24 maggio 2015

in viaggio col capsicum

Ma che semini a fare, che non hai lo spazio, non hai il tempo e la costanza, hai sempre mezza valigia pronta per partenze improvvise. E quei puntini rossi sulle braccia che ti son spuntati l'ultimissima volta che hai mangiato esagerata superhot, e quel pugno nello stomaco; e per ultimo quel colpo della strega e di tutti li mortacci suoi messi in fila uno dietro l'altro, come pensi di sollevare e spostare vasi?

Il peperoncino è la mia dannata dipendenza. Chi lo ama non riesce a rinunciarci nemmeno si trovasse in balia delle circostanze succitate. A me forse dovrebbero scorticare le mani a suon di bacchettate per impedirmi di mangiarlo; dico forse, perché in caso di impossibilità a usare le mani sarei capace di sviluppare qualche diavoleria tipo lingua estensibile da camaleonte, o canna aspiratrice aspiratutto.

E poi avevo tra le mani qualche semino puro di Burkina Yellow, uno dei miei preferiti per sapore e colore. Ma quando mai non mi sarebbe caduto accidentalmente in un vasetto.

Burkina Yellow 

E il Fatalii mi fa forse schifo? Mavalà.

Fatalii

Viste le loro minuscole dimensioni (son spuntati una settimana fa) li porterò in Sardegna con me.Voglio proprio vedere come si comporteranno un mesetto al mare. E poiché in tutti gli anni passati non ho mai avuto un gran successo con le piante di peperoncino da me seminate in balcone a Trento, questa sarà un'occasione imperdibile per verificare se veramente è il clima di Trento a influenzare la loro non crescita (come io sospetto), o se sono proprio io l'incapace (come io sospetto fortemente).

Sarà uno stress superare i controlli al porto da parte di Finanza o squadre antidroga.

"che piante sono quelle?"
"peperoncini"
"si, dillo a tua sorella"
"e infatti, proprio a lei le sto portando"
"che fa, la spiritosa?"
"non mi permetterei mai, agente..."

  


20 maggio 2015

sono un balcone birdsfriendly e non ci posso fare niente

Prima il caldo anomalo che ha colto di sorpresa pennuti non molto amanti delle alte temperature.
Se noi si boccheggiava, Lapo beccheggiava.



3 maggio 2015

the neverending worry

E' un grande stress accudire un animale selvatico, perché non sai mai dov'è, con chi è, cosa combina e in che casini si va a cacciare. Per una volta invidio i conviventi degli animali domestici: loro almeno sanno sempre dov'è il loro coinquilino, se ha mangiato e se sta bene. E quando non può più farcela un salto dal veterinario abbrevia pietosamente ogni cosa.

Io no, non può. Io la mattina non so mai se la rivedrò la sera. E non so se avrà il privilegio di una morte veloce e indolore o lenta e agonizzante.

Quando ho pensato di poter ricominciare a star serena, Lapo ha smesso di poggiare la zampina lesionata a terra e ha cominciato a perdere artigli.