21 agosto 2015

sull'Ortigara

Non è un post su quanto è stata brutta la guerra quassù, e quanti morti, e chi ha combattuto contro chi, e perché. Il web ne è strappieno di notizie a riguardo. La cosa migliore per informarsi è consultare un buon libro di storia lasciando perdere gli pseudo esperti che invece di blaterarne al bar ne blaterano sui social.

Questo è solo il mio umile e poco interessante resoconto di una mezza giornata trascorsa sull'altopiano di Asiago, luogo che fin dalla prima visita abbiamo apprezzato per la varietà di paesaggi e per la comodità di accesso.
Tantissima gente, ma non ci infastidisce.

Il clima è impazzito, siam tutti d'accordo. I siti meteo non riescono a stargli dietro e ultimamente cannano le previsioni alla grande. Ma noi abbiamo trovato a chi affidarci: si chiama meteoculo !!
Consultarlo è facilissimo ed economico; non serve la connessione a internet ma basta avere almeno 2 neuroni connessi tra loro.
Ci si alza con calma la mattina e si esce in balcone ad annusare l'aria verso i 4 punti cardinali. Poi si consulta la lombalgia e si prende atto di quanti metri di dislivello e quanti km è disposta ad affrontare quel giorno. Infine si interrogano i calli, per valutare quanta probabilità si ha di trovare pioggia e fulmini nelle seguenti 12 ore nel raggio di 100 km.
Fatto questo si sceglie una meta e si parte.

Arrivati a Gallio, nel cuore dell'altopiano di Asiago, prendiamo la strada per la valle di Campomulo e la percorriamo fino al piazzale Lozze, a 1770m ca. Ci aspettavamo di dover pagare un pedaggio o perlomeno il parcheggio, invece niente: quassù ancora non si usa. Eppure l'avrei pagato volentieri, non come in certi buchi spersi dove ti fan pagare cara anche la terra che ti resta attaccata agli scarponi e si aspettano pure gratitudine.
Dal piazzale col sentiero 840 arriviamo sull'Ortigara senza quasi accorgercene, in poco più di un'oretta.
Cielo plumbeo, ma ci grazia.




quasi in cima


cima, 2106m


Poco oltre la vetta una campana ricordo. Due donne venete si avvicinano e intonano un canto degli alpini con voce così bella che mi tocca allontanarmi e ammutolire in disparte.



La spianata lunare verso Cima Dodici e il Portule.



Un po' di panorami verso la Valsugana, rovinati dalla nuvolaglia e dall'oscurità. Qui lo sguardo svolazza verso la val Calamento e la val Campelle. La piramide a sx credo sia il monte Ziolera del passo Manghen.



Sguardo sul gruppo Rava, poco visibile Cima d'Asta parzialmente avvolta dalla nuvolaglia.



Cima della Caldiera, 2124m, che tra l'altro era la nostra meta, poi scartata all'ultimo.

cima della Caldiera, 2124m


Per il rientro scendiamo verso la galleria Biancardi, sempre sul sentiero 840. Percorso ripido e franoso semi attrezzato con funi metalliche, interno della galleria buio e scivoloso: divertente.






Arrivati al piazzale Lozze comincia a piovigginare, ma ormai siamo al sicuro in auto. A Gallio invece troviamo già un mezzo disastro; la pioggia è caduta copiosa e abbondante, dall'altopiano scende acqua e fango e le strade sono allagate. Riusciamo a filarcela senza incappare in blocchi stradali. Grande meteoculo!

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