14 marzo 2016

relazioni transpecie

Bella la storia del pinguino che ogni anno ritorna sulla spiaggia brasiliana a trovare l'amico umano che ben 5 anni prima lo ha salvato e accudito. Mi ricorda qualcosa.

Lapo 2012 


Lapo 2013 


Lapo 2014 


Lapo 2015 

Un etologo ha detto la sua a riguardo. Sostiene che il pinguino probabilmente considera quello specifico umano un suo simile. O almeno una specie di pinguino.
Immagino come si deve sentire il signore ogni volta che lo vede tornare, e che discorsi gli fa. E quello magari gli risponde pure, a modo suo. Son quelle cose che quando ti càpitano ti accorgi che non esistono categorie per etichettarle, ammesso che debbano per forza essere catalogate sotto una voce.

Ne deduco che anche Lapo mi considerasse uno strano tipo di merlo. Un merlone fuori schema, ma lei era una merla progressista e tollerante, non badava alle apparenze.
Non mi spiego altrimenti dei fatterelli strani, a cui pochi credono.

Intanto solo a me era concesso avvicinarmi.
Ogni volta che tornava a svernare emetteva come una sorta di trillo d'ordine per farsi riconoscere, e poi planava giù in balcone a controllare che tutto fosse esattamente come l'aveva lasciato a fine primavera.
In due occasioni, a fine inverno, si è esibita in quelli che io ho sempre considerato rituali nuziali: mi saltellava intorno emettendo dei trilli, come impazzita (forse riteneva naturale il poter accoppiarsi con me e sollecitava  un avance da parte mia. Poi, delusa, ripiegava sui soliti merli neri, di solito fregandoli alle concorrenti del vicinato).
Aveva anche imparato a chiamarmi. Quando arrivava qualche altro merlo a importunarla correva verso la porta trillando perché sapeva che io sarei uscita a scacciare gli invasori. Una volta, avendo trovato la porta aperta, si è spinta fino alla stanza più interna dove io mi trovavo, col chiaro intento di attirare la mia attenzione sul balcone: c'erano 2 merle in assetto di guerra che secondo me volevano farle il portapiume a tarallo (chissà perché ...).
Ma non entrava solo in caso di necessità; entrava anche a farsi un po' di fatti miei, a guardare dove vivevo e cosa facevo. Mi osservava. Chissà come mi vedeva.

Quest'anno mancano all'appello anche le cince, i fringuelli e i codirossi che lo scorso inverno hanno svernato qui intorno. Ma il balcone non è rimasto vuoto. È stato colonizzato da una gang di passerotti; credo che si tratti sempre della stessa stirpe, da anni ormai avvezza a scroccarmi di tutto.
Ogni tanto arriva anche una coppia di merli che sta nidificando nei paraggi, ma fuggono non appena mi intravedono.

E poi c'è lui, il più timido di tutti, che però passa quasi quotidianamente.
Mi sono appostata in cento modi, camuffata all'inverosimile, ma non riesco a rubargli uno scatto come zeus comanda.
Questo è tutto quello che mi ha concesso. Da dietro i doppi vetri che andrebbero anche lavati 



Ma con questi non c'è verso di stabilire contatti. Mi accontento di osservarli di nascosto, e pazienza.

0 dite le vostre, di baggianate:

Posta un commento