28 novembre 2012

su cima parì

L'avevo scrutata-valutata-fotografata venerdì 16 dalla cima del monte Altissimo di Nago; " muy bien " mi ero detta " non c'è neve, finalmente uno di questi giorni possiamo salirci e ammirare il tanto decantato panorama da lassù ..."
Così ci prepariamo, con calma, sabato 24. La salita dovrebbe essere facile, il dislivello più che abbordabile. Partenza da Trento, arrivo in val Concei, direzione malga Trat, parcheggio a 1500m, sento un freddo strano nelle ossa, prime imprecazioni contro l'inverno imminente, vabbé, saliamo.








Uno schifo di aria, di luce, di macchina fotografica, di fotografa particolarmente rimbambita ancora più del solito. Qui sfiga ci cova.









caré alto






Arrivati alla Bocca di Savàl (1720m) toh, guarda chi si vede: il nostro fenomeno meteorologico preferito...

nebbia&nuvolaglia



lì in mezzo a quel grigiume umido dovrebbe esserci la nostra meta



malga Sàval, 1690m ca







una pozza senza nome...



...tiene in trappola erbe acquatiche dietro un vetro di ghiaccio



e pure una sorta di gancio sinistro rivolto al cielo







dalla bocca di Sàval si sale in mezzo alla nuvolaglia, e non c'è scampo



in un brevissimo sprazzo di luce finalmente si vede qualcosa: la croce in cima










Panorama tutt'intorno: NON PERVENUTO. Niente, nada, rien, nichts, 'na beata mazza. Però un bel corroborante tasso di umidità nell'aria pari al 99% non ce lo ha tolto nessuno.
La tentazione di disegnare oscenità sul libro di vetta era intrigante, ma era più urgente mangiare qualcosa e fuggire a razzo da quella sauna gelida.
Ovviamente la nube avvolgeva solo la cima, perché appena scesi un po' di quota ci si poteva guardare intorno.

sguardo sulla bocca di Sàval


Vedere che anche la cima del Misone è ostaggio di un po' di nuvolaglia mi consola un po'.


E niente, ora si va in letargo    

23 novembre 2012

in val martello

Esplorazione nella sconosciuta val Martello, domenica 18 chiudiamo alla grande una settimana extra di vacanza.


il comitato di accoglienza :)


Qui è pieno inverno, scii chi può e sa.

















la cappelletta situata di fronte al rifugio Nino Corsi























salendo verso il rifugio Martello, sguardo sul Corsi


Poi lo spettacolo:













il solito parelio, sempre bello


Lungo la via di rientro

si intravede il lago di Gioveretto

Credo l'unica volta che mi è venuta davvero voglia di sciare.

22 novembre 2012

Stoanerne Mandlen (Col degli Ometti)

Non racconterò della passeggiata sull'Altissimo di Nago fatta venerdì 16, non perché non sia stata piacevole o perché il posto sia orribile, ma perché francamente non mi ha ispirato nessun particolare pensiero. D'altronde c'ero stata ben 14 anni fa, e già allora non avevo trovato niente da dire. E' una facile cima con vari punti di accesso tutti più o meno abbordabili senza particolari doti atletiche, offre un punto d'osservazione molto panoramico, bella vista sul Garda e sulle alpi bresciane ... insomma, le solite cose che si possono leggere un po' ovunque.

Non starò neanche a spiegare cosa sono gli arcinoti Stoanerne Mandlen: lo fanno benissimo altri, qui.
Dico solo che le due parole richiamano immediatamente i sostantivi inglesi "stone" e "man", già di origine germanica; chi conosce un minimo di inglese non faticherà a capirne il significato.

Non c'eravamo mai stati prima ma sappiamo che il giro è facile e poco impegnativo, e - vista la smagliante forma fisica  - sabato 17 torniamo in Val Sarentino.
Assonnati come 2 ghiri che si son persi il letargo, parcheggiata l'auto poco lontano dalla baita Sarner Skihütte (1618 m), deambuliamo sonnecchiosi lungo il sentiero n.2, schivando non si sa in virtù di quale dote paranormale i lunghi e insidiosi tratti ghiacciati.









Auener Alm - 1796 m


Arrivati all'Auen Joch ( Giogo dei Prati, 1924 m) ci svegliamo, finalmente; il sole c'è tutto.



I pinnacoli si intravedono già, ma visti da vicino, sotto il sole reso abbacinante dal po' di neve intorno, fanno la loro bella figura.

verso la Wetterkreuz (croce del tempo)



Stoanerne Mandlen (Col degli Ometti) 2000m ca







come facciano a non crollare a terra nun zo







picco Ivigna (sx) e punta Cervina (dx)


Quando arriviamo non c'è nessuno, ma quasi subito ci raggiunge una coppia di sudtirolesi; il luogo deve avere senz'altro qualcosa di magico, perché socializziamo ed entriamo in sintonia in un nanosecondo. Io parto con il mio tedesco scolastico, salvo scoprire subito che loro son capacissimi di parlare un perfetto e variegato italiano, molto, ma MOLTO meglio di tanti italiani. Tra le varie cose che mi hanno raccontato quello che più mi ha fatto piacere è stato scoprire che sono amanti e frequentatori assidui della Sardegna, capaci di apprezzarla e rispettarla come solo i popoli germanici sanno fare (e sempre molto, ma MOLTO meglio di tanti italiani). A 2 persone così carine non potevo non dare dritte su spiagge degne della loro curiosità. E poiché capiscono che il loro amore per la Sardegna è pari al mio per l'Alto Adige, mi consigliano qualche bel giretto da fare in futuro, quando sarà ancora estate.

Dopo la lunga e proficua chiacchierata noi proseguiamo verso la Möltner Kaser, seguendo un tracciato senza numerazione, che però ci hanno descritto dettagliatamente i 2 bei tipi.





ancora ghiaccio insidioso



Möltner Kaser - 1760m ca


Da qui seguiamo le indicazioni per il rifugio Merano.
















E in un'oretta siamo di nuovo all'Auen Joch.

Auen Joch (giogo dei prati) - 1924m ca

La tentazione di divagare verso il rifugio Merano era forte, ma - ahinoi - non disponendo di nessuno che facesse la spesa finesettimanale in nostra vece, a malincuore siamo tornati a prendere la fedelissima per rientrare a Trento, giusto in tempo per acquistare almeno un tozzo di pane per il giorno dopo. Divagheremo il giorno dopo, altrove.
Intanto la lista di luoghi da vedere in Alto Adige si allunga paurosamente, tale da farmi venire il sospetto che non ce la farò mai a esaurirla.