15 novembre 2013

lungo la valle delle Stue

Nella parte occidentale del gruppo del Lagorai, proprio all'inizio della val di Fiemme, si trova questa bella valletta percorsa da una comoda strada forestale che sale alla malga Cazorga, nonché da alcuni sentieri che portano sui monti e i passi circostanti.

Il nome stue (che significa "chiuse") deriva dal verbo stuar (= fare stue, nel senso di fare argini), derivato probabilmente dal tedesco stauen (= arginare l'acqua).
E infatti la stua era un bacino artificiale in cui si raccoglieva il legname tagliato, che una volta accatastato veniva fatto scorrere a valle (*fonte: Le valli del Trentino - Trentino orientale;  di Aldo Gorfer).

L'avevamo sempre spiata dall'alto, tipo il sentiero 322 che dal passo Manghen arriva alla forcella Val Sorda, o dal sentiero 318 che dalla medesima forcella Val Sorda porta  alla forcella di Val Moena.
Stavolta siamo partiti all'attacco dal basso, esattamente dal Ponte delle Stue, a 1240m ca.
Avevamo in mente una tranquilla capatina al lago delle Stellune, che giace pacifico a quasi 2100m, proprio alla testata della valle delle Stue. La capatina è però fallita a causa di una nevicata (peraltro ampiamente prevista dai meteorologi, anche se se ne parlava per il pomeriggio/sera, non già in tarda mattinata).
A dirla tutta volevamo andare alla ricerca della mitica e introvabile iscrizione romana sul monte Pergòl, situato proprio di fronte alla malga Stue alta, e di cui Aldo Gorfer dà dettagliate informazioni nel suo libro.
Ma dopo aver perso quasi subito il sentiero ed esserci impegolati in una selva umida e oscura abbiamo preferito rinunciare e rimandare la spedizione a tempi meteorologici migliori.

Diverse le malghe in zona, alcune con qualche segno di vita, altre presumibilmente abbandonate; nell'insieme, tutt'altro andazzo rispetto alle ben più curate malghe dell'Alto Adige a cui ci siamo abituati in questi ultimi anni.
Mi dice un'amica, che in questa terra ci è nata e cresciuta, che è tutta una questione di contributi: di là (Alto Adige) li hanno erogati per tenerle aperte e operative, di qua (Trentino) li han dati per chiuderne la maggior parte e riconvertire l'economia, facendola ripartire principalmente da campi di mele, alberghi e impianti sciistici.

Mi manca uno scritto, un documento storiografico per appurare che la cosa sia andata veramente così, anche se mi basterebbe guardarmi intorno per averne o meno conferma.
So solo che alla fin fine il risultato si vede benissimo, e mi fa pena quel trentino che ancora si chiede perché il turismo in Alto Adige va bene e dà lavoro alla gente del posto per 12 mesi all'anno, mentre qui si parla ancora di stagione estiva e/o di stagione invernale.
(Non che in Alto Adige non ci siano mele-alberghi-funivie, è solo che non sono diventati ancora -per il momento- il paesaggio predominante) 


casotto per gli attrezzi a malga Stue Alta


malga Stue Alta, 1550m ca


baita presso malga Stue Alta


vesro malga Cazorga, sullo sfondo cima delle Stellune


malga Cazorga, 1845m ca




C'è pure un ricovero per eventuali escursionisti in difficoltà, qui chiamati simpaticamente "turisti".
[Non so eh, magari mi sbaglio, ma se qualcuno dà della turista a me, io forse gli allungo un ceffone a mia insaputa, così, en passant ... ]



La porta era aperta e un'auto di cacciatori parcheggiata nei paraggi, quindi mi sono astenuta  dall'entrare e curiosare troppo.



Neve.
il larice solitario

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