28 agosto 2013

il sonno del capsicum non genera mostri (purtroppo!)

 
giusto un sospetto di fiorellino, ma per il resto nada de nada: hanno solo ciucciato concime a sbafo e prodotto bellissime foglie verdi, che quasi quasi me le fumo.
Per giunta le abbondantissime piogge notturne le hanno pressoché annegate, dunque quest'anno i peperoncini tosti rimangono confinati nei miei sogni.

L'Habanero chocolate, rigoglioso ma piegato dall'eccesso d'acqua:

Habanero Chocolate


L'Habanero orange, idem:

Habanero Orange


Un piccolo di Fatalii yellow, il più pigro di tutti: nato in primavera, è ancora nano.

Fatalii yellow (semi-mignon)


Un altro Fatalii yellow, nato inaspettatamente un mese fa; passerà l'inverno dentro casa con noi, con la speranza che in primavera riparta e si dia da fare.

Fatalii (mignon)


e infine un piccolo di Habanero Giant White, nato anche questo un mese fa; passerà l'inverno dentro casa.

Habanero Giant White (mignon)


Che apocalisse capsica quest'anno 

21 agosto 2013

al Timmels-Schwarzsee (Lago Nero del Tumulo) e alla Schneeberghütte (S. Martino Monteneve)

Trento - Bolzano - Merano - Val Passiria - strada per il passo Rombo - ponte di passo Rombo (Timmelsbrücke) 1750m ca
Sentieri 30, 29

Il lago che da più di un anno stava  in cima alla mia wishlist è entrato finalmente a far parte  dei miei album fotografici, e ci si è piazzato di prepotenza ai primi posti.
Percorsa tutta la val Passiria, qualche km prima del passo Rombo abbiamo lasciato l'auto al Timmelsbrücke (1760m ca)  per inoltrarci col sentiero n.30 nella valletta percorsa dal rio Passer. Già prima di raggiungere la Timmelsalm (Malga del Tumulo, a 1960m) noto nubi nere diffuse e un velo bianco sui monti di confine, ma le previsioni meteo avevano dato tempo in veloce miglioramento, quindi proseguiamo fiduciosi.
Beato ottimismo da giovinastri.

Timmelsalm (Malga del Tumulo, a 1960m) 


sentiero n.30, sinfonia d'acque


paesaggio autunnale 





le solite pettegole :)


un capanno per i pastori poco sotto il lago


Arriviamo alla prima meta sotto una finissima tempesta di granelli di ghiaccio: non è pioggia, non è neve, non è grandine, ma è molto fastidiosa, anche perché accompagnata da un forte e freddo vento - questo si, ampiamente previsto dai maghi del meteo.

Timmels-Schwarzsee (Lago Nero del Tumulo) 2505m


Timmels-Schwarzsee (Lago Nero del Tumulo) 2505m. In fondo (quasi al centro) la forcella che risaliremo


Timmels-Schwarzsee (Lago Nero del Tumulo) 2505m


Malgrado il tempo bigio il lago fa la sua bella figura: è grande, è profondo, è collocato in un ambiente superbo, insomma, è un Signor Lago di quelli che piacciono a me.
Saliamo lungo il sentiero n.30 per un altro centinaio di metri a sbirciare un altro laghetto segnalato sulla mappa, ma scopriamo con delusione che si è trasformato in una pozza semi prosciugata.
Torniamo al Timmels-Schwarzsee dove ci assale il dubbio amletico: tentare la traversata fino alla Schneeberghütte (rifugio Monteneve) che sta oltre i monti di fronte, o tornare indietro? La granella continua a scendere furiosa e il vento non ha pace, ma dopo tutta la strada fatta per arrivare fin qui sembra uno spreco rinunciare al bel giro accuratamente preparato da una settimana per tornare a Trento con le pive nel sacco.
Allora corna basse, si prosegue nonostante tutto. Dal lago prendiamo il sassoso ma facile sentiero 29 che prima scende fino ai 2450m di un ignoto laghetto, e poi risale ai 2666m della Karlscharte, la forcella che apre il passaggio verso l'alpe di Montenevoso.

si prosegue lungo il sentiero 29


l'ignoto laghetto


arcobaleno sulla Timmelsalm


salendo alla Karlscharte


all'apice della forcella sguardo all'indietro: si intravede il Timmels-Schwarzsee


Qui la granella non arriva, resta incastrata tra le pareti verticali della Timmelsalm senza riuscire a valicare il passo. Così, verso la Schneeberghütte, il cielo ci sembra più pulito, ma è solo un'illusione ottica indotta dallo stress accumulato dopo aver attraversato tra le nubi la valle del Tumulo. Infatti arrivano gocce d'aqua.




si scende a ridosso della severa parete della Gurtelspitz (Croda della Cintola)


in vista della Schneeberghütte


resti del villaggio dei minatori
[sulle miniere tutto qui e qui]

Decidiamo di fare tappa alla Schneeberghütte (2355m), e rimandiamo la salita al vicino Kleiner Schwarzsee (a 2630m di quota) a più tardi; per raggiungerlo occorrono all'incirca 50 minuti, secondo la segnaletica nei pressi del rifugio.

Schneeberghütte (2355m)




Ma la sosta ci ha fregati, e non poteva essere diversamente.
Io, in crisi da calo di zuccheri, ho ordinato un semplice piatto di pasta: me ne hanno portato almeno 150 grammi. E non posso dire che non lo sapevo, no-no-no; sono anni che mi fermo a mangiare in malghe e rifugi dell'Alto Adige, e vedo portare dosi di pasta per scaricatori di porto.
E siccome detesto gli sprechi, non ne è rimasto neanche un atomo nel piatto. Risultato: a fine pranzo è già tanto che io sia riuscita a vincere la forza di gravità necessaria ad alzare il fondoschiena dalla sedia.

dosi imbarazzanti ... gnammi


Idem per il maritozzo, che ha preso solo un paio di canederli in brodo (buuuu - buuuu) e una fetta di torta.




liquore di mirtilli, offerto dalla casa: buono


Si scende sempre col sentiero 29, e in un paio d'ore (con vivace passo da pitone in fase digestiva) si raggiunge di nuovo il Timmelsbrücke.

vista sui monti del gruppo Tessa


una pozza d'acqua dalle rive rosse, ricordo dei lavori di miniera


una rampa micidiale 





vista sull'Hoher First (monte Principe 3433m)


ritorno al Timmelsbrücke

Curiosità: l'ultima canzone che ho sentito in auto, prima di scendere e incamminarci per questo bel giro, è stata "do it again" degli Steely Dan.
Me la son portata appresso nel cervello per tutto il giorno, e di sicuro il Timmels-Schwarzsee lo vedrò ancora.

12 agosto 2013

sulla cresta del frate (gruppo del Rava)

Causa previsioni di traffico intenso con conseguenti code autostradali, abbiamo deciso di restare un po' più vicini a casa e approfittarne per compiere una volta per tutte un giro sempre rimandato: la famigerata Cresta del Frate, in quel dei monti di Rava.

Sentieri 332 - 332b (alta via del granito) - 366b - 366 - 328

Partenza dalla località Tedon, in val Campelle, a quota 1360m. Ci inoltriamo nella val Caldenave che il sole ancora non è sorto completamente e fa quasi freddino. Meglio così, l'ultima volta che tentammo questo giro fu un disastro proprio a causa del gran caldo patito.


l'arrivo al rifugio Caldenave, 1790m ca


dalla piana di Caldenave vista sul Montalon (Lagorai)

La forcella Ravetta si conferma una cosmica rottura di zebedei, sia in salita che in discesa, e sia che la si prenda dal versante della val Caldenave, sia che la si prenda dal versante della val di Rava.

la solita pietraia per la forcella Ravetta, non si sposta mai ...


dal sentiero 332b (alta via del granito) vista sul Lago Grande di Rava, a quota 2125


vicini al Forzelon di Rava

Sino al Forzelon di Rava (2397m) procediamo più o meno abbastanza spediti, poi cominciano le prime difficoltà e paradossalmente anche un po' di noia.




la Cresta Ravetta

Sarà che ormai paesaggi e genti del concorrente Alto Adige ci hanno sedotti e non accennano ad abbandonarci, sarà che dal versante della val Malene si alzava a tratti un nebbione che ci impediva di ammirare il paesaggio circostante, sarà che dal cielo ogni tanto arrivava qualche goccia d'acqua, sarà che alla fin fine io qua non ci volevo proprio venire e pensavo con desiderio ad un lago in sud Tirolo che è in cima alla mia lista escursionistica, fatto sta che 'sto giro si è trasformato in un faticoso e monotono camminare fine a se stesso, che è quanto di peggio possa capitare a chi vaga a piedi in cerca di emozioni sensoriali.
Anche l'attraversamento del Tombolin di Rava, di cui troppi descrivono la spettacolarità, è stata una delusione. Nemmeno facile, tra l'altro: la presenza di corde metalliche per aggraparsi lungo la breve scalinata agevola il passaggio, che però io non farei mai in discesa (anzi, onestamente non lo rifarei nemmeno in salita).

forcella Tombolin 2340m


sosta durante l'ascesa al Tombolin, ancora breve malore da ipotensione (non ci siamo proprio...)


toh, chi si intravede


vista sui laghi di Rava dal Tombolin


per raggiungere il Frate è un continuo, disagevole saliscendi


e qualche passaggio angusto vietato agli oversize


Fratacchione, a noi due



Il Frate duramente raggiunto è subito vittima della mia insolente ironia, ma quando scorgo in lontananza l'habitat di un noto e ben peggiore figuro cambio giustamente bersaglio e perfeziono il tiro.

Ora, forse non tutti sanno che dietro la montagnola nella foto sotto (che si chiama monte Fierollo) è stato osservato più volte un cinghialoide resosi famoso perché grugnisce indisponente un'incomprensibile accozzaglia di sillabe in cui qualcuno ha ravvisato accenni di dialetto tesino. Vai a capire il frutto di quale accoppiamento selvaggio è questo sfigato essere, visibilmente sofferente, la cui aggressività è - secondo il mio umile parere - un disperato e implicito invito a soppressarlo per porre fine alle sue indicibili sofferenze terrene.
Dunque, per la prima ed unica volta in vita mia, faccio un accorato appello ai cacciatori seri: una volta tanto, fate una vera, pietosa opera di selezione naturale; abbattete codesto osceno composto organico e il patrimonio genetico dell'intera razza suina ne trarrà giovamento.
Anche i bracconieri sono avvisati.
[Attenzione però, potrebbe non essere commestibile, ma volete mettere, che trofeo!!!]

monte Fierollo e i 2 laghetti della Bela Venezia, al di là l'habitat del cinghialoide


nonostante tutto, qualche fiorellino mi ingentilisce


caverne presso il passo Fierollo, testimonianze del fronte di guerra





dal passo Fierollo vista sulla val di Rava; in fondo a dx la forcella Ravetta che risaliremo per tornare in val Campelle

Da qui in discesa verso i laghi di Rava, per poi risalire prima col sentiero 328 verso il Lago Grande avvistato in mattinata, e poi su traccia senza numero per ricollegarci al 332 che ci riporterà stracotti alla forcella Ravetta.
Soliti apprezzamenti (in rima baciata, sto migliorando) allo stato del sentiero lungo la discesa al rifugio Caldenave, dove faremo l'ultima delle tante pause di questo giro, e finalmente la cosa più bella: il rientro a casa e lo studio di una carta escursionistica dell'Alto Adige per la prossima escursione.