24 aprile 2016

la buona rieducazione

Questi estranei così diversi da noi
che hanno usanze e rituali per noi inintelligibili
che comunicano tramite un oscuro idioma
che vanno in giro malvestiti
che si riuniscono in tribù chiuse e parlano solo tra di loro
che si rifiutano di integrarsi
che piantano casini sul cibo che gli elargiamo
che non sono riconoscenti
così carichi di rabbia mal repressa, a volte violenti
che pare che ci schifino
che ce li impongono e ci tassano per mantenerli
eh, questi adolescenti.

Non c'è cosa più triste che vedere e sentire un adolescente disadattato che fa vibrare un condominio intero perché si deprava ascoltando musica di cacca tipo techno.

Quando uno soffre così, è un dovere morale di tutti fare il possibile per recuperarlo, prima che qualche mentecatto in cerca di applausi lo scaraventi giù dal tetto.
In ogni condominio c'è sempre un qualcuno che propone di staccargli la corrente, essendo notoriamente oscurità e silenzio un bell'ambientino per predisporre l'animo umano ad una sana riflessione introspettiva, che porterà poi l'individuo a mandarsi affanculo in modo autonomo e naturale, e senza che noialtri si fatichi. Ma  si mormora che sia illegale.
Scartati anche i metodi rieducativi corporali (erudire i fanciulli scotennandoli con una clava bitorzoluta pare che sia diventato disdicevole) forse allora è meglio partire dall'ABC, e magari proprio quello musicale.

Se allora occorre integrare il virgulto con dolcezza, questo è un lavoro che va fatto subito, prestissimo, possibilmente all'alba, come insegnano tutti gli esperti che si occupano di recuperare i pecorelloni smarriti
(il loro motto infatti è quello della mitica suor Daliso: "presto a letto, presto in piedi")

Dunque, dopo che il pigroncello fancazzista ha passato la serata a rincoglionirsi con la sua compilation preferita, è naturale aspettarsi che la mattina seguente voglia poltrire fino a tardi.
E invece, lui non lo sa ancora, quello è proprio il momento giusto per iniziare una bella terapia d'urto.

Anch'io, pervasa da senso civico, scalpito dalla voglia di fare la mia parte, ed ecco il programma musicale (in continuo aggiornamento) assai pedagogico, che ho preparato per riformare il tardo adolescente che non ne vuol proprio sentire di togliersi dai coglioni e andare a drogarsi come tutti i suoi coetanei.

Sveglia soft con woke up this morning degli Alabama3 (onore alla buon'anima James Gandolfini)

una bella, angosciante doccia fredda con whitewash di Buckethead
 
si continua con Sweet and tender hooligan degli Smiths, tanto per fargli capire che stiamo pensando proprio a lui

e poi altre soavità angeliche per arricciargli i peli delle orecchie:

Back in black (AC/DC)

Perfect stranger (Deep Purple)

Jesus of Suburbia (Green Day)

Walk this way (Aerosmith + RUN DMC)

Spirit in the night (Bruce Springsteen, rigorosamente in versione live)

Jelly 292 (Jimi Hendrix in versione originale, diffidare dalle imitazioni)

In the flesh (Pink Floyd, the Wall cd2)

Ramrod (Bruce Springsteen, rigorosamente in versione live)

Stripped (Depeche Mode, nella versione strimpellatissima del mitico concerto di Pasadena del 1988)

Stone free (Jimi Hendrix, rigorosamente in versione live)

Cold cold cold (Larry Carlton e Robben Ford)

In conclusione, per rassicurarlo Bigmouth strikes again * - degli Smiths, alle volte non gli venga il malsano dubbio che noi lo si voglia accoppare.

Da somministrare al bisogno, tutti i sabati e le domeniche all'alba, fino alla completa remissione dei sintomi dell'adolescemenza, o - in alternativa- fino al risveglio delle supposte doti educative dei genitori.
Non servirà a una beneamata mazza, ma almeno si inizia la giornata in modo energico risparmiando sul caffè.

* l'encomiabile incipit di Bigmouth strikes again
 "sweetness, sweetness I was only joking when I said I'd like to smash every tooth in your head
sweetness, sweetness I was only joking when I said by rights you should be bludgeoned in your bed"


traduzione secondo istinto assassino: il mio

"dolcezza, stavo solo scherzando quando ho detto che mi piacerebbe sfasciare ogni dente nella tua testa,
dolcezza, stavo solo scherzando quando ho detto a ragione che dovresti essere randellato nel tuo letto"

22 aprile 2016

offesa offesissima

Non conosco il linguaggio dell'arte, e ai tempi del liceo, per definire le opere della fantasia artistica dell'omin terrestre, mi limitavo a soli 4 termini: bello, meraviglioso, brutto, orribile ( l'insegnante di storia dell'arte era anche più limitata di me nel darmi i voti: o mediocre, o sufficiente).

Quindi non dirò chissà cosa delle opere di tale Igor Mitoraj che son state calate di peso nell'area archeologica di Pompei e davanti al Santuario.

Penso però che non sia necessario essere chissà quale intenditore d'arte per dire a ugola spianata che la loro collocazione, in quei precisi luoghi, è di una cafoneria galattica. Una porcheria cosmica. La materializzazione del provincialismo più piccinino. Una cagata pazzesca, in estrema sintesi.

Qualche sera fa noi si passeggiava lungo le strade di Pompei, quando da lontano ho avvistato l'emerito Fuoriluogo scodellato sul sagrato del Santuario. Con una sensazione di gelo nelle ossa, e come attirata da una calamita, mi sono proiettata in direzione del Fuoriluogo seguendo una traiettoria rettilinea, urtando passanti e turisti, fino a quando non ci sono andata a sbatter su col grugno e mi son piantata lì incredula, in un tête-à-tête con l'obbrobrio. Gliel'ho detto guardandolo dritto negli occhi, che era un Fuoriluogo, disperata, nell'irrazionale speranza che quello si schiodasse tra mille scuse per andare a posizionarsi in luogo più consono. Sparisci. Volatilizzati. Smaterializzati. Atomizzati.
Niente da fare, è rimasto lì. Son passata e ripassata nei giorni seguenti, non si è mosso di un millimetro. OHIBÒ.



(la mia fedele nikon tascabile è in sala rianimazione da 2 settimane e ho dovuto riesumare la sua bisnonna, la foto fa proprio schifo di suo)

Altre immagini dei Fuoriluogo qui
e poi qui

E poi non ho avuto il cuore di guardare ancora, per rispetto della mia salute psichica.

Un amico che lavora alla Soprintendenza per gli Scavi di Pompei ci ha invitato a fare un giro negli scavi, per vedere anche le altre. Amo Pompei quasi quanto Roma, e no, non tornerò agli scavi finché non avranno rimosso tutti i Fuoriluogo, ma proprio tutti. L'area archeologica deve tornare quella che ho sempre conosciuto, la rivoglio libera.


l'area archeologica dominata dal Vesuvio


La cosa tragica è che buona parte dei pompeiani pare gradisca, un'altra fetta consistente pare sia indifferente, e solo uno sparuto manipolo vorrebbe vomitarci intorno. Sono offesa offesissima 2 volte.

7 aprile 2016

paranoiando in val di Genova

In una giornata che non prometteva     granché dal punto di vista meteorologico scegliamo di fare la nostra passeggiata di rito lungo la val di Genova.

Al parcheggio nei pressi della centrale idroelettrica (divieto di accesso ma sbarra sollevata), mollo zaino e ciaspole perché la neve è pari a zero; troveremo solo qualche chiazza qua e là dal ponte Maria in su. Sicuramente non ciaspolabile, nemmeno ramponabile (bagnatissima), neanche tanto pedonabile (acquosa e scivolosa). Al massimo arrancabile.

Le prime decine di metri le percorriamo insieme a quello che scopriamo essere il gestore del rifugio XII Apostoli, bella persona gioviale e disponibile. Le nostre strade si separano presto, quando lui imboccherà una deviazione. Noi continuiamo lungo la strada.

Il letargo dei plantigradi è finito e firulì firulando -passo dopo passo- li immagino belli svegli con un po' di fame nervosa.

Arriviamo senza neanche accorgercene al ponte dove c'è il bivio per il lago di Lares, eterna meta ambita e non ancora raggiunta. Non faccio in tempo a chiedermi quando e perché ci abbiamo rinunciato quando delle tracce attirano la mia attenzione.










E qui mi succede una cosa interessante: il primo pensiero, quello più spontaneo e razionale, mi fa attribuire le tracce ad un cagnone, un po' allargate perché la neve in rapido scioglimento si sta spaparazzando in tutte le direzioni. È la cosa più ovvia.
Ma subito, e senza che io possa farci niente, la parte più primitiva del mio cervello prende il comando e mi martella con un unico pensiero: orso-orso-orso-orso.....  La consapevolezza del cambio di pilota non sarà sufficiente a dominare la mia mente, così i miei neuroni prendono una strada dove la ragione non può farsi valere. Potere della paranoia, o meglio, dell'istinto di conservazione.
Da quel punto in poi ogni gioco di luce, ogni ombra nel sottobosco, ogni fruscio e movimento lo addebito all'orso. Ma se non posso impormi a cosa pensare, posso almeno impormi cosa fare. E quindi si prosegue, paranoia o non paranoia.
Siamo arrivati sino alla baita Stella Alpina, camminando a fatica su residui di neve sempre più frequenti e fastidiosi.

Gli esperti che si occupano della gestione e del monitoraggio dell'orso in Trentino, ai quali ho inviato le foto, hanno stabilito che la mia prima impressione è quella più giusta, e cioè che non si tratta di orme di orso ma di impronte deformate di un qualche canide.

Eppure la parte più primitiva del mio cervello continua a bofonchiare orso-orso-orso-orso.....
Qualcosa mi sfugge.
Devo trovare un momento per acculturarmi sull'argomento

5 aprile 2016

gemellaggi

Cosa accomuna Cagliari e Trento in questi giorni?

http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2016/04/04/cagliari_il_viaggio_dei_migranti_si_ferma_in_centro_chiedono_di_l-68-484499.html

http://www.ladige.it/news/cronaca/2016/04/01/protesta-gruppo-rifugiati-via-brennero-strada-occupata-cartelli-traffico


Quindi anche pendolarizzandomi da una città all'altra, mi sembrerà di non essermi neanche mossa .... dannata globalizzazione, non c'è proprio più gusto a viaggiare. Diverse latitudini, ma stessi "paesaggi" e stessa arietta pesante. Così non vale.