapeutici, che effettivamente hanno mutato la mia espressione facciale da depressa nera a felice spensierata;
tanto da farmi pure desiderare di immortalarla (non mi faccio mai fotografare), a futura memoria.

Andando a ripescare nel catalogo fotografico scopriamo con orrore che manchiamo dalla Val de la Mare da ben 9 anni, e no, non si può mica andare avanti così.

Quindi leggera capatina al rifugio Larcher mannaggiamente chiuso (sentiero 102), sguardo veloce al lago delle Marmotte e al lago Lungo (sentiero 104), ritorno per lo stesso percorso per rimirare i boschi di larici in pieno foliage + giretto esplorativo lungo il percorso dei larici di Cavaion (sentieri 140 e 140B)

Troviamo una giornata spettacolare: una combinazione di limpidezza e temperature miti, con leggera ventilazione quanto basta per non arrancare, e il risultato eccolo qua.

Paesaggi simil tibetani.



13 ottobre 2017

scalinata dei larici in val Saènt

Passeggiata terapeutica nel parco dello Stelvio, settore trentino, con entrata dalla val di Rabbi.

Partenza da quota 1380 presso l'albergo-ristorante al Fontanino. Passati dalla malga Stablasol poco più su, e poi sul sentiero 106 fino ai 1780m della malga/bivacco Pra di Saènt . Seguendo le indicazioni abbiamo compiuto l'intero tragitto che porta ad ammirare dei bei larici la cui venerabile età varia dai 300 ai 400 anni. Per ciascuno di loro è presente una scheda che ne illustra le vicissitudini. Gli ultimi 2 li han chiamati le "vedette" e son quelli che dimorano più in alto di tutti, a circa 2000m.
A fine giro l'immancabile transito lungo il tracciato apposito per salutare le cascate del Saènt, che è sempre un piacere risentirle.

Bosco in pieno colore, due cerve a darci il benvenuto, sottofondo musicale a base d'acqua del torrente Rabbies, uccellini pigolanti tra le chiome, sfondo azzurro, nessuno intorno. È questo il periodo migliore per farsi 'sto gran bel regalo.




8 ottobre 2017

ottobre musicale (il mio): mad world

their tears are filling up their glasses
 no expression, no expression
 Hide my head I wanna drown my sorrow
 no tomorrow, no tomorrow 


27 settembre 2017

sorellina di nessuno

Che il mio cactus genealogico mi stesse assai sui cojones
che desiderassi cambiare cognome
che desiderassi vederli estinguersi
avevo ragione da tempi non sospetti, e quanto odio io avere ragione quando si tratta di fare pronostici di famiglia.

27 agosto 2017

quota 3000

E così ho sfondato quota 3000 nell'estate più improbabile per condizioni fisiche, anzi, PSICOfisiche.
Quota 3030 per l'esattezza. Da Solda, e con l'aiuto della seggiovia per fino e per giunta.

L'idea molto molto balzana era di arrivare all'Hinteres Schöneck (3125m) attraversando la Zaytal e transitando per la Düsseldorferhütte (2721m). Per farlo, una volta tanto ci siamo serviti della seggiovia Kanzel, che dai 1840m di Solda porta ai 2350m della Kanzelhütte in una quindicina di minuti (ahò, sto stracotta de dentro e de fuori, e quel giorno in particolare NON avevo voglia di muovermi già dalle 3.30 del mattino).
Nonostante il fallimento ho apprezzato tutto. In particolare, quello che apprezzo di più è l'ormai consolidato potere lenitivo che ha la montagna sui miei nervi, anche nei momenti in cui avrei voglia di fare la sterminator. Potere lenitivo che sicuramente è dettato anche da motivi di sopravvivenza: certe volte in montagna è meglio pensare a come riportare a casa il fondoschiena integro piuttosto che meditare su come seppellire nei piloni 4/5 della famiglia.

Dal balcone della Düsseldorferhütte lo sguardo è ipnotizzato dai giganti.

sotto e tra la nuvoletta: Sulden Spitze, König Spitze, Zebrù, Ortler

23 agosto 2017

alle falde della König-Spitze

Prima volta a Solda, per andare a vedere l'Hintergratsee e un panorama che avevo in lista da almeno 4 anni. Per il laghetto purtroppo sono arrivata tardi. Evaporato sotto le mazzate del caldo malato di questi tempi.
Solo una pozzanghera.



10 agosto 2017

il cardellino? ce l'ho

Sentivo un nuovo verso salire dalla chioma degli alberi già da qualche mese. Ogni tanto riuscivo a intuire qualcosa di giallino svolazzare, tanto che ho pensato ad un canarino di gabbia fuggito.  Poi ho capito che non era uno solo ma 2. Invece son 4. Ma visto il vociare sempre più insistente potrebbero pure essere 6. Boh.
Velocissimi, schivi, si dividono la zona con una coppia di cinciallegre senza apparente guerriglia, almeno per ora. Entrambi non riuscivo proprio a fermarli con l'obiettivo, finché non mi sono appostata dietro una finestra con un po' di tenda a fare da copertura e ho beccato malamente costui, che comunque m'ha sgamata subito.
Se becco almeno una delle cinciallegre arricchisco il mio curriculum e vado a fare volontariato alla LIPU.



Ormai su questo balcone mi aspetto di trovarci chiunque; anche un pterodattilo.


26 luglio 2017

Großer Laugenspitz (2434) - monte Luco grande

Uno sperone che si affaccia sull'alta val di Non, sul passo delle Palade e la val Passiria, duro da salire ma molto molto remunerativo, nuvolaglia permettendo.
Partiti dal parcheggio lungo la provinciale qualche km dopo l'abitato di Proveis, lungo un percorso che segna anche il confine tra le 2 province di Trento e Bolzano, e mappato coi sentieri 8, 157, 133 e 8A. Meno ripido rispetto al tragitto alternativo che parte dal passo delle Palade ma più lungo e (a parer mio) molto più aperto e panoramico.
Il vento gelido che batteva questo versante ci è stato di aiuto nell'affrontare l'ultima ripida rampa che coincide col sentiero 8A.

Paesaggi per me ideali, ma che dico, idealissimi: boschi, montagne verdi e MOLTO in lontananza le cime over 3000 innevate dall'ultimo fronte freddo che ha portato refrigerio.

Aleralm o malga Castrin, 1813m: punto ristoro con bella vista sul Kornigl


20 luglio 2017

Seefeldsee - Ultental

UNA GIORNATA DI CURA IN ALTO ADIGE 

In fuga dalla caldazza cittadina la scelta cade sulla val d'Ultimo, quasi sempre garanzia di temperature fresche.

Decidiamo di andare a vedere il laghetto Seefeldsee dalla strada di fondovalle del paese di san Nicolò, ma causa cantiere in mezzo alla strada ci sfugge totalmente la deviazione per la Auerberg Tal.
Sono le 8 del mattino e chiedo lumi ad un giovine del posto che appena mi vede con la carta escursionistica in mano mette su la faccia divertita stile "sos soccorso turista taliano"; mi erudisce più che può, ma nonostante questo riusciamo a sbagliare ancora l'accesso.
Ed è stato così che ci siamo ritrovati col muso della macchina dentro la proprietà privata di uno dei tanti piccoli masi che punteggiano il versante meno assolato della val d'Ultimo.

C'è una signora sulla 60ina che sta già trafficando coi suoi animali e i suoi prati. Scendo dall'auto per scusarmi dello sconfinamento, le dico che abbiamo sbagliato strada e ce ne andiamo subito, ma lei è tutt'altro che scocciata; sorride e mi viene incontro con aria pacifica. Mi accorgo subito che conosce si e no una 40ina di parole italiane.
Riesce a chiedermi dove siamo diretti, riesce a capire la nostra meta e ci dice che si, effettivamente l'accesso è più indietro, ma c'è un sentiero che passa proprio poco sopra al suo maso che si ricongiunge presto con quello che ci porterà al lago.
Ok grazie, andiamo via subito, ma lei non ci lascia andare; dice che non ci sono parcheggi lungo la strada, quindi ci invita a lasciare l'auto sulla sua proprietà e a proseguire da lì.
Penso di non aver capito bene, ribadisco che non vogliamo assolutamente disturbare, ma lei insiste e ripete "lasciare qui macchina, va bene, no disturbo".
Il Mistico la parcheggia il più lontano possibile dalle sue mura, e lei quasi si offende. Ci dice di metterla più vicina a casa sua perché sarà più riparata dal sole e non troveremo il forno al nostro ritorno.
A quel punto non ci resta che chiederle se vende uova, che al nostro ritorno vorremo comprarne qualcuno. "Si, certo, io qui tutto giorno".

Molto frastornati e increduli ci avviamo alla nostra meta percorrendo un pezzo dell' Ultner Höhenweg.
Come detto dalla signora, presto troviamo il sentiero ufficiale, il 18 che sale alla Ilmspitz (2650m ca) passando per la Auerberg Alm, la Seefeld Alm (usata solo come ricovero estivo per le muccherelle) e il Seefeldsee (2180m).




10 luglio 2017

unioni miste

Merluzza tordizzata?
Tordo merluzzizato?



Boh, comunque si accompagnava ad un signor merluzzo nero, e insieme spiavano con ingordigia (come noi, del resto) i barbecue dei gitanti sulle sponde del bel lago di Coredo.
Bella, slanciata ed elegante, saltellava  di stelo in stelo che pareva una farfalla.

[ma un ermellino, dico, non lo avvisto più?]

8 luglio 2017

Villandersberg 2509

Con molto molto ritardo inauguro la stagione estiva con una passeggiatina di 17.5 km e 950m di dislivello, giusto per ricordare alle mie gambe qual è la loro funzione.

Partenza dal parcheggio Speckboden sull'alpe di Villandro, a 1580m ca.
Sentieri 7, 15, 6, 2 , passando per la Gasserhütte, la Moar in Plun, la Pfroderalm, il Totensee, e infine il cocuzzoletto molto panoramico del Villandersberg.

Escursione da evitare nelle afose e assolate giornate di caldazza africana, perché sull'alpe di Villandro non ci sono molti alberi, e quando il sole splende mena durissimo.
Ce l'ho fatta solo grazie ad un provvidenziale venticello e ad una leggera velatura che stemperava la spietatezza dell'irraggiamento solare, altrimenti credo proprio che non sarei arrivata nemmeno alla caratteristica Totenkirch, minuscola cappelletta dedicata ai morti posta a 2190m ca a cavallo tra l'alpe di Villandro e i monti di Reinswald.
Il piccolo Totensee incontrato lungo il percorso, giace in una conca a 10 minuti di cammino dalla Totenkirch.



3 luglio 2017

20 anni fa

freed from desire, mind and senses purified

Ohibò.
3 luglio 1997: aereo Cagliari-Verona, sola andata, con tante valigie e determinazione a mille.
Mi volto indietro una volta sola, quando l'aereo è già in alto, per guardare la costa e il mare. Senza rimpianti, anche se a Cagliari sta esplodendo l'estate ed in ogni chiosco in spiaggia risuona questa canzone e si balla fino a notte fonda.

3 luglio 2017, stessa fuga e stessa determinazione.

Uno dei pochissimi pezzi dance di cui non mi vergogno a dire: si, mi piace, e anche adesso dopo 20 anni (urca!)

25 giugno 2017

piano piano li colleziono tutti

Comincia a diffondersi anche da queste parti la voce che io attiro gli uccelli. Mumble mumble ...


Castiadas, nota località turistica del sud est Sardegna, alle spalle della lunga spiaggia di Costa Rei. Famosa e ambita meta per hippies, utopisti e altri visionari tra gli anni '70 e '80, ci ho trascorso 10 stagioni consecutive di vacanze serene. Gente perbene, rilassata ma non indolente, tanti turisti italiani e non.
Mentre degustiamo una pizza in compagnia, Anna e io siamo le uniche a intercettare un suono tra il vocìo del centinaio di avventori che affollano il giardino della pizzeria. Lei mi dice che è il verso di un gufo, e lo sa bene perché ce ne sono tanti anche dalle sue parti, in quel di Ferrara.
E lui, come sentendosi chiamato in causa, esce allo scoperto dalla tettoia in cui era rintanato e atterra sulle spalle di un cliente.
Ha avuto la sua mezz'ora di gloria: è stato in posa, la titolare della pizzeria gli ha offerto un po' di carne, ha fatto una sosta sulla spalla del Mistico e rovistato tra i miei capelli. Infine ha aggredito una bambina a parer suo un po' troppo invadente, e si è spostato in una zona più riparata dagli umanoidi, da dove ha continuato a frignare per attirare l'attenzione della sua mamma, che si intuiva essere nei paraggi.
E niente, questo incontro lo desideravo da tanto ma non ci speravo davvero, invece è accaduto.


14 giugno 2017

achtung, caduta rondoni

E' da prima che nascessi io che una colonia di rondoni nidifica nei buchi di un vecchio muro che delimita il cortile del caseggiato paterno. Ogni anno tornano in primavera, figliano e poi ripartono verso l'Africa.
E ogni santo anno in questo periodo ci tocca raccoglierne paarecchi che hanno incidenti di volo.

Questi eleganti pennuti mangiano, trombano, dormono, praticamente vivono in volo, e se toccano terra possono solo sperare che una mano caritatevole li raccolga e li lanci per aria, perché madre natura non li ha dotati della facoltà di decollare.
Questo è il primo della stagione:




Trovato una sera a mezzanotte, fatto veloce visita e poi lanciato dalla terrazza.
Spero sia riuscito a ritrovare la via di casa.

22 maggio 2017

scoperto il vandalo, nessuna soluzione

Inizia a trillare presto la mattina, anche alle 5.30. E poi va avanti a intervalli più o meno regolari di 10/15 minuti fino al tramonto. Un assillo che dura già da molto, anzi troppo.


Ha anche una fidanzata, che secondo me lo sbatte fuori dal nido all'alba perché non ne può più di sentirlo (come la capisco), e il rompino viene ad esternare da me.
Non solo: mi porta pure i suoi rifiuti! Le cacche dei suoi figlioli e tutte le porcherie che si accumulano nel nido, invece di buttarle fuori dalla SUA casa le porta qui e me le molla in balcone. L'ho beccato più di una volta a fare il turista dei rifiuti, come il peggiore dei teppisti urbani.
Ma 'sto martello pneumatico non dovrebbe svolazzare in un bosco e allietare col suo armonioso trillo i falchi e altri predatori?

17 maggio 2017

sacramentare per sopravvivere

Toh, lo sapevo già, io.

http://www.repubblica.it/scienze/2017/05/15/news/ecco_perche_imprecare_ti_rende_piu_forte-165528337/?ref=RHPPBT-VA-I0-C4-P11-S1.4-T1

E vediamo se l'estate prossima in giro per monti si aprirà l'olimpiade del linguaggio scurrile più scurrile. Tanto il primo premio lo vinco io, e il Mistico non potrà farci niente.

10 maggio 2017

conflitti di interessi

40 litri di terriccio, tutti sistemati nelle balconiere e nei vasi, e tutti dedicati a sua eccellenza il basilico.



Ci farò il pesto, l'olio al basilico e pure il liquore.


E poi mi monto una fototrappola o un sistema di videosorveglianza e faccio vedere cosa mi combinano i pennuti in balcone. Tutti tutti: passeri, fringuelli, merli e piccioni.
E così vedo anche se nelle ore piccole mi arrivano pure civette, gufi, allocchi e barbagianni, perché la sera metto ordine e la mattina all'alba trovo il caos primordiale. Boh?

4 aprile 2017

immer über alles

Due cose sono famose al Borgo Roma di Verona: la maestrìa dei chirurghi nel rimuovere anche i tumori più inestricabili e il rancio che passano dalle cucine. Eccellente la prima, più che pessimo il secondo.

Durante queste ultime 2 settimane che ho trascorso praticamente lì, inchiodata al letto del fratello, ho sentito le definizioni più fantasiose per classificare la brodaglia che rifilano ai disgraziati: dall'educato sbobba indescrivibile al risciacquo di vomito, passando da acqua del bidet (usata ovviamente), acqua sporca senza sale, emetico, purga e associazione a delinquere.
Chi può scende zitt zitt al bar a sgraffignare qualcosa; bar che fa molti soldi, da quel che ho visto.
Tra i prigionieri è nata una bella solidarietà, tutti uniti in nome della comune resistenza al micidiale intruglio. Ho anche intuito un fiorente traffico sotto banco di olio, sale, formaggio grattugiato e pangrattato, tutti rimedi messi su per sopperire all'indicibile saporaccio.

Un vecchierello trentino, nella stessa stanza di mio fratello, il giorno dopo l'intervento delirava di maialini allo spiedo (chissà che gli ha raccontato quell'altro).
Il secondo giorno ha sniffato la sbobba e ha sibilato un sommesso “diopporco”.
Il terzo giorno ha mandato un SOS alla moglie che si è presentata così munita: nipote al seguito a far da scudo umano, tovaglietta stile picnic, contenitore stile borsa frigo, faccia aggressiva stile “provate ad avvicinarvi”. Ha apparecchiato sul letto e ha tirato fuori: patate tiroler style (dal profumo direi condite con cipolla e speck), gnocchetti, formai de malga, cappuss, trota e rucoletta.
Il quarto giorno il signore era visibilmente resuscitato e il quinto giorno già in piedi pronto ad una fuga strategica.
Dopodiché l'hanno spostato in un'altra camera del reparto prima che i compagni di stanza lo copassero annegandolo nelle loro sbobbe. Ma temo che la sua esecuzione sia solo rimandata.

3 aprile 2017

la bellezza incrocia la poesia

Periodo molto ansiogeno.
Vado a cercar conforto nel catalogo musicale e lo sciagurato mi risponde così:


con Kurt Cobain che canta(va) David Bowie.
(addà passà 'a nuttata)

21 marzo 2017

alla Bonner Hütte (2340m)

Anche a est, la situazione neve non è granché, mentre il ghiaccio abbonda.
Così, ciaspole a riposo, questa stagione. In compenso i ramponcini sono usciti tantissimo.

Da Dobbiaco, seguendo le indicazioni per la valle san Silvestro, parcheggio a Kandellen (1580m).
Per la  Bonner Hütte col segnavia 25.
Molto gradita la segnalazione della pendenza dei 2 sentieri che portano al rifugio.

28%

24 febbraio 2017

22 febbraio 2017

Verona, che sorpresa

Se si entra all'ospedale Borgo Roma di Verona non è per una malattia semplice. È un centro specializzato per la cura dei tumori, quelli tosti, quelli che spesso sono qualificati come incurabili.

Ci ho accompagnato un famigliare stretto, insieme alla sua forte compagna, e il Mistico (quello meno emotivamente coinvolto di tutti e quindi più razionale) a farci da autista/guida.

Pare che i veronesi abbiano il dono di intuire l'angoscia dei pazienti e relativi famigliari che arrivano da tutta Italia per avere una speranza di sopravvivenza. Un'empatia rassicurante che non ci si aspetta in un comune amministrato da un sindaco leghista al secondo mandato, in una regione governata da un presidente altrettanto leghista.

Intanto coloro che arrivano a Verona per motivi di salute NON devono pagare la tassa di soggiorno.
Ci sono b&b, affittacamere e locande disseminate in zona ospedaliera, che fanno pure prezzi convenienti proprio per questa categoria di persone.

Ci ha stupito la disponibilità e il garbo di tutte le persone a cui abbiamo chiesto informazioni di ogni tipo.
Mi piacerebbe incontrare di nuovo la ragazza che una sera ci ha indicato una bella pizzeria in cui mangiare, per ringraziarla e dirle che abbiamo molto gradito che non ci abbia spedito da un kebabbaro qualsiasi. Il locale era accogliente, il personale (tutti italiani) gentilissimo, la pizza buona (non abbiamo passato la notte a bere, il che significa che almeno la lievitazione era fatta bene).

Anche noi però abbiamo portato una sorpresa: un tumore primario con diffuse grosse metastasi, che 7 mesi fa era stato classificato come incurabile, dopo 6 mesi di chemio si è ridotto di più del 50%, passando da una condizione di inoperabilità (e quindi morte sicura nel giro di pochi anni) ad una condizione di operabilità con buone prospettive di allungamento della vita. Un risultato eccezionale che ha lasciato increduli i pur navigatissimi oncologi veronesi. Roba da finire sulle riviste specializzate.

Off Topic
A tutti i complottisti e sostenitori di metodi alternativi che dicono che la chemio è veleno e non serve a nulla: possiate crepare al più presto e liberarci della vostra malefica presenza. Spero che se càpiti a voi decidiate davvero di lasciarvi morire, così da liberare posti e risorse per tutti gli altri. Ve la pago io l'eutanasia in Svizzera, purché vi togliate dai coglioni. Detto con molta serenità, eh?


28 gennaio 2017

sul Rittenplateau da Oberbozen

Siamo capitati ad Oberbozen (Soprabolzano) un giorno che di stare in Trentino non se ne aveva proprio voglia.
All'ufficio turistico del paese compriamo un'ottima carta escursionistica della zona per soli 2 € e 50c (la Kompass 056 doubleface dedicata ai monti Sarentini è troppo dispersiva, piuttosto imprecisa e pure scomoda da aprire e chiudere). L'impiegata ci riempirà anche di altre carte, tra cui un graditissimo calendario e un paio di sottobicchieri a tema da collezione.
In paese è un attimo trovare le indicazioni per passeggiare nei paraggi. Noi prendiamo subito il sentiero n. 6 e ci avviamo a nord, transitando poco dopo presso il Kaserhof, che ospita il più grande allevamento di lama ed alpaca d'Europa (così mi par de aver compreso).

Adorabili facce da pirla, sarei rimasta lì a sfotterli ore intere se il Mistico non mi avesse gentilmente incoraggiata a proseguire.



17 gennaio 2017

era glaciale, rottura madornale


 
 
Ecco un buon motivo per avere le tende e per lavare i vetri: si può spiare la fauna che atterra in balcone a cibarsi, comodamente al caldo, senza esporsi alla buriana e senza rischiare il blocco delle funzioni vitali.
E ovviamente senza spaventare inutilmente i poverini, che di questi tempi saranno già stressati e al limite della forza.

Devo solo studiare un metodo per rifilare il mangime direttamente da dentro.


(e comunque il piccolino mi ha sgamata, ma la fame ha avuto il sopravvento sulla paura)





O il Mistico un giorno o l'altro mi trova così , immortalata nell'eroico gesto di portare conforto alla faunetta infreddolita:


14 gennaio 2017

sul Casale (1630m)

Un disturbo fisico che ha monopolizzato gli ultimi 2 mesi del mio personal year of the kazz (nuova figura mitologica del calendario italo-cinese) non solo mi ha imposto di rinunciare al tè (ohibò) al limone (ohibò) e udite udite, al peperoncino (OHIBÒ) ma mi ha pure sensibilizzata al freddo, tenendomi dunque piuttosto lontana dai monti.
Ma mentre ho scoperto con sorpresa che il bisogno di peperoncino è tutto sommato resistibilissimo, non così è l'esigenza VITALE, fisica e mentale, di camminare sulla terra in mezzo agli alberi, alla larga da asfalto, motori e cemento. Il che mi ha portata a esplorare passaggi e cocuzzoli vicini a casa e molto accessibili, che richiedono poco sforzo ma assicurano tranquille passeggiate; tutta roba che in passato non avevo mai preso in considerazione.
Il Casale (da Comano), lo Stivo, il Costalta (da passo del Redebus), la dorsale della val di Cembra, i sentieri tra Montevaccino e il lago di santa Colomba, e addirittura il Calisio, che avevo sempre guardato dalla città con compassione.
Avendo il dono inspiegabile di provare soddisfazione anche nei momenti più bui, devo dire che tutte queste passeggiate più orizzontali che verticali son state appaganti. Per la serie, datemi alberi in quantità, e lontananza dalla civiltà, che io sto benissimo anche così. È rassicurante, a pensarci bene.