9 febbraio 2016

sintomi di vegetarianesimo

è il mio corpo che cambia 
nella forma e nel colore 
è in trasformazione 

Piero Pelù 

Succede che quando una va al supermercato per accattare salsiccie, e davanti al banco della carne sente un'indicibile repulsione, lungo la strada per casa comincia a farsi delle domande filosofiche, tipo "e adesso come diamine lo cucino mezzo kg di bietole insieme a mezzo kg di catalogna?"
O con una confezione di uova al posto del macinato che stava in cima alla lista della spesa "orpolà, sarò mica ammalata a mia insaputa?"
O con 2 mozzarelle al posto del tacchino "urca, cosa starò tramando?"
O con una scatola di fagioli al posto del pollo "dovrò mica confessarmi con un medico?"

Tutto questo da un annetto. Pollo, tacchino e maiale sono (erano?) gli unici 3 animali di cui mi cib(av)o normalmente, e senza nemmeno vantarmene. Ora possono passare anche molte settimane prima che senta non il desiderio, ma il bisogno di mangiare carne.
E non è che penso all'inquinamento causato dagli allevamenti intensivi o a supposti danni per la mia salute. È che all'improvviso è come se vedessi occhioni spanati dal terrore della morte imminente e sentissi le vigorose proteste di un essere che non vuole morire.

Qualunque cosa sia mi ci sono adeguata con velocità sospetta, come se la domanda di un cambio di alimentazione fosse partita innanzitutto da una sorta di reazione chimica tutta interna a me, motivata da non so cosa, per poi ammantarsi di una supposta compassione nei confronti di altri esseri viventi.
Dico supposta compassione perché di questa non ne provo per i pesci; e se poi qualcuno arrostisse col napalm blatte, zanzare e l'intero mondo estremista islamico (anche ¾ mi andrebbero bene) io non ci troverei niente, ma proprio niente da dire.

Il Mistico, che ha una capacità di sintesi sbalorditiva, la vede così: amò, stai invecchiandoooo. Punto.

Anyway, ecco uno dei frutti spontanei del mio veloce adeguamento a questa nuova esigenza alimentare.

Carota, zucchina, cavolo cinese e mezza zìgola (ma sarebbe più indicato il porro) alla julienne. Anche un Habanero White o un White Bullet fresco ci andrebbe a fagiuolo, ma non è tempo e io non ne tengo.



Un po' di gamberetti sgusciati:



Spaghetti di riso (c'è un negozio thailandese in cittadella che vende molti prodotti etnici asiatici, come anche la salsa di soia del Giappone a prezzo equo e solidale)

spaghetti di riso thai


Le verdure sfrigolano in padella a fuoco vivace:



Senza coperchio, altrimenti diventano una pappetta buona per sturare intestini pigri:

i gamberetti vanno aggiunti per ultimi


Gli spaghetti di riso, o le tagliatelle, NON vanno bolliti come la pasta nostrana, altrimenti diventano un'unica massa collosa e informe. Vanno invece immersi in acqua fredda per una decina di minuti prima di cuocerli, e dopo averli scolati li si butta in padella insieme al condimento. Se sono molto fini (come quelli usati da me) non è neanche indispensabile il bagnetto preventivo, ma è sempre meglio.
Dopodiché bisogna lavorare col forchettone di legno e mescolare il tutto in continuazione. 



Si aggiunge poco per volta la salsa di soia; io la allungo sempre con un mezzo bicchierino di vino bianco o vermouth. Gli spaghetti di riso pian pianino si ammorbidiscono fino alla cottura perfetta.



Piatto unico e saziante, pure dietetico direi. Gnammi:


Burp.

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