30 agosto 2015

al Pfurnsee - val Ridanna

OT
Pur non essendo una simpatizzante dei partiti indipendentisti sudtirolesi, appartengo a quella schiera di persone contraria all'italianizzazione a tutti i costi dei toponimi dell'Alto Adige, o più correttamente Sud Tirolo. In alcuni casi le traduzioni sommarie non sembrano altro che puro dispetto e volontà di umiliazione.
Non ha proprio senso, per esempio, italianizzare il bellissimo Pfurnsee con l'orrendo epiteto " lago del forno". Ma è così destabilizzante per certa gente fare un minimo sforzo di memorizzazione e imparare il suo vero nome? vedi mai che imparando un'altra lingua si ampliano pure le circonvoluzioni cerebrali...OT

Al parcheggio di Maiern, in val Ridanna, alle 7 di mattina siamo già in tanti. Tutti di fretta, tutti che sgomitano per accaparrarsi la pole position. Ci sorpassano a destra e a sinistra facendoci sentire più insignificanti di una limaccia.
Alcuni corrono, letteralmente, esseri ridotti a involucri di pelle umana che racchiudono fasci di muscoli, nervi e tendini, ma con facce e sguardi inespressivi che nemmeno Terminator : 'na tristezza! Forse vanno tutti al rifugio Becherhaus, a ben 3200m di altitudine, e per il quale ci vogliono 7 ore e 30 di faticosa salita.

La nostra meta è molto più modesta, il Pfurnsee a 2456m.

Dal parcheggio a 1417 m ci incamminiamo balzellon balzelloni sul segnavia n. 9, convinti di fare una semplice passeggiata di soli 1040m di dislivello in totale rilassatezza. AHAHAHAHAHAH.
Le previsioni davano lo zero termico intorno ai 4900 m, da cui la nostra decisione di partire presto: "arriveremo al lago ben prima di mezzogiorno e il caldo ci farà un baffo"
AHAHAHAHAHAH.

In vista della piana Aglsboden, a 1715m ca.




Aglsbodenalm, 1715m


Già si intravede in lontananza qualcosa di interessante, qualcosa di cui si è letto e sentito parlare come di un luogo mistico e favoloso.

Teplizerhütte (rifugio vedretta pendente), 2586m


la mitica Becherhaus, 3196m

Le cime Schwarzwandspitz, Sonklarspitz, Wilderpfaff e WilderFreiger racchiudono la vedretta dell' Übeltal
(vedretta di Malavalle)




Übeltalferner (vedretta di Malavalle)

Dalla piana di Aglsboden prendiamo la diramazione 9/A che in breve ci porta alla Aglsalm, a 2000m circa.
E qui capiamo quasi subito che l'itinerario scelto non è affatto una passeggiata ma qualcosa di più impegnativo.
Il tracciato sale ripido attraverso prati verticali fradici, pantanosi e dunque scivolosi. Fortuna che questa è un'estate secca, figuriamoci se fosse un'estate normalmente piovosa come è di solito. Poi si trasforma in un vertiginoso e stretto traverso che in un preciso punto è particolarmente esposto: presente una fune metallica per impiccarsi.
Non trovo né il tempo, né la voglia, né la posizione adatta per fare foto. E nemmeno per imprecare, con sommo stupore del maritozzo che a quel punto comincia a preoccuparsi seriamente: pensa che io stia male davvero.



Arriviamo al lago con la sensazione di essere dei miracolati e sentenziamo che per il rientro cercheremo un'altra via meno ostica. AHAHAHAHAHAH.

Pfurnsee, 2456m


Pfurnsee, 2456m


Pfurnsee, 2456m

Lunga pausa, ma il sole comincia a picchiare forte. Non c'è un filo d'erba che faccia ombra, e per giunta le uniche zone al riparo dal sole sono date da enormi massi dietro i quali si son rifugiate alcune pecorellone belanti. Impensabile sperare di sloggiarle, anche perché hanno scacazzato tutt'intorno per assicurarsi che nessuno si avvicini a detronizzarle.

ancora uno sguardo sull'Übeltalferner

Incontriamo una coppia di tedeschi ai quali chiedo informazioni sul sentiero 9/B che secondo la mia TABACCO 038 dovrebbe scendere alla Grohmannhütte (rifugio vedretta piana) a 2254m. Non mi sanno rispondere perché son scesi dalla Teplizerhütte (rifugio vedretta pendente), ma mi dicono che hanno trovato le indicazioni poco a monte del lago.
Le troviamo anche noi, ma quasi subito scopriamo che le tracce son praticamente scolorite e nascoste da erba alta e scivolosa. Il sentiero di fatto non esiste; probabilmente, essendo troppo ripido e/o poco attraente, non è un granché battuto, e l'erba si è subito riappropriata dei suoi spazi. Anche questo è un pantano verticale da scendere col culo in mano. L'unica differenza rispetto al pantano verticale da cui siamo saliti - il sentiero 9/A - , è che non presenta burroni e in caso di scivolata si va a finire sull'erba solo qualche metro più giù. Lo scrivo per diretta esperienza personale.

scendendo a culo lungo il sentiero fantasma 9/B

Quando finalmente incrociamo il sentiero 9 che collega la Grohmannhütte (rifugio vedretta piana) a Maiern siamo stracotti. Il sole non da tregua e il poco vento che spira è pure caldo: un inferno.

la piccola Grohmannhütte (rifugio vedretta piana), 2254m


sentiero n.9

Alla piana di Aglsboden l'incredibile incontro tra le acque di fusione della vedretta di Malavalle, che alimentano il Ferner Bach, e quelle più limpide che scendono dal Pfurnsee.





Con quest'ultima escursione tramonta il tentativo di socializzare con la val Ridanna. La prima volta ci ho lasciato un tendine, ora mi ha regalato una bella lussazione alla spalla rimediata con lo scivolone sui prati verticali.
Non che io sia superstiziosa, però sono una persona sensibile che capisce subito quando non si è graditi.

21 agosto 2015

sull'Ortigara

Non è un post su quanto è stata brutta la guerra quassù, e quanti morti, e chi ha combattuto contro chi, e perché. Il web ne è strappieno di notizie a riguardo. La cosa migliore per informarsi è consultare un buon libro di storia lasciando perdere gli pseudo esperti che invece di blaterarne al bar ne blaterano sui social.

Questo è solo il mio umile e poco interessante resoconto di una mezza giornata trascorsa sull'altopiano di Asiago, luogo che fin dalla prima visita abbiamo apprezzato per la varietà di paesaggi e per la comodità di accesso.
Tantissima gente, ma non ci infastidisce.

Il clima è impazzito, siam tutti d'accordo. I siti meteo non riescono a stargli dietro e ultimamente cannano le previsioni alla grande. Ma noi abbiamo trovato a chi affidarci: si chiama meteoculo !!
Consultarlo è facilissimo ed economico; non serve la connessione a internet ma basta avere almeno 2 neuroni connessi tra loro.
Ci si alza con calma la mattina e si esce in balcone ad annusare l'aria verso i 4 punti cardinali. Poi si consulta la lombalgia e si prende atto di quanti metri di dislivello e quanti km è disposta ad affrontare quel giorno. Infine si interrogano i calli, per valutare quanta probabilità si ha di trovare pioggia e fulmini nelle seguenti 12 ore nel raggio di 100 km.
Fatto questo si sceglie una meta e si parte.

Arrivati a Gallio, nel cuore dell'altopiano di Asiago, prendiamo la strada per la valle di Campomulo e la percorriamo fino al piazzale Lozze, a 1770m ca. Ci aspettavamo di dover pagare un pedaggio o perlomeno il parcheggio, invece niente: quassù ancora non si usa. Eppure l'avrei pagato volentieri, non come in certi buchi spersi dove ti fan pagare cara anche la terra che ti resta attaccata agli scarponi e si aspettano pure gratitudine.
Dal piazzale col sentiero 840 arriviamo sull'Ortigara senza quasi accorgercene, in poco più di un'oretta.
Cielo plumbeo, ma ci grazia.




quasi in cima


cima, 2106m


Poco oltre la vetta una campana ricordo. Due donne venete si avvicinano e intonano un canto degli alpini con voce così bella che mi tocca allontanarmi e ammutolire in disparte.



La spianata lunare verso Cima Dodici e il Portule.



Un po' di panorami verso la Valsugana, rovinati dalla nuvolaglia e dall'oscurità. Qui lo sguardo svolazza verso la val Calamento e la val Campelle. La piramide a sx credo sia il monte Ziolera del passo Manghen.



Sguardo sul gruppo Rava, poco visibile Cima d'Asta parzialmente avvolta dalla nuvolaglia.



Cima della Caldiera, 2124m, che tra l'altro era la nostra meta, poi scartata all'ultimo.

cima della Caldiera, 2124m


Per il rientro scendiamo verso la galleria Biancardi, sempre sul sentiero 840. Percorso ripido e franoso semi attrezzato con funi metalliche, interno della galleria buio e scivoloso: divertente.






Arrivati al piazzale Lozze comincia a piovigginare, ma ormai siamo al sicuro in auto. A Gallio invece troviamo già un mezzo disastro; la pioggia è caduta copiosa e abbondante, dall'altopiano scende acqua e fango e le strade sono allagate. Riusciamo a filarcela senza incappare in blocchi stradali. Grande meteoculo!

18 agosto 2015

menù del giorno: burocratese in salsa tirolese

Bisogna cliccare sull'immagine per leggere bene.



Ecco, questa la gentile mail che mi comunica che IO ho disdettato un appuntamento per una visita medica.
Come, non lo sapevo che ho fatto ciò? Per lorsignori non è scontato, anzi è probabile che io stessi navigando per il fruibilissimo nuovo sito dell'azienda sanitaria perché non avevo proprio altri siti da guardare, e en passant m'è scappato un annullamento (o un annullamentizzazione, se preferiscono).

No, guardino lorcialtroni, linguaggio forbito per linguaggio forbito mi vien d'uopo fare una precisazione: io il mio appuntamento l'ho disdettazionamizzato. Chiaro?
Eccheccazz, è ora che  'sti burocrati imparino il linguaggio della gente comune.

[ma perché continuano a mandarmi messaggi sul cellulare e mail per ricordarmi che tal giorno a tal ora ho una visita medica? ma con chi sono abituati ad avere a che fare? con gente rimbambita che vive aspettando che il benedetto ente pubblico dica loro sempre cosa devono fare? non sono io una persona adulta perfettamente capace di stare dietro alla propria agenda con mezzi miei? ma ... ma ... ma ... ma annassero a spendere soldi e tempo per migliorare le prestazioni ai cittadini, invece di rincoglionirli con ipocriti sedicenti atti di cortesia. Ma por favòr]

3 agosto 2015

Gelbsee e Grünsee (val Martello)

C'è un solo posto in Italia in cui spenderei (se lo avessi) qualche milione di euro per comprarmi una villetta.
Non è la Costa Smeralda, non è la Toscana, né la riviera ligure o la costiera amalfitana. Nemmeno il Trentino o la val d'Aosta. Indovina indovinello.

La nostra prima volta in val Martello durante la stagione estiva.
Dal parcheggio n.3, presso l'hotel Zum See a quota 1860 ca, prendiamo il sentiero n. 17 per il Gelbsee e il Grünsee, situati rispettivamente a 2729m e a 2741m nella laterale Zufritt Tal (val Gioveretto)
Il sentiero è lo stesso che porta alla Zufrittspitz (3439m), ma noi lo percorreremo solo fino ai laghi, anche perché poi è contrassegnato come alpinistico.
Abbiamo solo una mezza giornata a disposizione quindi si parte da Trento alle 5.30 e si inizia a camminare alle 7.30. Va benone così perché il tracciato è in pieno sole.
Il dislivello di 900m si snoda tra un'alternanza di tratti ripidi e altri semi pianeggianti, rendendo più sopportabile la salita ( ma penso che i numerosi escursionisti fradici, beccati sulla capoccia dal sole di mezzogiorno, forse non sarebbero d'accordo).

Zufallspitzen, 3757


Königspitze, 3851, spunta alle nostre spalle man mano che ci alziamo di quota


piccolo laghetto senza nome lungo il sentiero 17


la valletta appena risalita


Königspitze 



Gelbsee, 2729m


Gelbsee


Gelbsee


Gelbsee


Königspitze a sx e Ortler a dx 

Tutt'intorno un paesaggio marziano pieno di massi che sembra siano stati incendiati col napalm.






A poca distanza dal Gelbsee un altro gioiellino: il Grünsee

Grünsee, 2741m


Grünsee


Grünsee


un masso schiantato in due nel Gelbsee

Si torna giù stramaledicendo gli impegni che ci obbligano a lasciare un posto così bello in una giornata spettacolare.
L'ncredibile colore del Zufritt see, a 1850m:

Zufritt See (lago Gioveretto)


Zufritt See