23 dicembre 2015

sul Castellaz (dal passo Rolle)

Non è vero che la montagna d'inverno è bella anche senza neve. E' come il mare d'estate senza sole.
Come uno spaghetto aglio olio e peperoncino senza habanero; non ha senso.
La luce è inevitabilmente diversa, un po' metallizzata, un po' giallognolo post esplosione nucleare.
Io so solo che mi ci sento a disagio, in mezzo a tutto quel marroncino polveroso e spelacchiato: mi pare che abbia la rogna.

Il Castellaz e il Cristo pensante è uno di quei luoghi in cui pensavo che non avrei mai messo piede. Mi ci ha portata il maritozzo, che ultimamente mi sta diventando mistico.
[Mentre in passato, in ogni nuova località le tappe d'obbligo erano caseifici e trattorie, oggi sono opere religiose e annessi vari, non necessariamente appartenenti all'ordine cattolico. Mumble mumble ]


Il Castellaz è un bel bastione panoramico alto 2333 m, da cui guardare a 360° quanta neve NON c'è all'orizzonte.
Leggerlo sui giornali è una cosa, vederlo di persona giorno dopo giorno fa paura.

Cima Bocche 2745 m (a sx), e cima Juribrutto 269 7m (a dx).



La linea bianca è la misera pista del col Margherita al passo Valles, sullo sfondo il gruppo della Marmolada. Tutte cime che rasentano e superano i 3000, pulite come neanche in pieno luglio.



Altrettanto squallore sull'alpe Lusìa.



Povere Pale di san Martino.



Un povero Cristo.


Più che pensante l'ho trovato scoglionato.
Anche leggermente pacchiano, ma giusto giusto.
E comunque sempre meno dei viandanti che ci si son fatti il selfie (ohibò).
E ancor meno dei lugubri impianti disseminati tra il passo Rolle e le capanne Cervino e Segantini.
E assai meno dei 4 gatti esaltati che abbiam visto scendere lungo la pista artificiale del monte Togna, l'unica su 3 ad essere aperta, e nemmeno del tutto.

Gli unici innocenti, i cervi del parco del Paneveggio.



Ci guardavano con altezzosa superbia, e ne hanno ben donde.






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