6 luglio 2013

sui tacchi in Ogliastra (parte prima)

Di ritorno dal Nuraghe Serbissi sosta nella gola di San Giorgio, sopra il paese di Osini. Trattasi alla fin fine di uno stretto passaggio percorso da una stradina asfaltata, che sfiora da ambo i lati pareti decisamente verticali. Come si sia formato questo intaglio nelle rocce è spiegato dai geologi col termine "diaclasi".
La leggenda popolare, invece, attribuisce questa frattura all'opera miracolosa di un vescovo locale, tale san Giorgio, che chiese di pirsona pirsonalmente al suo buon Dio di aprire un varco nella montagna rocciosa affinché lui e altri eventuali viaggiatori potessero proseguire senza troppe lungaggini e difficoltà il proprio cammino. Da qui il nome del passo.

La scala di San Giorgio, scavata lungo la parete orientale della gola, consente di salire in 5 minuti fino ad un punto panoramico da cui si scorge il mare della marina di Gairo (prossimamente su questo blog).

scala di San Giorgio














mare! mare!


Lungo il versante occidentale della gola altri scalini scavati nella roccia conducono in breve ad una zona molto fresca, dove le correnti d'aria che si infilano tra i cunicoli creano un microclima circoscritto a poche decine di metri quadri, in cui la temperatura risulta più bassa anche di 5/6° rispetto alle zone adiacenti. Aria condizionata gratis.




 ciclamino al fresco




Sulla strada provinciale per raggiungere il più famoso tacco d'Ogliastra - Perda Liana - tanto per cambiare ci siamo persi. Avanti e indietro con l'auto, e una lurida mappa della zona in mano assolutamente inadeguata, finché miracolo! sotto il sole cocente del pomeriggio ecco un miraggio: un posto di blocco e una pattuglia di carabinieri.
I militari che sperano di monitorare queste zone desolate e semidesertiche dell'entroterra son quasi tutti "continentali" ; quando hanno la fortuna di beccare una macchina di turisti la fermano più per fare 4 chiacchiere che per controlli veri e propri. Così è stato con noi: una sbirciata lampo a patente e libretto e poi 2 parole in assoluta tranquillità. L'occasione è buona per chiedere loro informazioni per raggiungere Perda Liana; il capo pattuglia ci da indicazioni precise, ma sembra perplesso: non si capacita che qualcuno abbia voglia di arrivare fin lassù, perché "non c'è nulla, solo il cocuzzolo e il deserto intorno" ci dice.
Abbé, allora va benone.

Eccoci a Perda Liana, siamo arrivati fin sotto le sue falde.

[ Il nome deriva da "iliesi", che furono i primi abitanti della zona, così chiamati perché vuole leggenda che fossero fuggiti con Enea da Ilio quando questa fu rasa al suolo ( fonte "I sentieri delle aquile - antichi itinerari degli Iliesi nei Tacchi di Ogliastra" di Marco Panerai) ]



Ci abbiamo girato tutt'intorno per vederla bene da tutti i versanti.















Benché sia munita di cappello antisole, occhiali antisole e crema protettiva antisole, il caldo proveniente dalle rocce surriscaldate intorno, sommato al forte irraggiamento solare, mi rimbambisce in un nanosecondo. Sarò salvata in extremis da un provvidenziale venticello fresco che si è innalzato proprio mentre credevo che sarei stramazzata al suolo. La cefalea comunque me la son portata a casa, ci ho trascorso un'intensa nottata, e mi ha tenuto compagnia fino all'alba del giorno dopo.

dalle falde di Perda Liana, il versante orientale del Gennargentu (1834m ca)

I tipici cocuzzoli anche in formato miniatura son sparsi ovunque:




ancora il Gennargentu, ricordi di vacanze estive della mia infanzia (...)

Continua ...

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