31 marzo 2014

io, speriamo che non incontro il grande moscone

Ah, la primavera .....
la natura si sveglia, gli animali si accoppiano, gli uccellini fanno il nido, cinguettano ....
beh, non tutti cinguettano. Alcuni squillano, soprattutto all'alba, e soprattutto in balcone.
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" camerieraaaaaaaaaaa !!!!!! "


" c'è un moscone nel mio piattooooooo !!!!!!! "


"si si, è tutto tuo. Guarda che è fresco di montagna, l'ho acchiappato sulla neve apposta per te"

Devo dire che Lapo sta diventando proprio educata; prima di ingollarlo mi ha guardata quasi a dire "allora posso mangiarlo tutto io? tu sei sicura che non ne vuoi? guarda che io mangio, eh? vado? vado ... BURP !"

Certo che se nell'aldilà trovo il Grande Moscone non so proprio che pene infernali si inventerà appositamente per me.
Se invece trovo il Grande Merlo mi son sistemata in paradiso per l'eternità.

29 marzo 2014

la malga Pozze vista da lontano

L'ultima nostra scorribanda in zona c'era rimasta sul gargarozzo per via della folta e persistente nuvolaglia che ci aveva occluso la visuale.
Ci torniamo a distanza di una 40ina di giorni e troviamo un paesaggio comunque totalmente diverso: prima di tutto la recente spolverata di neve fresca ha steso un bianco velo pietoso sull'orribile sabbia del deserto che ha deturpato il manto durante le nevicate di febbraio. Poi, buona parte del manto nevoso si è assottigliato grazie alle 3 settimane di caldo anticiclone che ha surriscaldato questo mese di marzo.

Durante le prime ore del mattino si cammina bene, ma già dalle 10 la coltre diventa umida e pesante, aggiungendo zavorra ad ogni passo.
Arriviamo in linea d'aria ai 2230m della malga Pozze, ma di raggiungerla non ne abbiamo proprio voglia: manca una traccia recente e non abbiamo voglia di aprirci un varco in queste condizioni.
Ci accontenteremo di seguire per un po' una traccia che sale verso cima Vegaia e di guardare la malga da lontano; intanto si vede, e già questo è qualcosa: significa che almeno non è stata sfondata dal peso della neve.

Come avevo sospettato l'altra volta, visuali spettacolari ma tante, troppe cime di cui non conosco con precisione il nome.







la baita Pozze a 2100m








la malga Pozze a 2230m ca


baita Vegaia a 2220m ca


il Brenta occidentale













Sulla via di rientro scopriamo che la baita Pozze ha un locale aperto.






La neve preme dall'esterno e la struttura pare cedere, meglio svignarsela.



Enorme scia clinica per la gioia dei paranoici.



E per concludere, ecco la moda di questo inverno 2013/2014: il divieto di accesso alla montagna.
Qui siamo in val di Rabbi. Volevamo solo sondare il tragitto per il monte Sole in vista di un'ipotetica escursioncella futura, ma nisba: transito pedonale consentito solo dalle 23 alle 11.
Immagino sia per un eventuale rischio valanghe, e perché di soldi pubblici per soccorrere e medicare gente che si atteggia a superman/wonderwoman in odor di Indiana Jones ce ne sono sempre meno.


24 marzo 2014

alla Rocca di Vignola nel modenese

Con addosso un impellente urgenza fisiologica ( de-trentinizzarsi ) cogliamo al volo l’opportunità di visitare un angolo di Emilia a noi sconosciuto: Vignola, famosa per la sua Rocca, e Castelvetro di Modena, dove siamo stati ospiti di una bel locale: l’Ustaria Tre Valli.

Piacevole giornatina, soprattutto al momento della partenza da una Trento infestata ancora una volta da pioggia lugubre e nubi basse opprimenti (c’è mancato poco che a sud di Rovereto mi esibissi in un elegante e retroattivo gesto dell’ombrello).

L’Ustaria Tre Valli è un bel posticino, gestito da un solare e simpatico ragazzone 50enne che col suo bel carattere infonde all’ambiente serenità - che non è poco di questi tempi.
Come si addice alla cucina emiliana, i primi sono una gioia per l'ingordigia; sembrano piatti banali, ma non lo sono. Eravamo in 4 a  contenderci l’ultimo tortello alle pere e speck, ma l’abbiamo fatto con molta galanteria. Da tornarci per assaggiare ancora.

tortelli pere e speck


risotto ai funghi


scaloppine (burp)


lingua di manzo con mostarda

La Rocca di Vignola è molto bella e un’ispezione approfondita se la merita tutta - qui molte info.
Peccato solo per la presenza di alcune famigliole, con pargoli urlanti al seguito che scorrazzavano impuniti da una sala all'altra (!!!), mentre io li avrei volentieri impiccati con la loro stessa lingua ad una delle torri del maniero dopo averli modificati geneticamente a sganassoni ( perché sono del parere che le future classi digerenti del Belpaese bisogna educarle con metodi naturali e biologici ).

Pubblico solo 3 foto degli affreschi interni perché quando ho chiesto il permesso me lo hanno accordato fidandosi della mia promessa che non le avrei spaparazzate in pubblico.

particolare della sala degli anelli


sala dei leoni e dei leopardi


particolare della sala delle colombe


una delle torri


all'esterno dei camminamenti


camminamenti





vista sul fiume Panaro

Ingresso gratuito, ma non perché eravamo in mezzo alle giornate FAI di primavera; semplicemente la Fondazione di Vignola, cioé l'Ente che gestisce la Rocca, ha deciso così.
Thanks!

21 marzo 2014

ora qualcuno spenga la luce

Due sagge parole sul metodo stamina: non le dico io, che non ho competenze, ma faccio pubblicità a questo e-book, scritto dalla brava Beatrice Mautino (ben nota a soci e simpatizzanti del CICAP), con introduzione di Sergio Della Sala - presidente del Cicap.
Mi sembra ben argomentato e di facilissima lettura.
Poi, chi vuole intendere intenda, per tutti gli altri c'è Kazzenger.


19 marzo 2014

su per la Penaudtal (valle del Pinalto)

L'intenzione era di andare a curiosare in val di Fosse, ma spaventati dalle valanghe a bordo strada abbiamo ripiegato su quest'altra laterale della val Senales.
Come se qui invece di valanghe non ce ne fossero.
La prima subito lungo la forestale, a quota 1800m ca, altre più su ancora.

Partiti da un minuscolo e scomodo parcheggio nella parte alta del paesino di Karthaus (Certosa), a quota 1420 ca., seguiamo il segnavia n.20 per la Penauder Alm.
La prima parte del sentiero si snoda in un buco buio e noiosissimo; si comincia a respirare visivamente solo dai 2000 in su, quando finalmente la valle si apre nella sua parte superiore.
Pessima neve, la peggiore che abbia mai visto: zozzissima e ghiacciata in superficie, poltigliosa sotto.

Peperepépé, annunciaziò annunciaziò: alle 10 del mattino, seconda decade di marzo, annus caldissimus 2014, la sottoscritta -noto rettile freddoloso che solitamente porta i piedi ghiacciati fino a luglio- si mette a mezze maniche a 2100 m di quota in quel del sud Tirolo. Urca.




ehm ...







Ad un certo punto perdiamo la traccia; credo che nei pressi di questa Wetterkreuz ci fosse la Penauder Alm, molto probabilmente sommersa dalla neve.




il punto più alto raggiunto, quota 2300

Cappellino con abbondante visiera, occhiali ultrascuri con lenti dotate di filtro solare più crema eliorepellente protezione massima 50+ non basteranno a evitarmi il solito stordimento da eccesso di irraggiamento e calore. Ad un certo punto non vedo e non capisco più 'na beata mazza, ma riesco comunque a scendere senza farmi male.

Si va a ringraziare qualche santo in quel che resta dell'antico monastero di Certosa.










la fontana all'interno del perimetro del caseggiato, sormontata da loschi figuri incappucciati


allegro promemoria

17 marzo 2014

ci vada chi può

Da mail ricevuta  dall'Ufficio Stampa CICAP, copio, incollo e divulgo (e mi dispero, perché sicuramente non potrò esserci)

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CICAP, il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze fondato da Piero Angela nel 1989, e l’Università Statale di Milano, in prima linea nella diffusione della corretta cultura scientifica, propongono per il 31 marzo, a Milano, una giornata di riflessione dedicata alla preoccupante diffusione delle pseudoscienze: ovvero alla circolazione mediatica, in campo medico, alimentare, economico, storico, di contenuti privi di qualsiasi riscontro effettivo, mimetizzati con l’equivoco travestimento del linguaggio e della terminologia scientifica.
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L’obiettivo è di riaffermare con forza il “valore dei fatti”: la necessità che le diverse affermazioni, teorie, ipotesi di spiegazione immesse nel dibattito pubblico siano adeguatamente sostenute da prove, per garantire ad una società democratica le condizioni necessarie a  prendere decisioni consapevoli, basate su informazioni accurate.

La partecipazione al Convegno è aperta e libera, ma occorre registrarsi a questa pagina: http://www.unimi.it/eventir/registrazione?0&code=2909


Per informazioni: 049-686870; info@cicap.org

Per approfondimenti: http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=275656


PROGRAMMA


31 marzo 2014, ore 9.30-13

Sala di Rappresentanza dell’Università Statale, Via Festa del Perdono 7, Milano



Il VALORE DEI FATTI

Un argine alla diffusione delle pseudoscienze,

un contributo alla crescita culturale e civile del Paese.



9.30 Saluto del Rettore dell’Università Statale di Milano Gianluca Vago



9.50-11.10  Chair: Sergio Della Sala, Presidente CICAP

“Il valore dei fatti”

Nella scienza. Gilberto Corbellini, storico della Medicina e scrittore

In medicina. Beppe Remuzzi, coordinatore delle attività di ricerca della sede di Bergamo dell'Istituto Mario Negri

Nella divulgazione scientifica. Beatrice Mautino, coordinatrice del Festival della Scienza di Genova

Nel giornalismo. Peter Gomez, direttore de Il Fatto Quotidiano.it.



11.10-11.35 Coffee Break



11.40 – 12.20 Chair: Gabriella Pravettoni, professore ordinario di Psicologia cognitiva

“Il valore dei fatti"

In storia. Marco Ciardi, professore associato di Storia della scienza.

In filosofia. Giulio Giorello, professore ordinario di Filosofia della scienza.


12.20-12.40 “I fatti prima delle opinioni”, Piero Angela, giornalista e divulgatore scientifico.


12.40-13 Intervento conclusivo del Rettore dell’Università Statale di Milano Gianluca Vago



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Ufficio Stampa - CICAP
Comitato Italiano per il
Controllo delle Affermazioni
sulle Pseudoscienze

Casella postale 847
35100 Padova
tel. e fax 049-686870
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Il CICAP ringrazia i 401 donatori, di cui non conosce i nomi, che nel 2011 hanno devoluto il loro 5x1000 a sostegno della nostra attività e assicurare loro che tutto quanto ricevuto sarà esclusivamente impiegato per le nostre attività.

A chi volesse continuare ad aiutarci, destinandoci il 5x1000, ricordiamo di firmare e indicare il nostro codice fiscale:

03414590285

nel riquadro "Sostegno del volontariato...".

Per maggiori informazioni: http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=275349

15 marzo 2014

la chiamavano becco di rosa

"appena atterrata sul mio balcone
in questo feudo chiamato trentino
tutte si accorsero con uno sguardo
che non si trattava d’un innocuo uccellino"

Si è data alla fornicazione sfacciata: si frega i merli delle altre e cornifica il suo (che ormai somiglia sempre più ad un cervo volante).
È andata a cercarsi altri amanti nel caseggiato qua dietro, che è territorio di altre 3 coppie merlonesche. Il risultato è che i maschi le corrono dietro per trombarsela, le femmine invece le corrono dietro per menarla.
Credeva di essere in una comune anni '70, la libertina.
Invece si alza in volo da questo balcone, gira l’angolo, e dopo nemmeno 2 minuti la vedo tornare a razzo inseguita dalle rivali infuriate, che trillano e sbraitano come comari. Un bordello nel vero senso della parola, con schiamazzi che attirano gli sguardi dei passanti giù in strada, e io che mi vergogno infinitamente.

Finchè sono in casa le va bene perché indosso i panni della guardia del corpo, anche se questo fa di me una complice e dunque meritevole di vendette trasversali: le femmine che le danno la caccia mi odiano, e prima di abbandonare la presa non dimenticano mai di strapparmi con dispetto le povere violette nelle balconiere. Quando io non ci sono però mi sa che le prende: son 2 giorni che rientro e la trovo un po’ suonata, con qualche pennetta fuori posto e visibilmente offesa nel portapiume.

Anch’io son stata tradita: delle 3 piante di peperoncino che avevo pensato di svernare dentro casa durante l'inverno, un habanero bianco e un fatalii son stecchiti malamente. Se li è portati via il dannato marciume del colletto, anche grazie all'infame umidità di questi ultimi mesi troppo piovosi.
Resiste un ultimo fatalii, e che il Dio Capsicum gliela mandi buona.

E siccome ci son rimasta di triglia, ho reagito come la classica fidanzata tradita che esce di casa e va col primo che passa. Ecco, io sono andata in un vivaio e ho preso la prima bella pianta che ho trovato, garantita resistente e di poche pretese: un viburno tino.

Ho poi scoperto - ad acquisto già fatto - che è una pianta assai gradita dagli uccelletti per via delle sue belle bacche e del portamento a cespuglietto che offre loro riparo.

....... han detto uccelletti, non merlocche baldracche!!!

Lapo tra le frasche di viburno mentre si nasconde alla vista delle rivali cornute

[ appena l'ha trovato sul balcone mi ha guardata con gli occhietti spalancati come a dire " è tutto mio, vero?? ci posso dimorare e razzolare quanto voglio, vero??? eh? eh? anf anf !! "  e ci si è appollaiata con grazia elefantesca. Per la dura legge che stabilisce che la mia proprietà termina dove comincia la sua. ]

10 marzo 2014

nella Kirchbergtal (val d'ultimo)

Viste le temperature quasi estive di questi giorni, meglio cercare zone il più riparate possibile dal sole, in modo che il manto nevoso non diventi un brodino già alle 10 di mattina.
Passeggiata fotocopia di un giro d'esplorazione fatto in zona lo scorso dicembre, quando abbiamo trovato si neve, ma non in cotanta quantità.

Da St. Gertraud, in val d'Ultimo, partenza da 1500m ca.

Percorso affollatissimo già di primo mattino; tra gli altri abbiamo incontrato pure una comitiva composta da ben 18 bipedi più 2 quadrupedi al seguito. La maggior parte diretti al Walscher Berg / Cima Trenta, pochi sparuti alla Karspitze / Cima di Quaira, qualcun altro all' Haselgruber Joch / Passo di Rabbi.

quota 2000, arriva il sole anche qui 


verso il Passo di Rabbi


scariche dalle crode della Kirchbergalm


una baita semisepolta


altre baite a quota 2100


alle nostre spalle


qualche smottamento sui pendii più ripidi esposti al sole


la Kirchberg Kaser (1944m) semi sfondata da qualche quintale di neve



Segnaletica scomparsa sotto metri di neve, non abbiamo trovato le indicazioni né per la Innere Alplaner Alm, né per la Seefeld Alm, tanto meno per le cime - anche se con la mappa Tabacco 042 era tutto sommato facile intuire il percorso.

Qualche escursionista locale sperduto ha chiesto lumi niente popò di meno che a noi, forse tra i pochi a possedere la mappa della zona. Gente che si è ritrovata alla Kirchberg Kaser (1944m) convinta di essere alla Innere Alplaner Alm (che invece è a 2250m ca, e da tutt'altra parte, tra l'altro).
Cose che io non capisco: persone capaci di spendere cifre per giacche montura, scarponi meindl, ciaspole MSR Evo Ascent, ma non 8 euro per una buona carta escursionistica, come se anche questa non dovesse far parte di un normale equipaggiamento da montagna.