15 maggio 2016

la banalità dell'imbecille

Come dice Pino Aprile nel suo geniale libro "elogio dell'imbecille": gli intelligenti hanno fatto il mondo e gli stupidi ci vivono alla grande".

C'è infatti una marea di gente che gode dei frutti dell'intelligenza altrui e neanche se ne accorge. Ma non ci arrivano perché sono, per l'appunto, imbecilli (che è il termine educato per definire i coglioni, ma sorvoliamo su codeste questioni di lana caprona).
Tipo gente che ora si cura con la magia e sparla della medicina ufficiale, e non sa che se è arrivata all'età adulta è solo grazie a quest'ultima.
Poi c'è gente che sparla del progresso scientifico dell'occidente dal display di uno smartphone last generation, possibilmente mentre guida un'auto contromano in una delle tante vie di trento. Una a piacere.
Oppure autentici emarginati che sparlano del 41bis senza sapere che forse è grazie anche a quello se la mafia non si è impossessata di tutto il potere disponibile di questo angolo di pianeta, e loro sono liberi di fare un beneamato cazzo dalla mattina alla sera perché a sfamarli, vestirli e dargli soldi da buttare in vernice spray ci pensa qualcun altro.


Trento, via Mattioli


Che la teoria di Pino Aprile sia evidente ne trovo conferma ogni santo giorno, anche se non esco di casa, perché nel mucchio degli imbecilli mi ci metto anch'io. Solo che io, a differenza dei più, ne sono consapevole, me ne vergogno e ogni tanto ci provo pure a venirne fuori. Tipo leggendo qualche libro di divulgazione che cerca di spiegare le cose partendo dai fatti e dalle cose concrete.
La natura mi ha elargito in dono il dubbio, e che Zeus l'abbia in gloria!


Un giorno o l'altro vedrò di camuffarmi per infiltrarmi nel gruppo dei sedicenti anarcoidi imbecilloidi. Dovrò  imparare a parlare per frasi fatte per poi ripetere a pappagallo tutta la solita pappardella ideologica che li contrassegna; e poi dimenticare come si costruisce un ragionamento, e come lo si argomenta, per farmi accettare nel club. Un'impresa al limite dell'impossibile.

Ma voglio vedere se riesco a carpire il segreto di cotanta coglioneria e della sua diffusione capillare a livello globale. Perché non ne trovo spiegazione in nessun testo di antropologia, e io non mi arrendo: ci dev'essere una spiegazione che dia una speranza per una possibile cura che non sia il solito elettroshock.
Voglio sentire con le mie orecchie come vorrebbero organizzare il mondo, loro che han capito tutto senza aver nemmeno sfiorato l'1% di tutto lo sciibile umano; e senza che la natura gli abbia fatto la grazia di concedergli almeno l'1% di tutta l'intelligenza che è stata distribuita al momento della loro nascita.

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