24 dicembre 2015

involuzione e adattamento

Anno del signore 1997.

2 giovani terroni approdano a Trento per puniz motivi di lavoro

  oh, ma qui non c'è neanche un tossico ogni 10 metri che chiede monetine?
  già, e nessuno che cerca di rifilarti patacche agli angoli delle strade, figo
  in effetti son le 8.30 di sera e non c'è un'anima in giro, addò stanno tutti quanti?
  boh, staranno cenando
...........................................................................................................................
h. 21.30
  embé non escono dopo cena?
  lavorano loro, cribbio
............................................................................................................................
h. 22
  ma che fai amorellino, dormi???
 

 
............................................................................................................................

Anno del signore 2015.

Ultimamente mi trovo a pianificare i miei avvicinamenti al centro cittadino come se dovessi pianificare un'escursione ad un lago.
Mi faccio una mappa  mentale della città e cerco di immaginarmi l'itinerario più semplice per evitare di incappare in incidenti di percorso; ho anche imparato -esattamente come succede in montagna- che la via più breve spesso nasconde rogne fastidiose, per cui è meglio prenderla alla larga.

Esempio: voglio andare in via Belenzani.
Innanzitutto devo schivare il venditore di aspirapolvere che un giorno si e uno no mi tende agguati nel giroscala del condominio solo perché son l'unica che ancora non gli ha aperto la porta di casa.
[certa gente se lo vuol proprio sentir dire papale papale di andare affanculo, altrimenti stenta a crederci capaci]

Poi so che se seguo il percorso più logico e lineare mi imbatterò:
1)  nel questuante olivastro davanti al panificio
2)  nel questuante marroncino che staziona all'entrata del supermercato
3)  nella questuante olivastra, moglie del soggetto del punto 1), accovacciata vicino alla banca
4)  nel questuante nero che staziona vicino all'arcivescovile
5)  nella questuante bianca fuori di testa che chiede a gran voce un euro a tutti i passanti in zona sociologia
6)  nel variopinto mondo nomade che bivacca all'entrata del duomo
7)  in banchetti vari di associazioni altrettanto varie che chiedono supporto finanziario nel triangolo piazza Fiera/piazza Duomo/piazza Pasi, e che si alternano tra loro di modo che ogni volta ci trovi comunque qualcuno (una volta è la lega del filo d'oro, una volta greenpeace, un'altra save the children, save the dogs, save the cats, si salvi chi può)
8)  musicisti/artisti di strada che magari non chiedono direttamente ma ti fissano insistentemente per farti credere che ti leggono dentro tutta la tua misera taccagneria.

A proposito di questuanti, mio padre, senza nemmeno volerlo, aveva trovato un metodo per sbaragliare i testimoni di geova che suonavano di porta in porta per fare accoliti.
I poverini ignoravano la regola numero 1 dell'aspirante convertitore: mai provocare un emerito rompicoglioni, pensionato pieno di tempo libero, ateo, dotato di infiniti argomenti, buoni studi e buona cultura, e per giunta pervaso da ferventi ideali politici.
Costui non vede l'ora di trovare qualcuno disposto ad ascoltare le sue elucubrazioni profonde sull'origine della vita e sulla giustizia sociale.
Dopo che i primi attaccanti di geova furon dispersi a suon di propaganda politica e citazioni filosofiche (disquisite in piedi sulla porta di casa), scese direttamente in campo sua eccellenza il sommo professore della sezione locale, un intelligentone, al quale mio padre riservò un trattamento consono al suo status: lo fece entrare e accomodare in soggiorno, primo e ultimo a ricevere l'onore.
Qui lo bombardò e trafisse a colpi di leggi della fisica, della chimica e della meccanica. La lotta titanica si prolungò fino a pomeriggio inoltrato, al buio perché mio padre col cavolo che si degnò di alzarsi ad accendere le luci all'imbrunire.
Il teologo, avvilito, affamato e assetato, dopo 3 ore si dichiarò sconfitto per sfinimento e non si fece più vedere, né lui né i suoi discepoli.

Caro padre, non son degna, ma ci provo.
Visto che mi son proprio rotta le balle di essere supplicata ogni 50 metri nel mio errare, l'ultimo (dell'associazione a.r.c.a., o qualcosa del genere) che ha osato chiedermi soldi in quel del centro l'ho steso in meno di 2 minuti: ho cominciato a raccontargli dei miei guai fisici e delle conseguenti spese mediche che devo sostenere perché la mutua non mi passa un beneamato fico secco.
(hai visto che roba sta diventando la sanità pubblica anche in Trentino eh? l'hai vista? è una vergogna! a proposito, non è che hai 10 euro da darmi? no? ma non è che conosci qualche tuo collega che fa una raccolta fondi per italiani martirizzati dal fisco e dalle leggi ingiuste? ma almeno 2 euro me li puoi dare? neanche un euro? ma daiiiiii )

Mi ha voltato le spalle e si è allontanato un po' schifato senza neppure tentare di nasconderlo.
Un vero cafone egoista, insensibile alle mie richieste di aiuto, arido come una cacca secca. Altro che filantropo altruista paladino del (forse) volontariato. Spero almeno che diffonda il mio identikit.

0 dite le vostre, di baggianate:

Posta un commento