16 febbraio 2012

miti e credenze sulla luna - incontro con Paolo Tosi

Fino a pochi giorni fa di Paolo Tosi sapevo solo che è stato prima antenna e poi socio del CICAP, articolista del mensile Questotrentino, attualmente docente di fisica all'università di Trento, amante della montagna e dello scialpinismo. Quello che non immaginavo sono le sue doti di grande intrattenitore.
Impossibile per me seguire seriamente il discorso sui "miti e credenze popolari sulla luna" (organizzato dall'università nell'ambito del "corso di meteorologia fisica, comunicazione ed economia" ) perché le continue risate hanno totalmente distolto la mia attenzione da tutti i dettagli tecnici relativi agli studi sulle presunte influenze lunari su clima e altro. Il discorso, tra l'altro, era infarcito di termini abbastanza tecnici e ostici per i non addetti; non propriamente da divulgatore, ma da vero insegnante specializzato.

Sulle presunte influenze lunari sul clima ha presentato una serie di studi e relative conclusioni a partire dal 1700, cominciando col saggio meteorologico dell'abate Giuseppe Toaldo (1773) e finendo con gli studi dei climatologi Robert Balling e Randall Cerveny (1995).
Dati alla mano, ha smentito intere categorie di persone che attribuiscono alle fasi lunari i più svariati influssi: agricoltori per quanto riguarda le semine, boscaioli per quanto riguarda il taglio della legna, ostetriche per quanto riguarda le nascite, pescatori per quanto riguarda la pesca, fungaioli per la ricerca dei funghi, vignaioli per quanto riguarda l'imbottigliamento del vino, e infine certi pseudocriminologi che sostengono che con la luna piena aumentino i crimini (e questa fino all'altro ieri non la sapevo).
La luce lunare, se e quando influisce, lo fa in misura irrilevante.

Ho gradito una sua frase, che rispecchia il mio pensare: sulle esperienze individuali non si discute. Per esempio, è inutile tentare di convincere una persona che l'omeopatia è una fregatura, quando questa persona è guarita o è convinta di essere guarita da un qualcosa in seguito all'assunzione di un farmaco omeopatico. Spiegare quanto sia ingannevole il principio di causa ed effetto non è facile.
Si discute solo quando qualcuno dei seguaci di terapie alternative&co. ha la presunzione di trasformare la propria esperienza soggettiva in un'esperienza oggettiva, attribuendole validità universale. E anche in questo caso - dice Tosi quasi fatalista - è inutile: chi crede non cambierà facilmente idea.

Bè, io sono la prova vivente che in questo caso è troppo pessimista: allevata e cresciuta sotto la tirannide dello spauracchio cattolico, infarcita di apparizioni mistiche e presunti miracoli, a 16 anni (non a 25 o 30), ne sono uscita grazie a letture come "viaggio nel mondo del paranormale" di Piero Angela (libro che mi fu provvidenzialmente posto sotto il naso dal fratellone maggiore). E da allora non ho mai smesso di cercare spiegazioni più realistiche al presunto mistero di eventi apparentemente inspiegabili.
E senza nemmeno cadere preda dello scientismo più fanatico, cosa che invece spesso si riscontra nel variegato mondo degli scettici.
Si può, professore, è difficile (e forse i casi come il mio sono statisticamente irrilevanti), ma si può.

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