24 aprile 2016

la buona rieducazione

Questi estranei così diversi da noi
che hanno usanze e rituali per noi inintelligibili
che comunicano tramite un oscuro idioma
che vanno in giro malvestiti
che si riuniscono in tribù chiuse e parlano solo tra di loro
che si rifiutano di integrarsi
che piantano casini sul cibo che gli elargiamo
che non sono riconoscenti
così carichi di rabbia mal repressa, a volte violenti
che pare che ci schifino
che ce li impongono e ci tassano per mantenerli
eh, questi adolescenti.

Non c'è cosa più triste che vedere e sentire un adolescente disadattato che fa vibrare un condominio intero perché si deprava ascoltando musica di cacca tipo techno.

22 aprile 2016

offesa offesissima

Non conosco il linguaggio dell'arte, e ai tempi del liceo, per definire le opere della fantasia artistica dell'omin terrestre, mi limitavo a soli 4 termini: bello, meraviglioso, brutto, orribile ( l'insegnante di storia dell'arte era anche più limitata di me nel darmi i voti: o mediocre, o sufficiente).

Quindi non dirò chissà cosa delle opere di tale Igor Mitoraj che son state calate di peso nell'area archeologica di Pompei e davanti al Santuario.

Penso però che non sia necessario essere chissà quale intenditore d'arte per dire a ugola spianata che la loro collocazione, in quei precisi luoghi, è di una cafoneria galattica. Una porcheria cosmica. La materializzazione del provincialismo più piccinino. Una cagata pazzesca, in estrema sintesi.

Qualche sera fa noi si passeggiava lungo le strade di Pompei, quando da lontano ho avvistato l'emerito Fuoriluogo scodellato sul sagrato del Santuario. Con una sensazione di gelo nelle ossa, e come attirata da una calamita, mi sono proiettata in direzione del Fuoriluogo seguendo una traiettoria rettilinea, urtando passanti e turisti, fino a quando non ci sono andata a sbatter su col grugno e mi son piantata lì incredula, in un tête-à-tête con l'obbrobrio. Gliel'ho detto guardandolo dritto negli occhi, che era un Fuoriluogo, disperata, nell'irrazionale speranza che quello si schiodasse tra mille scuse per andare a posizionarsi in luogo più consono. Sparisci. Volatilizzati. Smaterializzati. Atomizzati.
Niente da fare, è rimasto lì. Son passata e ripassata nei giorni seguenti, non si è mosso di un millimetro. OHIBÒ.



(la mia fedele nikon tascabile è in sala rianimazione da 2 settimane e ho dovuto riesumare la sua bisnonna, la foto fa proprio schifo di suo)

Altre immagini dei Fuoriluogo qui
e poi qui

E poi non ho avuto il cuore di guardare ancora, per rispetto della mia salute psichica.

Un amico che lavora alla Soprintendenza per gli Scavi di Pompei ci ha invitato a fare un giro negli scavi, per vedere anche le altre. Amo Pompei quasi quanto Roma, e no, non tornerò agli scavi finché non avranno rimosso tutti i Fuoriluogo, ma proprio tutti. L'area archeologica deve tornare quella che ho sempre conosciuto, la rivoglio libera.


l'area archeologica dominata dal Vesuvio


La cosa tragica è che buona parte dei pompeiani pare gradisca, un'altra fetta consistente pare sia indifferente, e solo uno sparuto manipolo vorrebbe vomitarci intorno. Sono offesa offesissima 2 volte.

7 aprile 2016

paranoiando in val di Genova

In una giornata che non prometteva     granché dal punto di vista meteorologico scegliamo di fare la nostra passeggiata di rito lungo la val di Genova.

Al parcheggio nei pressi della centrale idroelettrica (divieto di accesso ma sbarra sollevata), mollo zaino e ciaspole perché la neve è pari a zero; troveremo solo qualche chiazza qua e là dal ponte Maria in su. Sicuramente non ciaspolabile, nemmeno ramponabile (bagnatissima), neanche tanto pedonabile (acquosa e scivolosa). Al massimo arrancabile.

Le prime decine di metri le percorriamo insieme a quello che scopriamo essere il gestore del rifugio XII Apostoli, bella persona gioviale e disponibile. Le nostre strade si separano presto, quando lui imboccherà una deviazione. Noi continuiamo lungo la strada.

Il letargo dei plantigradi è finito e firulì firulando -passo dopo passo- li immagino belli svegli con un po' di fame nervosa.

Arriviamo senza neanche accorgercene al ponte dove c'è il bivio per il lago di Lares, eterna meta ambita e non ancora raggiunta. Non faccio in tempo a chiedermi quando e perché ci abbiamo rinunciato quando delle tracce attirano la mia attenzione.


5 aprile 2016

gemellaggi

Cosa accomuna Cagliari e Trento in questi giorni?

http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2016/04/04/cagliari_il_viaggio_dei_migranti_si_ferma_in_centro_chiedono_di_l-68-484499.html

http://www.ladige.it/news/cronaca/2016/04/01/protesta-gruppo-rifugiati-via-brennero-strada-occupata-cartelli-traffico


Quindi anche pendolarizzandomi da una città all'altra, mi sembrerà di non essermi neanche mossa .... dannata globalizzazione, non c'è proprio più gusto a viaggiare. Diverse latitudini, ma stessi "paesaggi" e stessa arietta pesante. Così non vale.