30 maggio 2014

prima di partire

Controllare i motori. A destra ...


...e a sinistra ...


poi una pulitina alla marmitta ...


... quindi si può fare il pieno ...


... e a nanna presto, un bel pisolino, ché il viaggio potrebbe essere lungo ...


e magari sarebbe buona educazione ringraziare, salutare - anche un bacino non ci starebbe male - colei che ha servito generosi pasti bilanciati, offerto riparo, protezione, sicurezza.
Ingrata.

[eggià, anche questo maggio, come quello dello scorso anno, e come quello di 2 anni fa, mi ha mollata per tornarsene non so dove. Chissà se a dicembre/gennaio tornerà da me. Sigh   ]

25 maggio 2014

sul monte Zebio (altopiano di Asiago)

All’entrata di Asiago non mi è sfuggito questo cartello:



un gemellaggio con ben 4 comuni sardi ( più uno veneto ).
Ohibò, che fu? All’improvviso ho come la sensazione che la mia ignoranza sia vergognosamente fuori luogo in questo posto, urge rimediare.

Della prima guerra mondiale so solo quello ho studiato sommariamente sui libri di scuola, mentre i dettagli mi mancano tutti. E siccome ho avuto insegnanti che tutto han cercato di  insegnarmi tranne la retorica e il nazionalismo, e men che meno il campanilismo, poco so della Brigata Sassari, se non che è una specie di reparto dell’esercito.
Non sapevo che quassù i suoi primi arruolati hanno combattuto durante la prima guerra mondiale, che si son fatti una fama, e che molti li ricordano ancora benissimo a distanza di 98 anni.

*"La grande guerra costò alla “Sassari” 3819 caduti (1734 morti e 2085 dispersi) e 9104 feriti. L’eroismo  e il valore dei suoi uomini è testimoniato dalle 2 medaglie d’Oro al Valor Militare concesse a ciascuna delle bandiere dei suoi reggimenti (caso unico nella prima guerra mondiale) e dalle 9 Medaglie d’Oro, 405 d’Argento e 551 di Bronzo concesse individualmente"

* fonte: uno dei pannelli informativi disseminati sul monte Zebio

La visita sull’altopiano di Asiago mi istruirà su vicende di cui non sapevo alcunché.
E il caso ha voluto che fosse proprio una mia corregionale -incontrata casualmente- a mettermi sulla strada giusta, dicendomi che lassù sono sepolti “i nostri della Brigata Sassari“, e che forse forse meritano una visitina.

Sul monte Zebio, un modesto cocuzzolo di 1717m ca a nord di Asiago, ci si arriva dal paesone seguendo le indicazioni per l’Ecomuseo della guerra.
Noi, dopo aver percorso una sconnessa stradella fino in località Croce di s. Antonio, a 1390m, lasciamo l’auto e seguiamo il sentiero n.832. Alla prima diramazione seguiamo a sinistra il sentiero 833 per il bivacco Stalder. Prima di raggiungerlo ancora una breve deviazione che in 2 minuti porta a questo piccolo cimitero di guerra che ospita alcuni dei famigerati Reute Teufel, i diavoli rossi della Brigata Sassari (così denominati dai generali dell’esercito austro-ungarico che ebbero modo di conoscerli personalmente).

Il comune di Asiago ha riservato loro un bello spiazzo, luminoso abbastanza e tutt’altro che desolato. Altri cimiteri di guerra (austroungarici) incontrati in zona non hanno avuto locazione altrettanto amena.

* Da oggi 218 soldati della Brigata Sassari, caduti tra il 1916 e il 1917 nelle sanguinose battaglie sul Monte Zebio e sepolti nel cimitero di guerra di Casara Zebio a 1600 metri d'altezza, riposano ufficialmente in terra sarda. Il Comune di Asiago ha donato l'area sacra ai Comuni sardi dai quali provenivano i Sassarini caduti. Sui monti dell'Altopiano vicentino combatterono 6000 sardi, con un bilancio di 590 morti, 132 dispersi e 2132 feriti.

* fonte http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2011/12/17/news/asiago-dona-alla-sardegna-il-cimitero-della-brigata-sassari-1.3616570

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Ecco il perché del multi gemellaggio.

Tornati indietro proseguiamo verso il cippo che commemora l’esplosione della mina di Scalambron; non mina nemica, come si pensò subito dopo, ma mina italiana esplosa accidentalmente forse a causa di un fulmine. I segni della deflagrazione ci sono ancora tutti e fan paura (sempre che ci sia ancora qualcuno voglioso di leggerli e di cercare di captare l‘eco di quello che dev‘esser stato).

verso il cippo










Poco più avanti ancora incontriamo la malga Zebio, sovrastata da un cocuzzolo che ospita i resti di un caposaldo difensivo dell’armata austroungarica.

malga Zebio, aperta durante la stagione estiva


tra i resti della fortezza austroungarica









Come già successo qualche giorno prima, quando abbiamo tentato di inoltraci nelle zone più interne dell’altopiano salendo da Enego, saremo stoppati dalla tanta neve che ancora occulta i sentieri.
Gli stessi indigeni che incontriamo durante questa passeggiata - e con cui sempre ci fermiamo a scambiare 2 parole - si astengono dall’avventurarsi oltre, benché buoni conoscitori della zona.
Tutti sono sorpresi e spiazzati dalla persistenza della neve, nessuno però sembra immusonito dall’impossibilità di portare a termine un’escursione programmata. Colgono invece l’occasione per fare qualche chiacchiera in più, scambiare informazioni sull’agibilità dei sentieri, o per raccontare particolari di eventi storici; e con una naturalezza tale da far sembrare che ci conosciamo tutti da molto tempo, non che ci siamo incontrati quassù casualmente.
Il Trentino è dietro le cime che chiudono a nord l’altopiano, ma sembra distante centinaia e centinaia di km.

Discesi verso il Bivacco dell’Angelo, scopriamo una bel locale, aperto, in mezzo ad un prato, in zona ariosa e luminosa. Se non ho capito male i bivacchi dell’altopiano non sono tutti usufruibili liberamente come in Trentino: per alcuni - come lo Stalder per esempio, o il locale della malga Galmarara nell’omonima valle a ovest - occorre chiedere autorizzazione e chiavi a chi di dovere (il comune presso cui hanno sede).


bivacco dell'Angelo










Facciamo una pausa distensiva, prima di scendere ancora tramortiti al sacrario di Asiago.

l'entrata del sacrario


dentro il museo del sacrario







Il tour della nostra vergogna (nostra, in quanto rappresentanti di una delle generazioni che han consentito che l’italia si riducesse a quello che è, alla faccia dei caduti) si conclude sul monte Cengio (1354m), a sud di Asiago. Anche questo segnato dalla guerra.

la stradella esposta ma dotata di protezione che sale al Cengio











dalla cimetta del Cengio, vista sul sentiero di salita




Momenti rasserenanti:

daini in un recinto privato nei pressi di Enego


marmottella al sole sull'altopiano di Vezzena

15 maggio 2014

sull'altopiano di Asiago: monte Lisser (1633m)

Di passaggio a Enego, direi per caso, in una giornata soleggiata e ventosa.
Il commesso di un minimarket, tra una fetta di soppressa veneta e l'altra, ci domanda se siamo mai stati sull'altopiano.
No, ma con poche parole ci ha fatto venire voglia di andare a vedere.

(a dire il vero ne avevamo scrutato la parte più settentrionale/occidentale dalla cima del Pòrtule; ma la vista di quel territorio desolato unita alla consapevolezza del disastro umano ivi andato in scena quasi 100 anni fa, mi fece dire: "ecco un posto in cui non metterò mai piede")

E così siamo andati ad esplorare la zona della val Maron; saremo subito stoppati dalla neve che ancora ingombra la piana della Marcesina e oltre.
Allora proviamo ad andare all'attacco da sud; meta il monte Lisser, che dalla sottostante val Maron ci era sembrato libero da neve.
Infatti è pulitissimo.
Partiti dal parcheggio presso la Casera del Tombal, a 1200m ca, seguiamo la sterrata che in alcuni tratti coincide col sentiero n. 865.

Pochissimi alberi, tranne nella parte più bassa. D'estate sarà impraticabile per me.

uno sparuto solitario


vista sul monte Grappa, anche questo ancora innevato


Si incontrano i ruderi di una vecchia costruzione che se non ricordo male era una caserma di supporto al forte Lisser, situato sulla cima dell'omonimo monte.




i resti della caserma





oltre la valle del Brenta


Dalla cima del Lisser, situato all'estremo oriente dell'altopiano, bella visuale:

Cima d'Asta


Pale di s. Martino


la catena del Pavione


quel che resta del forte Lisser


Guardo verso la parte alta dell'altopiano: di spingerci lassù, verso l'Ortigara e compagnia bella, per il momento non se ne parla.

le cime che sono il culmine dell'altopiano; oltre c'è la valsugana


i monti orientali del Lagorai


Qualche fiorellino coraggioso ha decretato che, siccome è primavera inoltrata, non gliene frega una beata mazza se qualche km più avanti ci sono ancora metri di neve.

dactylorhiza sambucina


idem, versione fucsia





genziana


violette selvatiche