24 febbraio 2014

lungo l'Avignatal (val d'avigna)

Un posto che non conoscevamo ma che rivedremo ancora in futuro.
Ci ha lasciato davvero con ben poche parole, complice anche la giornata incredibile.

Dalla val Venosta, deviazione per Taufers im Münstertal / val Monastero.
Dopo qualche tornante ci si apre davanti un'amena valletta oltre la quale c'è la Svizzera.
Al centro del paese indicazioni per Avigna, poco dopo comodo parcheggio a quasi 1300m.

Seguendo il tracciato n.1 ci inoltriamo lungo la Avignatal senza sapere cosa ci aspetta, ma già dopo un centinaio di metri cominciamo a pensare che dopo settimane di lugubri paesaggi finalmente ce ne va una bene.



Alla Mangitsalm finisce il tracciato battuto per gli slittini; ma non c'è nessuno, e per molte ore saremo soli.

Mangitsalm, 1830m ca





il lato nord della Mangitsalm è occluso dalla neve

Si continua oltre.







alle nostre spalle intanto comincia a emergere un signor cocuzzolo: l'Ortler

L'arrivo alla Mitterlam -2024m- sempre più sbigottiti.



Alla nostra dx la catena che dal Piz Sesvenna si chiude con il Tellakopf, alla nostra sx un'altra catena che inizia col Mot Valain e termina col Piz Urtiola.
È lungo questo versante, proprio a ridosso della parete innevata, che vedo qualcosa di maestoso volteggiare.



Meine Damen und Herren, Sua Maestà l'Aquila Reale.









Anche il re comincia a mostrarsi meglio.



Noi si prosegue sempre dritto, in mezzo a un mare di neve.
Incontriamo la prima persona della giornata, una ciaspolera solitaria.

In questa valletta la dannata sabbia del deserto pare abbia colpito di meno, o forse è arrivata ancora un po' di neve fresca a coprire lo scempio, perché il biancore è assolutamente abbacinante.






Cercavamo la Pravierhütte, e l'abbiamo trovata. A modo suo mostra ancora di esserci.

il tetto della Pravierhütte -2120m- , lo si intuisce


Siamo sul tracciato della Zweiländermarsch (marcia delle 2 nazioni), un percorso di 27 km che unisce quest'angolo di Alto Adige al Cantone dei Grigioni in Svizzera ( qui maggiori info ).






Con molta cautela ci avviciniamo a quel poco che emerge della Pravierhütte.




una finestrella pare chiedere aiutoooo

Continuiamo fino a 2200m, dove ci stoppiamo davanti agli ultimi 100 ripidi metri che ci separano dal passo Cruschetta - S-charljoch, a 2300m ca. Il caldo anomalo ha già ammorbidito troppo il manto.



Avessi avuto un canotto, non mi sarei più mossa da lì sino al tramonto.




l'Ortler è sempre alle nostre spalle







Arriva un simpatico scimunito sfizzero che prova a socializzare; ci dice che è salito dal versante opposto del passo Cruschetta - S-charljoch, poi scenderà a Taufers / Tubre, dove prenderà un autobus che lo riporterà a casa sua. Forte il tipo.






E i nostri eroi, riusciranno a salire lassù prima o poi?



22 febbraio 2014

pensavo fosse amore, invece era un moscone

C’è chi rientra a casa e trova ad accoglierlo un cane o un gatto, e chi trova una merla: quindi è proprio vero che non ci sono più le famiglie tradizionali di una volta.

Quando torno Lapo è sul suo solito vasino, imboscata tra i penduli rami rinsecchiti di un vecchio habanero.
Da quando è ricomparsa sta praticamente sempre lì: guarda attraverso le cannette dell'aerella e chissà se pensa a qualcosa o se ha il vuoto pneumatico nella testolina.

vietcong style

Approfittando di un breve sprazzo di sole lascio aperta la porta del balcone nel caso abbia voglia di entrare a farsi i fatti miei, quando un moscone (urca, è già tempo di mosconi??) ha la pessima idea di introdursi con prepotenza; prepotenza subito contraccambiata con un solido ceffone che lo stende stordito a terra.
Lo prendo ancora ronzante per offrirlo alla merlocca; appena lei mi vede mi corre subito incontro, e io penso “uh, com'è diventata affettuosa, mi fa le feste”.



Invece occhio-di-falco ha già visto che prelibatezza ho in mano: me lo scippa lesta lesta e lo ingolla in un nanosecondo prima ancora che io me ne renda conto.
Il giorno dopo si ripete incredibilmente la stessa situazione: rientro, apro, entra un altro moscone (forse il marito o la moglie di quello del giorno prima), lo tramortisco, stavolta con un giornale. Lei mi si avvicina di corsa ma stavolta aspetta che glielo metta sul piattino, e poi lo ingolla di gusto.
Terzo giorno, apro ed entra un moschino (forse l'orfanello dei precedenti), lo acchiappo al volo e lo porto a Lapo. Lei lo valuta dal suo trono, poi guarda me con sufficienza e torna a pisolare.

"... ma magnatelo tu quel microbo ... "

Deve aver calcolato che l'energia spesa per muoversi sarebbe stata maggiore di quella ricavata dal moschino, quindi non conveniente da un punto di vista calorico/economico; pare dunque che se le prede non sono almeno di una certa stazza, Sua Eccellenza non ci pensi proprio a sollevare il suo onorevole mega deretano.
Che essere.

21 febbraio 2014

sull'alpe di Ortisé

Incuriositi da questa pagina, che propone alcune interessanti escursioni invernali, siamo partiti alla volta di Ortisé, in val di Sole, per percorrere un tratto dell’itinerario per le malghe dell’Alpe Pozza.
Solo il tratto sino alla malga Bronzolo, perché gli addetti dell’ufficio turistico di Mezzana, contattati per avere conferma sull’effettiva percorribilità del percorso, ci hanno sconsigliato di andare oltre: troppa neve, troppo bagnata, temperatura decisamente alta, ergo troppo rischioso.
Smottamenti se ne vedono già appena usciti dall’abitato di Ortisé, e sono solo le 9 del mattino.



Alla malga Stabli, la prima che si incontra lungo l’itinerario, c’è chi è decisamente felice di vederci.

malga Stabli, 1814m




A malincuore avviso i malgari che il bel 4zampe ci viene dietro; specifico che per noi non è un problema averlo come mascotte, ma loro lo chiudono dentro.









Arriviamo alla malga Bronzolo e scopriamo un bel locale invernale, piuttosto ben curato e pulito. Non c‘è minimamente freddo ma il tempo è bigio, ed è un gran peccato, perché si intuisce che la visuale da quassù - in condizioni ideali - deve esser appagante.

malga Bronzolo, 2084m







Non ci azzardiamo a bighellonare nei dintorni perché non si capisce bene cosa si ha effettivamente sotto i piedi. C’è un tetto che spunta da sotto la neve, forse la stalla.









Quando la nuvolaglia si alza dalla valle torniamo indietro e ci regaliamo una sosta alla malga Stabli.
Nonostante il cielo coperto mangiamo fuori.









2 chiacchiere col titolare, che ci dice che anche l'itinerario per la baita Pozze non solo non è sicuro, ma dev'essere anche una bella chiavica, visto lo stato della neve. In effetti già alle 11 sembrava un semolino.
Eppure, lungo il rientro, troviamo tracce di sciatori che si dirigono verso la baita. Chissà se son saliti sulla cima Vegaia; di sicuro non son partiti presto.
Boh.



Schiarite solo nel pomeriggio, quando sotto un sole pallido si vedono meglio i danni estetici dell’ultima perturbazione che ha portato terra africana sulla neve delle Alpi.
Tutto lo scenario, tra continui smottamenti, colore inusuale e consistenza poltigliosa, ha assunto un aspetto vagamente apocalittico.