30 luglio 2015

al rifugio denza e laghetto

Presso l'abitato di Vermiglio seguiamo le chiare indicazioni per il rifugio Denza. Percorsa tutta la forestale che porta all'ex forte Pozzi Alti si parcheggia a quota 1880 ca.
Coi bei sentieri n. 233 e 206 si raggiunge il rifugio a 2300m ca in un'oretta e mezza di cammino. Tanto belli quanto scomodi: il fondo lastricato di massi, soprattutto per quanto riguarda il 206, lo rende duro per caviglie, gambe e ginocchia. Se poi ci si aggiunge la caldazza il frantumamento di zebedei è garantito. Camminare con certe temperature equivale - a parer mio - a pigiare sull'acceleratore col freno a mano tirato: tanta fatica per poco. E così tanta fatica per soli 400m di dislivello non l'avevo mai patita.
Comunque la fatica è stata nulla confronto alla visione della vedretta della Presanella quasi completamente sfatta.
Una pena avvilente.

entrata della breve e buia galleria


27 luglio 2015

addio al pesto

A qualcuno piace(va) il basilico fresco ALTRUI, anzi, il basilico fresco MIO.






Dopo una caccia grossa (segate tutte le piante ancora salvabili e messe a mollo in acqua) ecco emergere i responsabili.



Pure belli pasciuti i vandali. Li mortacci loro.

11 luglio 2015

alla Kasseler Hütte e al Maler See

Dopo più di 3 mesi di quasi inattività mi sparo un bel 1000m di dislivello tutto in una volta, coerente con l'idea che le terapie d'urto son sempre le migliori.
Dal parcheggio (a pagamento, 3 € ) di Rein in Taufers, a 1530m circa, imbocchiamo il sentiero n. 8 invece del n.1, e solo perché il n. 8 promette di essere più veloce.
Poveri imbecilli impigriti dal mare e dalla lunga lontananza dai monti. Laddove ci son 2 sentieri che portano alla stessa meta, è ovvio che quello apparentemente più corto sarà anche più ripido.
Il n.8 non è soltanto più ripido, ma è pure scomodo, sconnesso e per nulla panoramico. Fino a quando non si ricongiunge al n. 1 sarà una gran palla. Fortuna che la temperatura era più che accettabile e che spirava sempre una brezza fresca.




9 luglio 2015

la voce dell'impellenza

6.30 del mattino, e sono ancora nella fase in cui mi sveglio e mi pongo quesiti profondi, tipo "dove sono, cosa faccio qui". Dalla strada sale un pooooorcodiooo invece di un porcadiquellattrrroia, e così mi ricordo che sono rientrata a Trento.
8.15 del mattino, via Manci, salottino della città. Poca gente, quasi tutti commessi e commercianti del centro che si avviano alle loro attività grondanti gioia e giovialità.
Una specie di essere davanti a me rilascia un lungo peto molto articolato in varie modulazioni di frequenza; ricorda vagamente una vecchia motoretta smarmittata, gran finale incluso.
Una turista germanica assiste - o meglio origlia e annusa la scena  interessata, poi mi guarda con un sorriso solidale che è solo una toppa che cerca di soffocare una grassa risata. Non le dico nulla, anche perché non so che usanze ci siano al suo paese. Ricordo molto bene certe attempate turiste inglesi passeggiare per le vie di Sorrento, tra una scorreggia disinvolta e l'altra.

Ho presenziato all'infanzia di 2 nipoti, dunque so per esperienza (ahimé) diretta che uno spetazzamento di quel calibro è solitamente il preludio di un'ingente fuoriuscita di materiale fecale di varia consistenza.
[per inciso, i miei nipoti ora sono maggiorenni e capaci non solo di intendere e di volere, ma pure di esercitare il pieno controllo sui propri sfinteri]
Ergo ne deduco che l'essere davanti a me si sia platealmente c@#@7o ostentando pure indifferenza. Forse stava sperimentando un nuovo modo per esprimere il suo dissenso verso un mondo ingiusto. Forse è solo uno un po' stravagante, uno dei numerosi anticonformisti allergico alle convenzioni sociali.

Ma perché cercare sempre una spiegazione elaborata, dico io, quando la realtà è sempre più semplice e banale; la verità più probabile è che pensava di farlo silenzioso ma poi gli è sfuggito di colon.

5 luglio 2015

capperi!

Si chiamano capperi quelli che in realtà sono i boccioli dei fiori, cioè questi:



Se non vengono raccolti danno origine a dei fiori bianchi e lilla, che dopo la sfioritura lasciano posto a quello che è il vero frutto della pianta, detto cocuncio.



Buone entrambe le versioni. Appena raccolti scarto decisamente il metodo di conservazione che li vuole sotto sale (li rende amarognoli - a mio parere), e scelgo invece quella sotto aceto. Nudi e crudi affettati e affogati in una soluzione di acqua e aceto in parti uguali. Nient'altro.





Un principino della cucina mediterranea tipico dell'Italia peninsulare: goloso su pizze e focacce, perfetto con le carni bianche, buono con certi pesci magari un po' asciutti che richiedono una cottura in umido (tonno fresco, pesce spada, smeriglio, ma anche orate, spigole e insalate di polpo).
C'è chi ci fa la crema, ma quella poi richiede qualche attenzione in più per evitare il rischio botulino, e poi la bollitura finale nuoce gravemente all'intensità del sapore.
Burp.

4 luglio 2015

sailing