8 febbraio 2014

ma quasi quasi la spenno

Cosa si fa quando si desidera che piova? Ovvio, si lava l’auto o i vetri delle finestre.

Cosa si dovrebbe fare quando si desidera che una merlocca torni a lordare con nonchalance il tuo balcone? Banale: gli si da una seria riordinata e lavata con acqua e candeggina forte ( “ché tanto lei non torna più …” ), si tolgono tutte le sue tracce perché ormai l'hai data per morta e la vuoi dimenticare, e fai sparire il suo piattino e la sua ciotola.
Così lei il giorno dopo si ripresenta puntuale, osserva irritata il suo balcone, e poi guarda te con aria di rimprovero, come a dire: “cos‘è tutta ‘sta igiene e ‘sto ordine? miiiiiiiiiii, mi sei diventata una casalinga isterica?? e dove sono tutte le mie cose?? rimetti tutto a posto prima che ti denunci! boh, ma guarda un po’ che gentaglia mi son trovata come inquilini, non ci si può assentare un attimo che subito ti fregano l'arredamento, tsé tsé !! ”

È stato il maritozzo a svegliarmi la mattina dicendomi “vieni a vedere una cosa”.
La cosa era in balcone che saltellava come un’indemoniata da un vaso all’altro; per esorcizzarla ho dovuto sistemarle sotto il becco il suo piattino e la sua ciotola d'acqua.
E poi ho dato fiato alle trombe esternando tutto quello che penso di lei, iniziando da A come allocca e finendo con Z come zoccola. Il tutto aromatizzato con la minaccia che se mi fa ancora lo scherzo di sparire subaffitto l'appartamento ad una carampana ornitofobica, così quando torna invece della mia bella faccia trova di sicuro una bella babbiona che l'accoglie a scopettate sul portapiume. Insomma, ho tirato fuori gli attributi e gliele ho cantate dall'alto della mia autorevolezza.

Al ché lei, riempito il pancino, si è sistemata sulla sua postazione, ha assunto la solita aria rinco, socchiuso gli occhietti e ronfato alla grande, mostrandomi ancora una volta (qualora mi ostinassi a non voler recepire), che le mie ramanzine per lei hanno la stessa valenza di una ninna-nanna, che altro effetto non sortisce se non quello di invitarla ad una dolce pennichella.
Questa diretta e degna discendente dei tirannosauri non mi prende minimamente sul serio, nemmeno quando riesco ad avvicinarmi e a tirarle la coda (ebbene si, l‘ho fatto un paio di volte, ma l’unica cosa che ho rimediato è stata un’occhiataccia ).


Ironia a parte, un paio di considerazioni:
1) ho sempre temuto che con i miei aiutini si sarebbe rincitrullita troppo, che avrebbe perso la sua innata capacità di badare da sola a sé stessa. Tsé, che ego spropositato!
La neve e la pioggia come quelle dei giorni scorsi son tutti fattori di difficoltà, ma il fatto che non ne abbia risentito significa che al di fuori di questo perimetro sa esattamente cosa fare ( maritozzo: “e chi ti dice che queste ultime 3 settimane era qui in zona? magari se n‘è andata in una beauty farm in Sicilia a rifarsi unghie e becco, guarda che belle penne che ha … mentre la liposuzione è stata chiaramente un fallimento ”)


Permane il mistero dei motivi che la spingono a tornare e stazionare sempre su questo balcone ai piani alti, invece di razzolare a terra come fanno tutti i suoi simili.

2) queste temperature assurde son dannose per tutti, animali compresi. All’inizio di gennaio si sentivano i merli cantare all’alba e al tramonto come se fosse aprile.
Sospetto che durante queste settimane di assenza Lapo abbia covato delle uova, ma che alla fine qualcosa sia andato male perché, comunque sia, non è ancora la stagione adatta per metter su un merlificio.

Detto ciò, credo proprio che i prossimi pennuti che in futuro avranno la furba idea di atterrare da queste parti elemosinando compassione non riusciranno ad addomesticarmi come ha fatto ‘sta megera, ché di merlocca ce n’è una sola e io di ansia ne ho già abbastanza da vendere.

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