27 ottobre 2015

sulla sella del diavolo (Cagliari)

Questo panoramico promontorio alto 135m separa in 2 il golfo antistante Cagliari (Golfo degli Angeli), ed è uno dei simboli della città, credo il più amato dai suoi cittadini. A est si allunga lo spiaggione del Poetto, la spiaggia per antonomasia dei cagliaritani, mentre a ovest c'è il porto e il cuore della città di Castello (il nome dialettale di Cagliari è Casteddu, che significa proprio castello).

Lo si raggiunge dalla zona militare, percorrendo una strada dietro le caserme dell'esercito. Come tante altre zone isolane sottoposte a servitù militare, da anni è contesa tra i civili che vorrebbero riappropriarsene interamente e i vertici del ministero che qui son padroni (e mantengono lontani gli speculatori, oserei insinuare).

Parcheggio vicino all'hotel Calamosca e salitina di una mezz'oretta.
Mare e agavi sono i protagonisti del paesaggio.




ggente di mmare




Tra le tante leggende metropolitane, si narrava che proprio sotto lo sperone visibile da km e km di distanza ci fosse una grotta con un arsenale militare ben rifornito, una specie di santa barbara pericolosissima pronta a saltare in aria da un momento all'altro. Francamente non saprei dire se è vero o falso; è però confermato dagli stessi vertici militari che tra armi vecchie e prototipi di droni, in Sardegna è passato un po' di tutto, targato rigorosamente NATO.
Con la Libia e tutto il mondo arabo ad un tiro di schioppo non c'era e non c'è alternativa.












I resti di un'antica torre nella zona archeologica.



Tutt'intorno agavi, che qui han trovato terreno adatto e ci proliferano alla grande.















Un tipico abitante...

embééé

17 ottobre 2015

un altro modo è possibile

"at night a candle is brighter than the sun"
(englishman in New York - Sting)


Toh, dopo aver scoperto che il paesaggio altoatesino batte 10 a 0 quello trentino, e che la qualità dell'offerta turistica pure, ora scopro che anche la qualità delle prestazioni sanitarie batte 10 a zero quella trentina. Con tempi d'attesa minori e a costi pure inferiori.

Chissà perché a parità di disponibilità finanziaria riescono a fornire servizi migliori in ogni ambito si cimentino. Sarà che nel mondo germanico hanno capito da un centinaio d'anni che rubare i soldi di tutti per arricchire pochi è la strada migliore per l'imbarbarimento di un popolo, mentre spendere le risorse per progredire più o meno tutti omogeneamente genera senso patriottico, unità, e una crescita pacifica con la collaborazione volontaria di tutti?

All'ospedale San Maurizio di Bolzano ho ritrovato più o meno gli stessi atteggiamenti che ho notato durante le escursioni sui monti altoatesini:
- la tendenza a salutarsi tutti ( medici, paramedici e pazienti stessi!)
- mentre vagavamo spersi per i corridoi 2 persone ci hanno avvicinato per chiederci se avevamo bisogno di indicazioni e una si è offerta di accompagnarci dritti in reparto

Il Signor medico che mi ha visitata, (un ben avviato neurochirurgo, non un arraffaposto pieno di sé ), è stato così gentile nel spiegarmi cosa ho e cosa non ho, e cosa posso fare e non fare, da lasciarmi senza parole. Una volta chiarito il quadro, si può procedere con una serie di terapie che non cancelleranno certo quel po' di danno che ho alla colonna vertebrale (nemmeno tanto, mi ha rassicurata), ma mi consentiranno di conviverci senza farne un dramma, e soprattutto senza privarmi troppo delle cose che mi piace fare. Punto.
Senza vaghezza qualcuno si è finalmente assunto la responsabilità di indicarmi una via d'uscita, che poi è quello che un medico sarebbe pagato per fare.

In Trentino no; i medici son pagati prima di tutto per eseguire le direttive degli alti papaveri, i famosi piani di contenimento delle spese. Tranne qualche lodevole ribelle a cui questo degradamento a burocrate non sta bene, buona parte si è adeguata con una faccia a notevole tenuta stagna, e quelli più funzionali al sistema si trovano sistemati nei posti chiave. E con lo scolapasta in testa non sganciano nulla neanche davanti ad un cannone, pur di non scontentare i loro sponsor. I soldi così risparmiati raschiando i servizi qua e là devono servire a mantenere inalterato il livello economico di lorsignori, non certo a migliorare la vita di una comunità. Punto.

[Ricorda vagamente qualche altro luogo d'Italia molto arretrato sia economicamente che civilmente. Ogni riferimento a realtà impestate dalla zavorra mafiosa è squisitamente voluto e non casuale]


NEWS DA VILLA ARZILLA

Intanto mi accingo ad affrontare il mio 19simo inverno tra i freddi monti con qualche novità nel guardaroba:
  • un collare
  • una mantellina sulle spalle (lana calda)
  • un bustino stretto (lana calda) che evidenzia la mia tipica forma a mazzo di ravanelli







Mi mancano solo i mutandoni ascellari alla Fantozzi e poi posso girare pure alle 2 del mattino senza temere che qualcuno mi molesti sessualmente. Neanche un necrofilo.

Sono talmente bellina così apparecchiata che il maritozzo mi ha detto che la mia lingerie sembra la versione geriatrica di un costume sadomaso per vecchi porconi.
Si vede che sta incominciando a documentarsi.

12 ottobre 2015

dal Pragser Wildsee (lago di Braies) al lago Fojedöra

È importante il viaggio, non la destinazione

Dal parcheggio a quota 1490m, di fronte all'hotel Pragser Wildsee, costeggiamo tutto il lato ovest del lago fino a imbroccare il sentiero 19 che percorre la lunga e bellissima Grünwaldtal (val di Foresta).
La meta desiderata sarebbe il lago Fojedöra, a 2250m ca, ma dubitiamo fortemente di arrivarci: il cielo è plumbeo e pioviggina. Il parcheggiatore, molto rassicurante, ci dice che no, non pioverà troppo, al massimo nevicherà. Il che sarebbe decisamente meglio, replichiamo noi.

Dopo neanche 100 metri capiamo subito che la fama che avvolge questo posto è più che meritata. Il sentiero è in realtà una comodissima e semi pianeggiante stradella che attraversa un gran bel bosco misto di abeti e larici. E i larici, si sa, in questo periodo danno uno spettacolo di cui la sottoscritta non si stufa mai.

Dopo una mezz'oretta troviamo la Grünwaldalm, chiusa chiusissima.

Grünwaldalm, 1590m


Nei pressi della Alte Kaser, 1750m. Da qui il sentiero si impenna abbastanza, duro per me salire senza il supporto dei bastoncini.



A volte non è necessario salire sulle vette per ammirare bei panorami. La Grünwaldtal offre scorci di tutto rispetto.



Dopo la prima impennata il sentiero continua con calma. Peccato davvero per il cielo non proprio limpido, ma noi ci si accontenta.



Dopo una seconda impennata che mette davvero a dura prova la mia resistenza, e proprio quando pensavo che non ce l'avrei più fatta, ecco comparire il pianoro della Uces de Fojedöra, a 2114m. Il paesaggio cambia all'improvviso, non più il bel bosco multicolor ma il tipico alpeggio un po' brullo di alta quota.




Uces de Fojedöra


Si decide di continuare, sempre sul sentiero 19, in direzione del Kreuzjoch, 2280m ca, detto anche Somamunt e Giogo di Montecroce. Evviva la varietà linguistica, che da queste parti comprende ladino, tirolese e italiano.




Kreuzjoch, 2280m

Dal Kreuzjoch ci si affaccia sulla val di Fojedöra e sul paese di san Vigilio.

il monte Paracia e la sua parete dentellata


Ed eccolo, il primo lago dell'Alto Adige che mi ha delusa un po'.
Sarà il freddo, sarà che non c'è sole, sarà che l'ultimissima salita per il Kreuzjoch mi ha definitivamente spompata, sarà la fame, sarà che si sta intorbando, sarà che è un po' desolato, insomma, nel corso degli anni passati a esplorare il mondo lacustre altoatesino ho visto di meglio. 
È una di quelle situazioni in cui l'intero percorso è decisamente più gratificante della meta finale.

lago Fojedöra

Dopo aver vagato un po' sui cocuzzoli intorno (molto panoramici con cielo terso, presumo) e dopo aver sbranato il panino, si torna al parcheggio. Poiché il cielo plumbeo e il vento freddo in quota non sembrano darci tregua, rinunciamo a proseguire lungo il sentiero n. 61 della Hochalm e riscendiamo dal bosco.
Finora abbiamo incontrato solo una coppia di tirolesi e una mista abruzzese-romagnola.



Sprazzi di azzurro, evviva.










il sentiero 19 poco sopra il lago di Braies


Pragser Wildsee (lago di Braies)


Pragser Wildsee (lago di Braies)


una lampadina nel bigio autunno!


un'altra lampadina a consumo zero!



Il pomeriggio, benché uggioso, ha portato un bel po' di gente sulle rive del lago, ma fortunatamente la stragrande maggioranza si è fermata qui.
Fin troppo chiassoso per i miei gusti, rabbrividisco all'idea di cosa diventi questo posto in luglio e agosto. A conti fatti ci è andata bene.

6 ottobre 2015

l'odissea continua ...

Prosegue l'ostensione della Sacra Colonna Misteriosa davanti ai più rinomati dotti medici e sapienti del Welschtirol, confermando ogni volta la sua incredibile e paranormale capacità di generare le più disparate fantasie. Ecco le ultime in ordine cronologico:

  • essa ha indubbiamente una gamba più corta dell'altra 
  •  ma dove l'ha vista il collega una gamba più corta dell'altra?? le gambe son perfettamente uguali
  •  mi chiedo se tutti stiamo visionando le stesse immagini. Io vedo gambe della stessa lunghezza; casomai è il bacino che è disallineato 
  • il bacino lato destro è ruotato verso sinistra
  •  no no, è ruotato da sinistra verso destra (!!!)
  •  mancano 2 cm a destra
  •  si faccia fare un plantare
  • è evidente che i famigerati 2 cm vengono ammortizzati in qualche modo, ma non si capisce come (notare la forma impersonale non si capisce)
  •  niente plantari, prima si fa l'esame posturale
  •  metta un rialzo, anche un semplice alzatacco va bene
  •  secondo me il rialzo va bene solo quando va in discesa
  •  non vada in bicicletta
  •  vada in bicicletta ma solo su asfalto e in pianura
  •  può andare in bicicletta sia in salita che in discesa
  •  ancora qui?? ma non le avevo detto di tornarsene al mare??
  •  per me bisogna fare la risonanza anche alla cervicale
  •  faccia l'elettromiografia
  • prenda un antidepressivo (!!!)



Bé, con quest'ultimo suggerimento la sanità trentina si è proprio fracassata sul fondo melmoso della ridicolaggine. Il suo leggero volteggiare verso il basso era cominciato già una decina d'anni fa, per subire un' accelerata vertiginosa negli ultimissimi anni; fino allo schianto finale, per l'appunto.

Dopo mesi di scoregge spaziali sparate impunemente, di sballottamenti qua e là, di soldi sperperati per un beneamato cazzo, al mio primo cenno di sacrosanto sfinimento psicologico (causato dalla loro sopraffina incompetenza), mi sento dire che dovrei prendermi un antidepressivo. Io.
Ma io faccio prima a prendermi un bazooka, come Michael Douglas in un giorno di ordianaria follia.

La salute dei contribuenti va in malora? chissenefrega, l'importante è avere i conti in regola. Se poi sarà l'inps a sforare il suo budget pagando più giorni di malattia, cazzi suoi.

Nella lotta per l'arraffamento tra le varie bande di cialtroni, a noi già va di lusso se e quando riusciamo a racimolare qualcosa che cade accidentalmente dalle loro mani. E ci chiamano pure primo mondo.

1 ottobre 2015

nella valle di s. maria flavona

Comoda passeggiata dal parcheggio poco sotto al lago di Tovel, a quota 1170m;
su strada sterrata fino all'albergo Lago Rosso, dietro al quale parte il sentiero (sempre su sterrato), n. 314 che porta fino alla malga Pozzol (1630m). Da lì col sentiero 371 fin sotto le falde del Turrion Basso (2385m), passando dalla malga Flavona (1860m).
Noi ci siam fermati a quota 2010m, ma volendo si può proseguire fino al passo del Grostè o a quello della Gaiarda, o fin dove portano le gambe. Quando ci si avvicina al gruppo del Brenta c'è davvero l'imbarazzo della scelta.



Quasi quasi aggiungo anch'io un cartello alla già abbondante segnaletica, coi miei tempi di percorrenza così descritti:
  • se ho dormito bene alla malga Flavona ci arrivo in 2 ore e 10'
  • se son ben allenata in 1 ora e 50'
  • se non c'ho voglia allora frigno e mi lamento per 2 ore e 50'
  • se non c'ho un cacchiuzz da fare me la prendo comoda, fotografo pure i sassi e ci arrivo anche in 3 ore
  • con un orso che mi ruglia dietro ci arrivo probabilmente in tempi record, ancora da quantificare

Fatelo anche voi.

Momenti di pace



Dietro l'albergo Lago Rosso la comoda stradella che porta alla malga Pozzol, a 1630m ca.



I prati antistanti la malga Pozzol.



malga Pozzol, 1630m


Ancora momenti di pace




Sasso Rosso




In vista del Turrion Basso



I prati antistanti la malga Flavona







malga Flavona, 1860m





il versante occidentale delle dolomiti di Brenta


Turrion Basso, 2385m (che mi ricorda molto lontanamente Perda Liana)



Poco meno di 850 m di dislivello, mai troppo ripidi.
Astenersi orsofobici perché il plantigrado in questa zona è di casa.