7 dicembre 2017

nella Getrumtal (Reinswald - monti sarentini)

Ci aspettavamo molta più neve, invece: qualcosa in fondovalle ma solo a Reinswald, in quota pochina.
Partiti dal grande parcheggio delle funivie Reins a quota 1570. La segnaletica si trova alle spalle del parcheggio, ma volendo si può raggiungere la Getrumtal anche col sentiero 7/A che percorre la parte più bassa della valle (infatti è buio e gelido).
Noi preferiamo prendere il n.7, che è più alto e soleggiato. Destinazione: Getrumalm, che purtroppo troveremo chiusa.



A Reinswald sono già in funzione gli impianti, il cui frastuono ci accompagnerà per i primi 20 minuti di cammino.
Il sentiero n. 7 è stato già battuto, per cui le ciaspole ce le portiamo in spalla. Lunghetto e un po' noioso finché non si arriva alla malga, quando il panorama si apre e sulla destra compare il gruppo che comprende Samspitze, Kassianspitze e Ritzlar.




Getrumalm, 2094m

Un po' di segnaletica invitante...




mumble mumble

Proseguiamo sempre sul tracciato n.7 verso il Getrumsee.



In quota il vento ha spazzolato la neve dei giorni scorsi. In alcuni punti di accumulo si sprofonda, in altri è visibile il terreno sottostante.



Il gruppetto della Kassianspitze:






Landa desolata in prossimità del Getrumsee:



Poi mi son ricordata che questo laghetto lo avevo già visto in 2 occasioni, e non mi aveva entusiasmata per niente.
La prima volta qui, nel 2012.



La seconda volta qui (nel 2013)



Quindi lo molliamo e ce ne torniamo indietro, anche perché il vento inizia a farsi sentire e arrivano delle nuvole inquietanti e metallizzate.



Cielo plumbeo ma bella atmosfera.



1 dicembre 2017

l'antistress dei colori

Non toccavo e non pensavo alle matite colorate dalla scuola elementare, quindi mi chiedo come e perché al Mistico gli sia venuta l'idea di regalarmene un paio di scatole insieme a dei disegni da colorare.
Mai l'avesse fatto.

Non riesco più a smettere!!



















E per di più, comincio a guardare le scatole di colori un po' più professionali e molto COSTOSI, tipo questi.
Finirò sul lastrico. Magari a disegnare madonne sui marciapiedi?
[però, già che non pensi di disegnare parti anatomiche tipo quelle che andavano di moda sulle schede elettorali qualche tempo fa, con allegate scritte ingiuriose nei confronti dell'intero globo terracqueo, significa che sto migliorando assai parecchio]

21 novembre 2017

seppellitemi coi miei Lowa

Era il 2011 l'anno in cui mi colse una tendinite micidiale che mi obbligò a gattonare per un paio di giorni, e poi ad un mese di stampelle con annesse costose cure mediche e fisiatriche.
La colpa, empiricamente parlando, secondo me era tutta di un paio di dannati scarponi da montagna duri come il granito dalla suola alla tomaia (strano che non ci avessero messo anche corde metalliche al posto dei normali lacci, già che c'erano).
Dopo ogni escursione tornavo piena di lividi, vesciche e dolori che partivano dalla pianta del mio onorevole piedino fino alla schiena. Un'estate di sofferenze mi regalarono. Idiota io a insistere a camminarci, non immaginavo i danni che invece mi stavano provocando.
Da allora mi son fatta furrrrba, prima di tutto girando alla larga da qualsiasi negozio che espone in vetrina quelle scarpe di cemento armato ottime per i regolamenti dei conti di tipo mafioso.

Poi avevo trovato loro.



Il paradiso per i miei onorevoli sostegni, un calo di fatturato per la vicina farmacia e i produttori di cerotti e garze.

Son passati 5 anni meravigliosi di amore puro, ma dopo l'ultima ciaspolata erano fradici fuori e dentro. Mi son salvata solo perché indossavo dei calzettoni idrorepellenti che mi hanno tenuto il piede incredibilmente asciutto. "Iniziano a esser vecchiotte anche se tenute bene", mi ha detto un venditore di una famosa e costosa catena di abbigliamento e accessori per la montagna  "la suola è ancora buona, ma la membrana in goretex cede".
Ohibò, panico!
Oggi le vende a 179,95 €, e son le ultime della serie. Urca!
E invece (vedi il culo a volte) le trovo scontate a 144€ in un altro negozio, che oltretutto mi fa un ulteriore sconto di altri 4€. Non credo ai miei occhi e alle mie orecchie.
Anche il colore non mi dispiace, di un bel marrone molto più scuro di quello in foto.



Quindi torno a casa che sembro Scrat quando mette le zampe sull'amata ghianda.

Per altri 5 anni dovrei dormire sogni tranquilli. Dopo, lo so già, farò molta fatica a trovarle ancora in circolazione. Mi toccherà andare a comprarle direttamente in Germania, o acquistarle online, se possibile.
Ma le vecchie mica le butto ... ci ho comprato una crema di bellezza antigelo e uno spray impermeabilizzante per difenderle dagli acciacchi, e le userò di tanto in tanto, non sulla neve ma per le escursioni estive/autunnali. Poi, quando la suola comincerà a essere liscia, vorrà dire che le userò in città. E quando crolleranno a pezzi col cavolo che le abbandono in discarica. I veri amici si onorano sino alla fine, e gli si da degna sepoltura.
Bruceranno con me.

18 novembre 2017

prima ciaspolata nella Lazinser Tal

È prassi che alle prime nevicate e gelate noi si vada a testare ciaspole e ramponcini per la stagione a venire. Cerchiamo tragitti non impegnativi, vedi mai che uno degli attrezzi ti molli a metà percorso e poi ti tocca chiamare soccorso.
Non proprio dietro l'angolo, la Pfelderertal, questa bella valletta laterale della val Passiria che abbiamo conosciuto solo in versione estiva mentre si saliva e scendeva allo Spronser Joch per vedere i laghi Spronserseen.
Da Moso in Passiria si arriva al paesotto di Pfelder, che in questi giorni sembra un cantiere: operai e macchinari ovunque, in azione per i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria in vista dell'imminente apertura della stagione invernale.

Seguiamo il tracciato n. 8 che porta alla Lazinser Alm. La neve degli ultimi giorni è stata spalata per liberare l'accesso ai masi di Lazinser, ma è rimasto un fondo un po' ghiacciato che richiede l'uso dei ramponcini.
Uno dei miei si schianta dopo nemmeno 50 metri: esame non superato. Il poveretto ha più di 6 anni di servizio, e considerato l'uso intensivo della scorsa stagione invernale, senza neve ma con molto ghiaccio, vedrò di farlo riparare invece di rottamarlo.

Dai masi di Lazinser manto intonso e immacolato. Solo noi a far strada, e 4 cacciatori tirolesi abbastanza discreti e cordiali che però ci cedono subito volentieri l'ònere di batter traccia.



Lazinser Alm, 1860m

Dalla Lazinser Alm ci avventuriamo nella Lazinser Tal finché abbiam voglia.






La neve abbondante ha un effetto euforizzante.



Sprofondiamo e riemergiamo sino a un incrocio dove la stradella, già faticosa benché comoda, si trasforma nel sentiero ripido che porta ai quasi 2600m dello Spronser Joch.




elettroencefalogramma piatto, zeru pinsiri, stato: similbuddità


14 novembre 2017

asini in competizione?

Solitamente, gli argomenti di cui la versione online del quotidiano l'Adige preferisce renderci eruditi sono:
- scippi, rapine e furti messi a punto da magrebini e slavi vari (occasionalmente teròni)
- qualsivoglia scoreggia di anarchico sparata nell'etere o sui muri
- tette culi e cazzi (specie se riguardano i bassi pruriti di giovani rampolli di casate locali note solo a loro)
- orsi, lupi ed eventuali animalisti

E lorsignori del palazzo? stanno tutti bene, grazie a Noi.

Vabbé, davanti all'ennesimo articoletto su compare orso e fratello lupo (coi soliti pro e contro), mi sono ricordata che a fine estate scorsa, poche settimane dopo l'abbattimento dell'orsa KJ2, avevo notato quest'asino nei pressi della malga Roncher, monte Bondone.



Dentro un recinto la cui scoraggiante inaccessibilità è visibile a tutti.
In una zona dove gli orsi transitano spesso e volentieri.



[Quasi quasi io ci avrei appeso anche un cartello con la scritta gnègnè in lingua ursina, per aumentarne l'effetto deterrente e lo sfottimento intelligente; ma il problema è: DOVE lo si sarebbe potuto appendere]

Ecco, ricordo che allora, con la mente impegnata in ben altre vicissitudini, mi era comunque sorta una domanda che avrei voluto rivolgere ai proprietari di questa che sembra proprio un'esca per contributi:
scusate, ma perché fate concorrenza all'asino? vi piace vincere facile, eh?

in zona costa dei cavai, monte Bondone


malga Roncher, operativa da luglio 2017


10 novembre 2017

la cinciallegra si palesa

Sono socia della Lipu da nemmeno 10 giorni e qualcuno lo deve aver spifferato ai 4 venti, perché una coppia di piccioni ha prepotentemente deciso che il mio balcone deve essere e sarà la loro dimora. Pronti a rinfacciarmi qualsiasi maltrattamento, scacazzano dappertutto che è una mer(d)aviglia. E neanche poco.
Sicché abbiamo montato i classici spuntoni dissuasori per tenerli lontano; io con la faccia rossa, il Mistico solo un po' rosata.
E un po' di preoccupazione anche; intanto ci auguriamo che nessuno dei 2 abbia la sfiga di inciampare e andare a finire su quegli spiedini.
Ma poi i passerotti e tutti gli altri uccellini, cosa penseranno di me? E i merli?
Dice il Mistico che gira voce che su Cirp Advisor mi abbiano ormai declassata impietosamente: da 5 stelle a 4 sotto zero.
Quindi è stato con grande piacere che stamattina ho visto la cinciallegra strafottersene degli spiedini e aggirarsi tranquilla in balcone. Anche perché le poche cinciallegre di questo quartiere le ho sempre viste svolazzare tra gli alberi qua sotto, le ho sempre sentite cinciare, ma in balcone non le avevo mai viste atterrare. Però il sospetto che zitte zitte una capatina da me la facessero ce lo avevo, eccome.
Fotografata da dietro la finesta con doppi vetri entrambi zozzerellli, però dai, si capisce che è lei.
Sperando che diventi una bella abitudine.

8 novembre 2017

fifa imperatrix mundi

Succede spesso che quando in una stessa famiglia il cancro si accanisce ripetutamente, specie su soggetti tutto sommato ancora giovani, allora gli scampati diventano sorvegliati speciali. Tradotto: screening vita natural durante.

Visto che non mi bastava quel vago senso di colpa che a volte ammorba i pensieri dei sopravvissuti, ora mi tocca pure un iter che è iniziato con una oltraggiosa culoscopia preventiva, è continuato con altre ispezioni intime altrettanto oltraggiose, e così via esplorando.
Ben sapendo -per esempio- che se al 10 di ottobre il mio colon risulta integro, significa solo che fino al 10 ottobre è stato sano, ma che dopo quella data tutto si può mettere in moto. Per quel che ne so, potrei avere un polipo precanceroso in corso già da adesso. Idem per tutti i tessuti e gli organi sensibili già scansionati.
Vivere col sospetto che un maligno potrebbe attecchire in corpo da un momento all'altro e dunque calcare gli ambulatori con cadenze regolari non è un bel vivere, ma meglio star zitta: non credo che i restanti 9/10 dei terrestri possano usufruire di questo lusso che si chiama prevenzione e sanità quasi gratuita.

Ad ogni controllo faccio un po' come quelli che ostentano coraggio fischiettando mentre passano vicino al cimitero la notte: sorrido, racconto firulì firulà le mie abitudini di vita, e mi sento dire "brava, va bene così" da un medico o una dottoressa che recitano la parte di coloro che devono rassicurare e/o infondere fiducia. Poi esco, e sempre come quelli che fischiettano nel cimitero, penso di comprare delle nuove ciaspole, a come allontanare i piccioni dal balcone, se è meglio la salsa di soia giapponese o quella thailandese. Cose così.

Chiacchierando chiacchierando però una cosa me l'hanno trovata: la depressione.
Anvedi che succede a frequentare troppi medici e a lasciarsi andare a confidenze informali (tipo il desiderio di assistere ad un unico funerale che veda andare sottoterra contemporaneamente tutta la sorellanza, seguendo però una ben precisa procedura: i corpi trafitti da un paletto di frassino vanno seppelliti in un posto, le teste staccate e seppellite in un altro posto ad almeno 100 km di distanza). Cosa ci avranno trovato di patologico in questo umile desiderio solo loro lo sanno. Gente maliziosa, neh.
Comunque è una forma molto lieve, mi han detto, ma che è meglio non sottovalutare; e per non deprimermi ulteriormente hanno aggiunto che dopo tutto quello che ho vissuto negli ultimi tempi è normale che la rognosa mi si sia appioppata, e che se non mi fosse venuta allora si che sarei stata un mostro di cinismo. Boh.
In poche parole, la mia depressione paradossalmente certifica la mia sanità mentale [ne deduco che quindi la depressione, cervellotica com'è, dev'esser donna].
Capito? no? manco io.

Allora devo solo trovare lo psichiatra che mi mette nero su bianco che azzerare una tribù di cialtrone ignoranti è indice di sanità mentale, poi un magistrato che concorda sulla legittimità dell'azzeramento, et voilà! posso finalmente risolvere il 99% delle mie turbe mentali.

Perché la famiglia è ammmmoreee.
Come spiega bene questa tragicommedia teatrale che si può vedere su youtube, suddivisa in 14 episodi geniali. Quelli del mitico "muorili tutti, deo meo" (1° episodio)
Ne ho scelto uno, l'11esimo.
Ma per capire bene il tutto sarebbe meglio partire dal primo, così da abituarsi alla neolingua.



3 novembre 2017

fill my eyes

"And in the morning when you fill my eyes
I knew that day I couldn't do, ahh, no wrong, I couldn't do. 
And so my mind begins to memorize
'cause time will never seem the same, ahh, no more, never again"
[fill my eyes - Cat Stevens]

Rubo il titolo di una delle più belle canzoni di Cat Stevens perché il mio cervello alla Homer Simpson se l'è cantata e suonata da solo per tutta la durata di questa bella passeggiata tra i boschi intorno a malga Trenca, e io non ci ho potuto fare proprio niente.

In Valsugana, sopra Roncegno, questo versante soleggiato è un gioiellino non ancora devastato dalla rapacità dell'industria turistica. Bello per le passeggiate tranquille, ma ci si può pure impegnare un po' di più salendo a qualcuna delle cimette che stanno a guardia della valle.
Pur avendo solo poche ore a disposizione non abbiamo rinunciato alla tentazione di trascorrerle nel bosco, e con grande sorpresa qui l'abbiamo trovato ancora in pieno foliage. Mi ci sono riempita gli occhi letteralmente, mentre il cervello si è svuotato.
[vorrei dire alla mia amica che insiste nel dire che io sono un'animista nata -perché è convinta che io parli con gli alberi e che questi mi rispondano pure a tono-, che tra un po' inizio a crederci anch'io!!]



Un po' sul sentiero 323 verso il monte Cola ...





... che però non abbiamo raggiunto. Abbiamo preferito tenerci bassi a portata di alberi.




Lago Grande, nei pressi di malga Colo








vista sui monti di Rava


e sul monte Ciste


il solco della Valsugana verso la terra veneta









L'ultima occasione per fare il pieno di colori, perché arrivano pioggia e vento, e di questi ombrelloni giallo/arancio resterà ben poco.

29 ottobre 2017

10 anni di baggianate


Niente, è dal 26 ottobre 2007 che scrivo e pubblico le mie baggianate.
Nato per mantenere i rapporti a distanza con amici d'oltreoceano, è invece servito più a me che a loro.
Prima di tutto a rendermi conto che scrivere è terapeutico.
Secondo, della fortuna che ho a vivere ai piedi delle Alpi.
Terzo, a scoprire che Heidi esiste tuttora e sono io.
Quarto, che il nonno orso di Heidi esiste tuttora, e anche quello sono io.
Quindi: andate affanculo.
Scherzo.
Mica tanto.
Ma si che scherzo.
È tutta una baggianata.

passeggiata sul monte Cogne

Val di Cembra, lato sinistra Avisio. Zona di passeggiate tranquille.
Siamo tornati dalle parti di Montesovér dopo non so quanti anni, per cercare di raggiungere il cocuzzolo del monte Cogne (2170m ca) dalla malga Vernera (1670m).

Alla malga un feroce molosso, tipico bestio da guardia, terrore degli orsi e dei lupi, presidia l'ingresso con la sua mole minacciosa. Con la sola imposizione della sua presenza ci impietrisce, così tiriamo dritto lungo il sentiero 469 che porta al cocuzzolo prescelto, sperando che non decida di sbranarci.

guardiano superaggressivo

Passeggiata senza lode né infamia, da mezza giornata. Pochi metri di dislivello (500), alcuni tratti ripidini, cocuzzolo abbastanza panoramico, foschia permettendo.
In questo periodo tutto fa brodo.




la croce in cima


il Ruioch a dx e la dorsale che lo unisce al monte Croce


il monte Fregasoga a dx e la Pala delle Buse a sx


tra la boscaglia la malga Sass, dalla quale provenivano sinistri rumori


il Corno Bianco e il Corno Nero, già Sud Tirol


la Pala di Santa in primo piano e il Latemar sullo sfondo (credo)


i 2 laghi di Piné sull'omonimo altopiano

Ritorniamo alla malga zitt zitt sperando di non svegliare il Bestio.


Povero bestiolo, molto zozzo, sordo come una campana e probabilmente afflitto da artrite, viste le zampine malformate e l'andazzo traballante. Per svegliarlo l'ho dovuto sfottere un bel po', ma comunque non m'ha filata manco per ridere.