30 novembre 2013

In val Venegia - 2013

Solita doverosa capatina in val Venegia prima che si apra ufficialmente la stagione invernale con risalite e calate di barbari provenienti da tutti i punti cardinali.

Da Paneveggio verso la val di Valles, parcheggio a Pian dei Casoni (1670m ca), abbiamo risalito per intero la val Venegia sino ai 2200 ca della baita Segantini (chiusa).
Freddo becco: -12° alla partenza!!

La neve qui ha fatto sul serio.
Prima di noi solo una coppia di scimuniti, la cui flebile traccia abbiamo devastato con nostro sommo gaudio e con loro grande scornacchiamento (li abbiamo incontrati poco sotto la baita Segantini, e non sembravano molto contenti di vederci).

Invece il giovane cervo che ci siamo ritrovati all'improvviso davanti non si è agitato più di tanto: dopo averci scrutato un attimo ci ha voltato le spalle e mostrato il suo bel deretano chiaro. Non è la prima volta che ne incontriamo uno proprio in questa zona, a dimostrazione del fatto che questo angolo di Trentino è proprio il loro habitat naturale.




come un parelio


sotto le Pale di s. Martino


paesaggio polare


arrivo alla baita Segantini


lo spettacolo è servito












Niente male come primo contatto con la neve di questa stagione.

21 novembre 2013

sorry mia

Allora, in principio era il banditismo e i rapimenti
poi la siccità e gli incendi (o gli incendi e la siccità)
poi il cemento a gogò e i burlesconi (e per non farli sentire troppo soli si sono imbottite le carceri isolane con tutti i mafiosi d'italia)
ora il ciclone tropicale
mancano ancora un asteroide, uno tsunami, le cavallette, la peste, una bomba nucleare,
e magari anche i trent ...  ah no, questi non vengono

http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2013/11/20/news/alluvione-in-sardegna-per-ora-i-trentini-non-partiranno-1.8147623

[oh, si fa per sdrammatizzare, cari i miei montanari permalosi peggio di me, ché anche se ogni tanto vi sfotto ve vojo bbbene    ]

[ apperò però, chissà che sorpresa sentirsi rispondere "ma no, grazie, non vi disturbate, riusciamo a fare da soli, ma grazie comunque" ]


*Nota: "si è abbassato il numero degli sfollati, passati da 2.700 a 1.700. Dopo l’emergenza della prima ora, infatti, un migliaio di persone sono rientrate a dormire nelle loro abitazioni, grazie anche al ripristino dei servizi e al lavoro dei soccorritori"

fonte* http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/11/20/alluvione-in-sardegna-gabrielli-contro-regione-e-comuni-su-allerta-meteo/783947/

19 novembre 2013

cose d'italia

(...)"Nte paisi chi trazzeri ca satanu ntall'aria
vennu surdati ru celu, ru mari
mannati ri quarcunu ca un s'arrisica a diri
ch'è 'u stessu putiri c'ammazza e c'aiuta"(...)

(Nei paesi in cui le strade saltano in aria
vengono soldati dal cielo e dal mare
mandati da qualcuno che non si azzarda a dire
che è lo stesso potere quello che ammazza e quello che aiuta)

[Agricantus - Viaggi dall'album Viaggiari]

http://grooveshark.com/#!/s/Viaggi/4K5DWV?src=5

17 novembre 2013

a spasso con lo svasso

Mentre aspetto e spero che Lapo torni a trascorrere l'inverno sul mio balcone, mi accontento di altri avvistamenti. Pochissimi, a dire il vero; a dispetto di un'intensa attività escursionistica, gli incontri con qualche animale selvatico son sempre più rari, o almeno così mi sembra.
Non vedo una volpe da non so quanti anni, mentre appena arrivati da queste parti, ormai 16 anni orsono, era un incontro piuttosto abituale. Mi dicono che in questi ultimi anni c'è stata di mezzo la rabbia che le ha probabilmente decimate.
E l'orso, dopo il primo incontro al cardiopalmo, sparito; e si che la popolazione è aumentata e dovrebbero esserci almeno una 40ina di mastodontici zuzzurelloni in giro (* fonte: http://www.orso.provincia.tn.it/binary/pat_orso/rapporto_orso/Rapporto_Orso_2012.1362642771.pdf   /nda il numero degli esemplari è riportato a pag. 20 )

Intanto ci è toccata una passeggiata in compagnia di uno svasso petulante che ci ha seguiti per tutto il lungolago; manco ci avessimo scritto "distributori automatici di cibo per pennuti " in fronte.

[Mi chiedo poi chi , tra tutti i volatili che svernano a queste latitudini, potrebbe aver mai sparso codesta voce diffamatoria ...]







16 novembre 2013

puntualizziamo

Questo il titolo di un pezzo apparso stamane sul sito de "la nuova sardegna":

"casta e sperperi, con i fondi pdl comprati 90 maiali"

*fonte  http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2013/11/16/news/casta-e-sperperi-con-i-fondi-pdl-comprati-90-maiali-1.8123456

e questo l'immediato commento del maritozzo, orgoglio dei miei neuroni:

han sbagliato! dovevano scrivere  "coi fondi Pdl comprati ALTRI 90 maiali "

Non fa una grinza.

15 novembre 2013

lungo la valle delle Stue

Nella parte occidentale del gruppo del Lagorai, proprio all'inizio della val di Fiemme, si trova questa bella valletta percorsa da una comoda strada forestale che sale alla malga Cazorga, nonché da alcuni sentieri che portano sui monti e i passi circostanti.

Il nome stue (che significa "chiuse") deriva dal verbo stuar (= fare stue, nel senso di fare argini), derivato probabilmente dal tedesco stauen (= arginare l'acqua).
E infatti la stua era un bacino artificiale in cui si raccoglieva il legname tagliato, che una volta accatastato veniva fatto scorrere a valle (*fonte: Le valli del Trentino - Trentino orientale;  di Aldo Gorfer).

L'avevamo sempre spiata dall'alto, tipo il sentiero 322 che dal passo Manghen arriva alla forcella Val Sorda, o dal sentiero 318 che dalla medesima forcella Val Sorda porta  alla forcella di Val Moena.
Stavolta siamo partiti all'attacco dal basso, esattamente dal Ponte delle Stue, a 1240m ca.
Avevamo in mente una tranquilla capatina al lago delle Stellune, che giace pacifico a quasi 2100m, proprio alla testata della valle delle Stue. La capatina è però fallita a causa di una nevicata (peraltro ampiamente prevista dai meteorologi, anche se se ne parlava per il pomeriggio/sera, non già in tarda mattinata).
A dirla tutta volevamo andare alla ricerca della mitica e introvabile iscrizione romana sul monte Pergòl, situato proprio di fronte alla malga Stue alta, e di cui Aldo Gorfer dà dettagliate informazioni nel suo libro.
Ma dopo aver perso quasi subito il sentiero ed esserci impegolati in una selva umida e oscura abbiamo preferito rinunciare e rimandare la spedizione a tempi meteorologici migliori.

Diverse le malghe in zona, alcune con qualche segno di vita, altre presumibilmente abbandonate; nell'insieme, tutt'altro andazzo rispetto alle ben più curate malghe dell'Alto Adige a cui ci siamo abituati in questi ultimi anni.
Mi dice un'amica, che in questa terra ci è nata e cresciuta, che è tutta una questione di contributi: di là (Alto Adige) li hanno erogati per tenerle aperte e operative, di qua (Trentino) li han dati per chiuderne la maggior parte e riconvertire l'economia, facendola ripartire principalmente da campi di mele, alberghi e impianti sciistici.

Mi manca uno scritto, un documento storiografico per appurare che la cosa sia andata veramente così, anche se mi basterebbe guardarmi intorno per averne o meno conferma.
So solo che alla fin fine il risultato si vede benissimo, e mi fa pena quel trentino che ancora si chiede perché il turismo in Alto Adige va bene e dà lavoro alla gente del posto per 12 mesi all'anno, mentre qui si parla ancora di stagione estiva e/o di stagione invernale.
(Non che in Alto Adige non ci siano mele-alberghi-funivie, è solo che non sono diventati ancora -per il momento- il paesaggio predominante) 


casotto per gli attrezzi a malga Stue Alta


malga Stue Alta, 1550m ca


baita presso malga Stue Alta


vesro malga Cazorga, sullo sfondo cima delle Stellune


malga Cazorga, 1845m ca




C'è pure un ricovero per eventuali escursionisti in difficoltà, qui chiamati simpaticamente "turisti".
[Non so eh, magari mi sbaglio, ma se qualcuno dà della turista a me, io forse gli allungo un ceffone a mia insaputa, così, en passant ... ]



La porta era aperta e un'auto di cacciatori parcheggiata nei paraggi, quindi mi sono astenuta  dall'entrare e curiosare troppo.



Neve.
il larice solitario

12 novembre 2013

dejà vu

Ecco, sono andata a raccattare spezie in un negozio di alimentari asiatici, quelle bottegucce gestite da orientali o nordafricani che vendono di tutto un po'. Ce ne sono forse una decina in tutta Trento, e hanno tutti più o meno la stessa roba.
E andavo sbadata, così sono entrata a caso in uno di questi covi di aromi esotici.

Mentre pagavo entra un elemento che mi guarda con sorpresa (ero l'unico cliente), ma poi mi dice con chiaro accento basso-campano che lui è lì per salutare il suo "caro amico", perché "questa è brava gente, davvero brave persone".
Il tutto con addosso una frenetica e sospetta voglia di giustificarsi.
Il suo "caro amico" (il titolare) mi guarda un po' imbarazzato, io ritiro merce e scontrino e me la svigno.

Eh già, me la svigno, portandomi addosso un'angoscia spero immotivata, ma che mi pesa sullo stomaco peggio di un peperoncino morouga; perché d'improvviso mi ricordo di aver assistito ad una scena molto simile qualche mese fa, sempre a Trento, e sempre in un negozio il cui titolare è extracomunitario. Quella volta però i toni dei visitatori (2) erano stati molto meno affabili, e il mio disagio più pressante.
Anche allora la cosa mi aveva impensierita, ma presa dall'imminente partenza per il mare mi ero subito rifugiata tra le braccia di quella malattia che si chiama apatia civile(*) che a tutto fa soprassedere, e che però prima o poi ti sveglia brutalmente presentandoti puntuale un conto amaro o salato (sempre che nel frattempo non ti abbia già ammazzato).

A mettermi in allarme, ieri come l'altro ieri, è stata la similitudine con situazioni vissute anni fa, durante uno dei miei tanti viaggi a Napoli e dintorni.
Gli esattori della camorra entra(va)no nei negozi a volto scoperto, sicuri di sé, millanta(va)no rapporti ottimi e cordiali con i titolari della bottega, e poi ti guarda(va)no in un modo che lascia(va) intendere un inequivocabile invito a toglierti di torno, mentre loro tratta(va)no affari.

Chiedo a chi ne sa più di me se è azzardato ipotizzare che gruppi di sfaccendati -non necessariamente affiliati- si diano all'estorsione ai danni di commercianti extracomunitari, spacciandosi per pezzi grossi della malavita e approfittando del loro isolamento sociale.
La risposta è stata che non solo non è azzardato, ma è anche possibile e probabile. E mi ricorda che l'emarginazione sociale di interi gruppi (che magari provengono già da aree geografiche in cui la corruzione è di casa e pagare mazzette per star tranquilli non è considerato immorale) ne favorisce l'assoggettamento a chiunque abbia ambizioni da capobastone. La nostra mafia in giro per il mondo è attecchita grazie anche a queste situazioni.

Così mi son ricordata di un insignificante articolino letto qualche settimanella fa, roba che ancora una volta il mio cervello aveva rimosso in un nanosecondo:
http://www.questotrentino.it/qt/?aid=13990

[Notizie che peraltro circolano già da anni in certi ambienti, ma che stranamente fanno fatica a uscirne e a guadagnarsi un pubblico dibattito serio; quello fatto dagli esperti del settore però, possibilmente evitando che venga banalizzato dai soliti incompetenti che pontificano di cose di cui non hanno la minima cognizione]


(*) alcuni sintomi dell'apatia civile

  • chissenefrega, tanto non cambia mai niente
  • son tutti uguali da nord a sud
  • ah, ma io non son di qui, cazzi loro e che s'arrangino
  • son ben altri i problemi della gggente
  • e la magnadora de noantri, vuoi mettere, neh?
  • finché se la vedono tra di loro va benon
  • tasi, valà, 'sta roba da terùn qui non attacca miga, siam tirolesi noi, porc'oddio
  • mi ades vago in montagna, che bel

2 novembre 2013

doppio furto con maldestrezza

I nostri primi timidi approcci con l'Alto Adige son cominciati una decina d'anni fa.
In un peregrinare disordinato e casuale che ci ha portato a mirare alcuni dei paesaggi più belli mai visti prima, avevamo sempre ignorato, senza motivi palesi*, la parte sud-orientale di questa provincia, cioè quella che coincide con le Dolomiti. Quelle Dolomiti che di recente son state dichiarate dall'UNESCO patrimonio dell'umanità.

*Sesto senso, comincio a credere che il mio sesto senso sia qualcosa di reale e misurabile.

Questo è il resoconto di come ho scoperto quest'ottusangolo di Alto Adige, e di come il mio colon ne avrebbe fatto volentieri a meno.

Dunque, c'è voluta un'intera giornata libera ma deturpata da nuvolaglia per farci venire in mente di andare a curiosare verso l'Alpe di Siusi, la Seiser Alm in lingua tirolese. Che, urge ricordare, è Parco, e quindi lo si immagina tutelato dalla rapacità umanoide.
Benone.
Uscita Bolzano nord, direzione Alpe di Siusi; le indicazioni per una delle aree più famose e pregiate del mondo alpino non mancano di certo.

Il primo sentore di imbroglio l'abbiamo avuto appena superato l'abitato di Siusi, quando un bel cartello bilingue avvisa che la strada d'accesso all'altipiano è chiusa al transito automobilistico dalle 9 alle 17. Per accedervi durante questa fascia oraria occorre usare la funivia apposita; costo: 14 euro a cranio.

E se riusciamo ad arrivare prima delle 9 del mattino? Si può proseguire con l'auto sino all'agglomerato di Compaccio, situato proprio all'inizio dell'altipiano, nonché stazione di arrivo della suddetta funivia. Gratis? No, zozzo vandalo incivile che non sei altro, si paga il parcheggio. Quanto? 14 euro. E dagli.

Ma un bus, ci sarà un bus che porta fin lassù? Certo, l'Alpe di Siusi Express - Linea 10.
Costo del biglietto? 14 euro.
Prezzo fisso, insomma.
(fonte: www.alpedisiusi.info/it/info/una-vacanza-senza-macchina.html)

Le alternative pedestri ci sarebbero, prendendo qualche sentiero che parte per esempio da Castelrotto, o da qualche valletta laterale della val Gardena; bisogna però vedere se e dove si può lasciare l'auto, ed eventualmente il costo del parcheggio (magari ancora a 14 euro…).
Sempre che ne valga la pena, della qual cosa comincio a dubitare fortemente, perché quando cominciano a sparare certi prezzi e a porre certi limiti (vecchio trucco quello della presunta scarsa disponibilità, che serve ad aumentare sia il desiderio della merce che si vuol vendere, sia il suo prezzo) mi vien da pensare, da scettica malfidata qual sono, che qualcuno mi voglia rifilare una patacca spacciandomela per gioiello.

Ma è davvero un gioiello sensazionale 'sto posto? se è stato reso così difficile transitarci con un motore sotto il culo, come minimo ci si aspetta un ambiente paradisiaco iper protetto, dove le emissioni inquinanti sono bandite per sempre, e zero rumori, e zero cemento tranne qualche indispensabile struttura ricettiva, magari piccolina e ultramimetizzata nell'ambiente circostante, che chi è così bravo da riuscire a distinguerla nel paesaggio vince uno sconto, o una notte gratis, o un pasto tipico a base di prodotti genuini...

Invece no, sembrerebbe proprio una chiavica. Però venduta bene.
L'ho scoperto spulciando qua e là nel loro stesso sito (www.alpedisiusi.info), dove pullulano informazioni e immagini di cui vanno orgoglionamente fieri.

L'altipiano è disseminato di strutturame ricettivo vario (fonte: www.alpedisiusi.net/it/alpe-di-siusi/alloggi.html) piazzato lì da ditte sudtirolesi, autorizzate da sindaci e politici sudtirolesi  (I suppose).
Natürlich, i clienti di tutti quegli alberghi possono salire all'alpe senza pagare il dazio (forse perché già incluso nel prezzo del soggiorno), epperò io li immagino tantini, visto il numero delle stanze di cui ciascun albergo dispone. Vabbé.

Hanno scassato tutto, impiantato seggiovie a nord e a sud (fonte: www.alpedisiusi.info/it/estate/impianti-di-risalita.html) e ne è pure esibita con vanto la mappa, visibile qui www.alpedisiusi.info/it/inverno/sci-alpino.html).

Più una chiesa, che se esistesse davvero un dio serio l'avrebbe già incenerita a suon di fulmini.
(ammirabile a questo indirizzo http://www.proseiseralm.info/index.php?option=com_content&view=article&id=60&Itemid=118)

Roba da superare in fighezza persino gli ideali gloriosi di un qualsiasi italico imprenditore (di quelli stile cumenda lumbard, che andavano in voga negli anni '80).
L'avessero fatta i Walschen Schweine (porci taliani, come affettuosamente a volte ci chiamano) una roba simile, i sudtirolesi sarebbero saliti su con le bombe per far saltare in aria gru e betoniere, gridando allo scempio e alla violenza inflitta al loro sacro territorio dai cattivi invasori. Avrebbero tirato giù i santi e disseppellito i demoni dell'inferno per contrastarli. Invece, a parte i succitati 4 ambientalisti cacasenno, tutti tranquilli.

E si fanno pure pagare per mostrare il parto di cotanto senso estetico, come se avessero fatto una mirabolante opera d'arte, mentre dovrebbero essere loro a risarcire noi per averci ostruito il paesaggio e per aver avvilito l'unica vera opera d'arte che stava lì da prima che quella gente e i loro avi piantassero le fauci su questo pianeta.

Benedetto sia internet, grazie al quale ho evitato di regalarmi in futuro una giornata in quella zona.
Che poi, a vederla di persona, non mi sarebbero bastate tutte le lingue e i dialetti dell'universo cosmo per congratularmi coi responsabili, e io mal sopporto di non potermi esprimere perché a corto di parole.