12 marzo 2016

skiing addiction

Gente che non sa parlare d'altro.
Gente che non sa aspettare il momento adatto.
Gente che se non va a sciare non sa proprio in che altro modo godersi la vita.
Gente che con un rischio valanghe classificato di grado 4 se ne va sulle cime e se ne vanta pure sul web, dove in certi siti dedicati bazziccano alcuni personaggi che emanano un tanfo di testosterone al limite del patologico, capace di bucare il monitor e aggredirti i neuroni preposti alla pacatezza.
Gente che con superficialità banalizza un'attività più che seria, infamando un'intera categoria di veri appassionati.
Gente che forse inconsciamente è incline al suicidio, che forse ha un problema ma si rifiuta di interrogarsi.

Ne conosco un paio anch'io, e devo dire la verità, antropologicamente sarebbero anche interessanti, se non fosse che alla fin fine sono tutti noiosamente uguali.
Che se gli chiedi "ma perché esagerare" ti rispondono allibiti "taci tu, che non puoi capire". Ma capire cosa? Il malcelato desiderio di autolesionismo? Beh, se è quello lo capisco benissimo. C'è fior di manuali di psichiatria che ne trattano.
Se invece lo classificano con un'indefinita passione per la montagna, mavalà por favòr. Se ti piace davvero così tanto allora ti premuri di mantenerti in buona salute in modo da andarci quanto più a lungo possibile, finché arresto cardiaco non ti coglie.
Diamo a Cesare quel che è di Cesare, e all'ossessione quel che è dell'ossessione, che non c'azzecca niente con l'affascinante mondo delle passioni.

La mia natura mista, marina-cittadina-terrona-montanara-campagnola, che tanti problemi di identità mi crea, alla fine è una benedizione. Perché mi ha portata a diversificare di molto i miei interessi e i miei hobbies, per cui riesco ancora a non annoiarmi, ovunque mi trovi.
Se un giorno non si può andare in montagna per condizioni meteo avverse, che sia rischio valanghe o rischio fulmini estivi, non è un problema: si va a visitare una città in pianura con amici, ci si ferma a gozzovigliare da qualche parte e si sta benone lo stesso.

 peperoncini ripieni, Pedavena-Feltre

Se non si può andare al mare causa burrasca si va nelle zone interne a esplorare borghi antichi e osservare altre genti, e va benone.

 Mantova, zona laghi

Se non si può andare a visitare una città causa nebbia o traffico esagerato si va a passeggiare in collina a caccia di specialità locali, e va benone.
Se il tempo è una chiavica totale si va a cercare un evento culturale, una mostra, un castello, e va benone.
Anche fare un beneamato fico secco o leggere l'eterno libro sul comodino va benone.

momenti di istruzione con Paolo Attivissimo

Evviva la continuità territoriale che consente di spostarsi quanto e fin dove si vuole, dico io da forse ex isolana (che una volta terminati quei km quadri lambiti dal mare -e sono sempre e solo quelli- non si sapeva più dove andare a sbattere le corna).
Ed evviva la mia personalità multipla, che anche se ci ho un sovraffollamento incasinato in testa, oggi dico che non lo scambierei mai più con un'unica, noiosa mente capace di pensare sempre e solo alla stessa cosa.

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