25 febbraio 2016

al rifugio Contrin (val di fassa)

Alba di Canazei, 1480 m. ca.
Al parcheggio della funivia del Ciampac alle 9 del mattino comincia già ad accorrere un bel po' di gente, ma son tutti clienti degli impiantisti, per fortuna nostra e per la gioia delle nostre orecchie.
Nessuno pare lamentarsi dei 5 € giornalieri, tranne noi taccagnoni. Ma durante il giorno avremo modo di convenire che, in effetti, 5 € per assistere allo spettacolo che riserva questa bella passeggiata sono 5 € ben spesi.

All'inizio del sentiero italia contrassegnato 602 c'è un pannello informativo che dice che per arrivare al rifugio Contrin , a 2016 m., ci passano 6 km e scarsi 540m di dislivello. Posso farcela.
Come no. I primi 250 metri sono ripidini e su stradella ricoperta di neve dura, liscia e ghiacciata. Mentre arranco a rilento penso che non è una cosa buona, che forse la fisioterapia non sta più funzionando a dovere. Ma poi in lontananza sento il Mistico esalare un insolito "sta'min#ia!!" come voce dal sen fuggita, e allora mi convinco che io sto benissimo: è il sentiero casomai che è un tantinello verticale.
Scartiamo immediatamente tutte le varie scorciatoie laterali, perché se già il tracciato "normale" è ripido figuriamoci cosa devono essere queste.

Arrivati presso la Baita Locia, a 1740 m. ca, un ragazzo del posto appollaiato su una roccia al sole ci dice che le scorciatoie sono proprio un'inutile faticaccia e ci sconsiglia di utilizzarle anche al ritorno: "solo ghiaccio e pietroni, lasciate perdere".
La neve ghiacciata vanifica l'utilità delle ciaspole, che a quel punto sono solo un peso extra da portarsi appresso. Ciavorre le ho ribattezzate (ciaspole + zavorra).
Decisamente meglio coi fedeli ramponcini, il più bell'acquisto da 5 anni a questa parte.



19 febbraio 2016

dal Karersee al Labyrinth Steig (labirinto del Latemar)

Torniamo in zona Eggental/Rosengarten in una giornata inaspettatamente serena e luminosa.
Parcheggio presso quell'inqualificabile coprolite espulso da mente scellerata nei pressi del lago di Carezza, destinazione Labyrinth Steig (labirinto del Latemar) seguendo il sentiero n.11.

Percorso per me ideale, che alterna passaggi sotto fitti alberi ad altri che sembrano finestre spalancate su scorci di ossigeno.  E finalmente trovo l'azzurro puro, come piace a me.



16 febbraio 2016

marangone fuori rotta?

Intravisto sull'Adige, zona Trento nord; ci ho sempre trovato gli aironi cinerini, costui invece non l'avevo mai avvistato prima.
Un marangone minore, credo, ma queste non dovrebbero essere zone sue. Boh



11 febbraio 2016

Da Obereggen al Karersee

Piccolo spazio pubblicità: in via Brescia a Trento ci sta un negozio di attrezzatura da montagna e da neve che mi ha riparato in tempo reale la ciaspola disintegrata in cambio di 8 €.

Trento  → Egna → Aldino → Nova Ponente → Obereggen → Bewallerhof. Segnavia n.8

Nell'inverno più asciutto e soleggiato degli ultimi anni le uniche giornate in bianco e nero le becchiamo solo noi.
Quando finalmente troviamo il posto e il parcheggio giusti avrà smesso di nevicare al max da 2 ore. È tutto intonso.



9 febbraio 2016

sintomi di vegetarianesimo

è il mio corpo che cambia 
nella forma e nel colore 
è in trasformazione 

Piero Pelù 

Succede che quando una va al supermercato per accattare salsiccie, e davanti al banco della carne sente un'indicibile repulsione, lungo la strada per casa comincia a farsi delle domande filosofiche, tipo "e adesso come diamine lo cucino mezzo kg di bietole insieme a mezzo kg di catalogna?"
O con una confezione di uova al posto del macinato che stava in cima alla lista della spesa "orpolà, sarò mica ammalata a mia insaputa?"
O con 2 mozzarelle al posto del tacchino "urca, cosa starò tramando?"
O con una scatola di fagioli al posto del pollo "dovrò mica confessarmi con un medico?"

Tutto questo da un annetto. Pollo, tacchino e maiale sono (erano?) gli unici 3 animali di cui mi cib(av)o normalmente, e senza nemmeno vantarmene. Ora possono passare anche molte settimane prima che senta non il desiderio, ma il bisogno di mangiare carne.
E non è che penso all'inquinamento causato dagli allevamenti intensivi o a supposti danni per la mia salute. È che all'improvviso è come se vedessi occhioni spanati dal terrore della morte imminente e sentissi le vigorose proteste di un essere che non vuole morire.

Qualunque cosa sia mi ci sono adeguata con velocità sospetta, come se la domanda di un cambio di alimentazione fosse partita innanzitutto da una sorta di reazione chimica tutta interna a me, motivata da non so cosa, per poi ammantarsi di una supposta compassione nei confronti di altri esseri viventi.
Dico supposta compassione perché di questa non ne provo per i pesci; e se poi qualcuno arrostisse col napalm blatte, zanzare e l'intero mondo estremista islamico (anche ¾ mi andrebbero bene) io non ci troverei niente, ma proprio niente da dire.

Il Mistico, che ha una capacità di sintesi sbalorditiva, la vede così: amò, stai invecchiandoooo. Punto.

Anyway, ecco uno dei frutti spontanei del mio veloce adeguamento a questa nuova esigenza alimentare.

Carota, zucchina, cavolo cinese e mezza zìgola (ma sarebbe più indicato il porro) alla julienne. Anche un Habanero White o un White Bullet fresco ci andrebbe a fagiuolo, ma non è tempo e io non ne tengo.



7 febbraio 2016

alla Gögealm, 2027m ( Ahrntal - valle Aurina )

Dopo un primo ciclo di stiratine e allungamenti muscolo scheletrici mi decido e faccio la prova su strada, anzi, su neve, e con non pochi timori. È quasi un anno che non monto ciaspole ai piedi, e intanto mi son successe varie cose che per motivi diversi mi hanno obbligata a delle prolungate soste forzate, quindi non so proprio cosa sto andando a fare.
Così scelgo io il teatro per un'eventuale figura barbina: la quasi-sempre-semidesertica valle Aurina.
Ma non quella più conosciuta, nonono. Vado a imboscarmi nel suo ramo meno battuto, ossia in quel di Weißenbach, detto anche Rio Bianco, precisamente nella Trattenbachtal.
È un esperimento, male che vada ci siamo sempre fatti un giro lontano dall'aria pestifera di cittadella.
Meta agognata: la vicina Gögealm, a 2027m, 600m più su del parcheggio che si trova a circa 1400m. Segnavia n. 24.

La palestra mi ha fatto bene e me ne rendo conto subito: non sento il peso dello zaino sulla schiena, non sento il peso delle ciaspole sulle gambe, non sento dolori né rigidità. Vado lenta e costante, senza strappi, sulla neve battuta di una stradella che sale non troppo ripida attraverso il bosco, per poi spaziare una volta arrivati alla Gögealm.

Tempo bigio bigissimo ma va benone.