7 aprile 2016

paranoiando in val di Genova

In una giornata che non prometteva     granché dal punto di vista meteorologico scegliamo di fare la nostra passeggiata di rito lungo la val di Genova.

Al parcheggio nei pressi della centrale idroelettrica (divieto di accesso ma sbarra sollevata), mollo zaino e ciaspole perché la neve è pari a zero; troveremo solo qualche chiazza qua e là dal ponte Maria in su. Sicuramente non ciaspolabile, nemmeno ramponabile (bagnatissima), neanche tanto pedonabile (acquosa e scivolosa). Al massimo arrancabile.

Le prime decine di metri le percorriamo insieme a quello che scopriamo essere il gestore del rifugio XII Apostoli, bella persona gioviale e disponibile. Le nostre strade si separano presto, quando lui imboccherà una deviazione. Noi continuiamo lungo la strada.

Il letargo dei plantigradi è finito e firulì firulando -passo dopo passo- li immagino belli svegli con un po' di fame nervosa.

Arriviamo senza neanche accorgercene al ponte dove c'è il bivio per il lago di Lares, eterna meta ambita e non ancora raggiunta. Non faccio in tempo a chiedermi quando e perché ci abbiamo rinunciato quando delle tracce attirano la mia attenzione.










E qui mi succede una cosa interessante: il primo pensiero, quello più spontaneo e razionale, mi fa attribuire le tracce ad un cagnone, un po' allargate perché la neve in rapido scioglimento si sta spaparazzando in tutte le direzioni. È la cosa più ovvia.
Ma subito, e senza che io possa farci niente, la parte più primitiva del mio cervello prende il comando e mi martella con un unico pensiero: orso-orso-orso-orso.....  La consapevolezza del cambio di pilota non sarà sufficiente a dominare la mia mente, così i miei neuroni prendono una strada dove la ragione non può farsi valere. Potere della paranoia, o meglio, dell'istinto di conservazione.
Da quel punto in poi ogni gioco di luce, ogni ombra nel sottobosco, ogni fruscio e movimento lo addebito all'orso. Ma se non posso impormi a cosa pensare, posso almeno impormi cosa fare. E quindi si prosegue, paranoia o non paranoia.
Siamo arrivati sino alla baita Stella Alpina, camminando a fatica su residui di neve sempre più frequenti e fastidiosi.

Gli esperti che si occupano della gestione e del monitoraggio dell'orso in Trentino, ai quali ho inviato le foto, hanno stabilito che la mia prima impressione è quella più giusta, e cioè che non si tratta di orme di orso ma di impronte deformate di un qualche canide.

Eppure la parte più primitiva del mio cervello continua a bofonchiare orso-orso-orso-orso.....
Qualcosa mi sfugge.
Devo trovare un momento per acculturarmi sull'argomento

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