30 luglio 2016

alla Grasleitenhûtte (rifugio Bergamo)

Trento → Bolzano nord → Tschamintal (val di Tires) → parcheggio Lavina Bianca (1170m ca)
Sentieri  3  3A

Prima tappa al Rechter Leger (1600m ca), dove già alle 8 di mattina alcuni villeggianti hanno occupato i posti a sedere per un probabile picnic.






Ad un bivio scartiamo immediatamente il sentiero 3B che sale su per il Barenloch (via semiattrezzata) e che porta al rifugio Tires, e continuiamo lungo il 3A che sale su per la Grasleitental.

la Tschamintal vista dall'alto del 3A


l'arrivo alla Grasleitenhûtte (rifugio Bergamo) a 2134m ca


simpatico benvenuto (per i non germanofoni: herzlich willkommen → benvenuti di cuore)

I gestori tirolesi tengono fede a quanto han scritto sul prato: l'accoglienza è fin troppo calorosa. Riescono a tirarmi fuori dal mio mutismo, impossibile non rispondere alla raffica di domande (da dove venite? a che ora siete partiti? e come state? è andata bene la salita? e adesso dove andate? posso darvi qualcosa? vi sedete fuori o state dentro? belle le capre, vero? avete bisogno di altro?)

C'è anche un pasciuto gattazzo nero nel comitato di accoglienza, che mi sono astenuta dal calciare solo perché non ci hanno lasciati soli un secondo. È la prima volta che vedo un fetente acchiappa-uccellini in un rifugio, e spero anche l'ultima.

Dopo la sosta ci alziamo ancora per un centinaio di metri, fino a entrare nel Grasleitenkessel (Conca del Principe) da cui partono da un lato il sentiero per il Passo Molignon a 2600m, e dall'altro il sentiero per il passo Principe, anche questo a 2600m.



L'ambiente si fa brullo e roccioso.

Grasleitenkessel


le cime di Valbona; oltre c'è la valle del Vajolet con le sue cattedrali di dolomia


Son quasi 20 anni che vado in giro per monti e mai mi era capitato di trovare una stella alpina. Olé!




un giglio martagone


una negritella




24 luglio 2016

sprazzi di serenità


lo sciantoso (Fersina)


il tappeto ambulante a 4 zampe!! (rifugio Casarota-1570m / Vigolana)


la pudica  (Piné)


ogni scarraffone è bello a mamma sua ...


caldo? zampiluvio!


lo sfuggente


 il salvagente


il petulante (chez moi, come al solito...)


18 luglio 2016

12 apostoli, ultima chiamata

E quando la vocazione (al suicidio) c'è, la vocazione risponde.
Sono indebolita dallo scarso appetito e dall'insonnia che mi consuma da settimane, la vista mi si appanna ogni venti minuti, ho pure le vertigini, cosa aspetto ad immolarmi lungo questo famigerato sentiero che non promette nulla di buono? A me poi, che detesto le vie ferraglie, e quindi rocce e funi metalliche?

Eppure, nonostante tutto, ci è andata bene: freddo abbastanza da procedere spediti (sotto sole caldo su quelle rocce non avrei percorso più di 50 metri), asciutto abbastanza da non scivolare (basta un po' di umidità e quelle rocce ripide e lisce diventano un trampolino di lancio), ancora poca gente in giro (se nella folla agostana qualcuno si blocca dal timore lungo i tratti più esposti e ansiogeni, c'è poco da imprecare).

Trento → val Algone (dall'albergo Brenta in poi transito a pagamento 4€) → malga Movlina (parcheggio 1780m ca)
Sentieri 354 e 307.


rifugio 12 apostoli, 2490m ca




L'ascesa vera e propria inizia in val di Nardis a 1820m ca, quando inizia un sentiero ghiaioso che subito si impenna ed è attrezzato con funi metalliche. È solo l'inizio di quella che viene chiamata scala santa.
Ad un certo punto mi fermo, il Mistico è preoccupato dal mio silenzio; sa che in condizioni normali li avrei bestemmiati uno per uno, i 12 apostoli. Pur non conoscendone i nomi, li avrei comunque citati usando nomi di fantasia. Nomi volgari, probabilmente. Ma non sono in vena di produrre il solito siparietto, e riparto quasi subito. Il Mistico rispetta la mia distanza e il mio silenzio, ma in realtà non mi perde d'occhio.

Dopo la scala santa ci aspetta un breve traverso su ghiaia, e poi ancora rocce dure e lisce. Molti i punti in cui occorre arrampicarsi a 4 zampe.
L'intera escursione non è stata una delusione solo perché le aspettative erano pari a zero (come sempre quando mi trovo in ambienti dove la roccia grigia è l'elemento dominante). La verità è che mi sono sottoposta a questa fatica perché speravo di impegnarmi mentalmente altrove, e di crollare sfinita la sera per dormire un po' più a lungo.

vista verso l'Adamello





vista verso la Presanella


il cocuzzolo 12 apostoli, 2700m, con la caverna adibita a luogo di culto

Il rifugio è carino, in una bella posizione ariosa e panoramica. La vista su una parte delle cime del Brenta, per chi ama il genere, è niente male.
Zero voglia di indagarne i nomi    


















E anche i prezzi sono più che onesti: abbiamo pagato un tè caldo tanto quanto lo si paga in un bar di città. E ho visto girare certe porzioni di pasta al pomodoro da far impallidire la proverbiale generosità di malghe e rifugi dell'Alto Adige.
Carina anche la signora che gestiva la sala, gentile e forse un po' sorpresa dal mio mutismo: ha tentato di chiacchierare, e per fortuna il Mistico ha preso in mano il discorso. Spero che abbia capito che non ce l'avevo né con lei, né col suo tè, né con la struttura. Confido nel suo intuito femminile, che rende le donne (alcune donne ..) capaci di decifrare il codice del dolore più di quanto sappiano fare gli uomini.

Anche la discesa, strano ma vero, è avvenuta in tutta tranquillità. Non è da me percorrere siffatti sentieri senza distribuire con generosità impronte del mio onorevole fondoschiena qua e là, a beneficio dei futuri archeologi.

Il potere lenitivo dell'ambiente montano ha funzionato ancora, e io che non ci credevo più.

10 luglio 2016

non può accadere a noi

Sai che cosa c'è
non importa che
quando tocchi il fondo vieni su
vieni fuori oppure non ci vieni più
ti vedo in forma uèè
lascia perdere ...

[che cosa c'è - Vasco Rossi]

Quante volte siamo felici e non ce ne accorgiamo. Poi ti si aprono le voragini dell'inferno sotto i piedi e allora te li ricordi tutti, i momenti in cui sei stato felice. Che poi, a guardarli bene, sono tutti, ma proprio tutti, quelli precedenti lo sprofondamento. Anche quando ti rodevi per un'ingiustizia o per un malanno fisico, eri comunque felice.

Il teletrasporto è una realtà, checché ne dicano attivisti del cicap e debunkers di professione. Io l'ho sperimentato in un caldo pomeriggio di inizio estate, quando dal parcheggio di un ospedale mi son ritrovata all'inferno in un nanosecondo. Ora sto cercando il modo per il passaggio inverso, ma continuo a non trovare la porta spazio-temporale, che ci dev'essere ma non la vedo. Orba che altro non sono.

In quanti modi si può chiamare un tumore, prima di trovare il tempo e la maniera di chiamarlo col suo vero nome? Io li ho imparati tutti: polipo, ciste, infiammazione, ispessimento (questa dev'essere una new entry). E in quanti modi si può contrastare? Essenzialmente 2: via chirurgica e chemio. Quando poi la solenne porcheria è grande, allora si inverte l'ordine d'azione: chemio e rimozione chirurgica.
E poi tanto, tanto coraggio e tanta, tanta fortuna.

Non è la prima volta che un parente viene colpito, ma sul corpo di mio fratello non lo sopporto. No no, così non si fa. Non va bene, è fuori luogo. È troppo mingherlino lui, e quel coso è troppo grande. La lotta è impari, non è etico. Mi appello alla convenzione di Ginevra, ad Amnesty International, a tutti quelli che si battono per i diritti umani. Quel coso lì non ci deve stare. Non esiste che sia lì, quel parassita. Anzi, ha sbagliato persona. Con tutti i fetenti tagliagole che infestano il pianeta, proprio qui doveva venire a rompere i coglioni? Non ha senso.

E in quanti modi si possono domare le lacrime? forse un'asceta orientale lo sa, ma no, grazie.
Mentre parlo, mentre tento di mangiare, mentre tento di dormire, mentre scrivo per mettere ordine in testa, mentre rovisto con ridicola dissimulazione tra i miei oggetti cercando di tenere integra e razionale una mente che invece sta esplodendo e implodendo contemporaneamente.

È così che sono diventata cieca, poi sorda, e ora mi avvio al mutismo.
E si, mi ci vorrà del tempo prima che ricominci a parlare con le cose, e delle cose. Perché ora parlano solo le persone, i professori e i bollettini medici. E fossero soltanto questi, andrebbe ancora bene.
No, ora abbiamo anche i dotti, medici e sapienti. Quelli che ...
"io l'avevo detto"
"la chemio è veleno"
"ci vuole la dieta apposita"
"non c'è niente da fare"

Che riescono a essere ancora più fuori luogo della solenne porcheria sul corpo di mio fratello. Incredibile.