12 novembre 2013

dejà vu

Ecco, sono andata a raccattare spezie in un negozio di alimentari asiatici, quelle bottegucce gestite da orientali o nordafricani che vendono di tutto un po'. Ce ne sono forse una decina in tutta Trento, e hanno tutti più o meno la stessa roba.
E andavo sbadata, così sono entrata a caso in uno di questi covi di aromi esotici.

Mentre pagavo entra un elemento che mi guarda con sorpresa (ero l'unico cliente), ma poi mi dice con chiaro accento basso-campano che lui è lì per salutare il suo "caro amico", perché "questa è brava gente, davvero brave persone".
Il tutto con addosso una frenetica e sospetta voglia di giustificarsi.
Il suo "caro amico" (il titolare) mi guarda un po' imbarazzato, io ritiro merce e scontrino e me la svigno.

Eh già, me la svigno, portandomi addosso un'angoscia spero immotivata, ma che mi pesa sullo stomaco peggio di un peperoncino morouga; perché d'improvviso mi ricordo di aver assistito ad una scena molto simile qualche mese fa, sempre a Trento, e sempre in un negozio il cui titolare è extracomunitario. Quella volta però i toni dei visitatori (2) erano stati molto meno affabili, e il mio disagio più pressante.
Anche allora la cosa mi aveva impensierita, ma presa dall'imminente partenza per il mare mi ero subito rifugiata tra le braccia di quella malattia che si chiama apatia civile(*) che a tutto fa soprassedere, e che però prima o poi ti sveglia brutalmente presentandoti puntuale un conto amaro o salato (sempre che nel frattempo non ti abbia già ammazzato).

A mettermi in allarme, ieri come l'altro ieri, è stata la similitudine con situazioni vissute anni fa, durante uno dei miei tanti viaggi a Napoli e dintorni.
Gli esattori della camorra entra(va)no nei negozi a volto scoperto, sicuri di sé, millanta(va)no rapporti ottimi e cordiali con i titolari della bottega, e poi ti guarda(va)no in un modo che lascia(va) intendere un inequivocabile invito a toglierti di torno, mentre loro tratta(va)no affari.

Chiedo a chi ne sa più di me se è azzardato ipotizzare che gruppi di sfaccendati -non necessariamente affiliati- si diano all'estorsione ai danni di commercianti extracomunitari, spacciandosi per pezzi grossi della malavita e approfittando del loro isolamento sociale.
La risposta è stata che non solo non è azzardato, ma è anche possibile e probabile. E mi ricorda che l'emarginazione sociale di interi gruppi (che magari provengono già da aree geografiche in cui la corruzione è di casa e pagare mazzette per star tranquilli non è considerato immorale) ne favorisce l'assoggettamento a chiunque abbia ambizioni da capobastone. La nostra mafia in giro per il mondo è attecchita grazie anche a queste situazioni.

Così mi son ricordata di un insignificante articolino letto qualche settimanella fa, roba che ancora una volta il mio cervello aveva rimosso in un nanosecondo:
http://www.questotrentino.it/qt/?aid=13990

[Notizie che peraltro circolano già da anni in certi ambienti, ma che stranamente fanno fatica a uscirne e a guadagnarsi un pubblico dibattito serio; quello fatto dagli esperti del settore però, possibilmente evitando che venga banalizzato dai soliti incompetenti che pontificano di cose di cui non hanno la minima cognizione]


(*) alcuni sintomi dell'apatia civile

  • chissenefrega, tanto non cambia mai niente
  • son tutti uguali da nord a sud
  • ah, ma io non son di qui, cazzi loro e che s'arrangino
  • son ben altri i problemi della gggente
  • e la magnadora de noantri, vuoi mettere, neh?
  • finché se la vedono tra di loro va benon
  • tasi, valà, 'sta roba da terùn qui non attacca miga, siam tirolesi noi, porc'oddio
  • mi ades vago in montagna, che bel

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