9 luglio 2015

la voce dell'impellenza

6.30 del mattino, e sono ancora nella fase in cui mi sveglio e mi pongo quesiti profondi, tipo "dove sono, cosa faccio qui". Dalla strada sale un pooooorcodiooo invece di un porcadiquellattrrroia, e così mi ricordo che sono rientrata a Trento.
8.15 del mattino, via Manci, salottino della città. Poca gente, quasi tutti commessi e commercianti del centro che si avviano alle loro attività grondanti gioia e giovialità.
Una specie di essere davanti a me rilascia un lungo peto molto articolato in varie modulazioni di frequenza; ricorda vagamente una vecchia motoretta smarmittata, gran finale incluso.
Una turista germanica assiste - o meglio origlia e annusa la scena  interessata, poi mi guarda con un sorriso solidale che è solo una toppa che cerca di soffocare una grassa risata. Non le dico nulla, anche perché non so che usanze ci siano al suo paese. Ricordo molto bene certe attempate turiste inglesi passeggiare per le vie di Sorrento, tra una scorreggia disinvolta e l'altra.

Ho presenziato all'infanzia di 2 nipoti, dunque so per esperienza (ahimé) diretta che uno spetazzamento di quel calibro è solitamente il preludio di un'ingente fuoriuscita di materiale fecale di varia consistenza.
[per inciso, i miei nipoti ora sono maggiorenni e capaci non solo di intendere e di volere, ma pure di esercitare il pieno controllo sui propri sfinteri]
Ergo ne deduco che l'essere davanti a me si sia platealmente c@#@7o ostentando pure indifferenza. Forse stava sperimentando un nuovo modo per esprimere il suo dissenso verso un mondo ingiusto. Forse è solo uno un po' stravagante, uno dei numerosi anticonformisti allergico alle convenzioni sociali.

Ma perché cercare sempre una spiegazione elaborata, dico io, quando la realtà è sempre più semplice e banale; la verità più probabile è che pensava di farlo silenzioso ma poi gli è sfuggito di colon.

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