27 febbraio 2012

malga arza - malga loverdina

"ma...ma...ma..., e se incontriamo il «gatto», che facciamo???"
( il gatto, per la precisione, è questo qui, un superbo e pasciuto esemplare di lince nominato B132, catturato, munito di un nuovo radiocollare e rilasciato libero e bello nel Brenta all'inizio di febbraio )





"gli diciamo ' uh, ma che bella collana nuova, complimenti, proprio bella ' così lui si mette zampe all'aria, noi gli facciamo ghiri ghiri sulla panza, e poi ce ne andiamo dalla parte opposta, va bene?" 
(ho sposato un ansiolitico vivente, son mica fessa io)

Così siamo andati a passeggiare a casa sua, là dove già anni fa abbiamo avuto un altro incontro diciamo - ehm - elettrizzante con Jurka e prole.

malga arza





Per arrivarci abbiamo raggiunto e superato l'abitato di Cunevo, quindi parcheggiato nei pressi dell'ex rifugio fontana (o una cosa simile), l'ultimo posto in cui era possibile farlo decentemente. Dopodiché ghiaccio, ghiaccio e poi ghiaccio. Neve boh, chi l'ha vista? davvero irrilevante la quantità trovata.

A parte noi non c'è anima umana intorno, quindi il bosco risuona di un'infinità di versi per me sconosciuti che non riesco ad identificare bene. Un latrato, chi lo sa che i caprioli fanno un verso che ricorda l'abbaiare di un cane? io lo so, ma questa consapevolezza non è che mi tranquillizzi molto. 
Sento una serie cadenzata di toc-toc, forse è un picchio (o le mie ginocchia).

Poi vabbé che quando si ha paura tutto viene amplificato, però una casa di formiche della specie rufa con un'entrata così larga che suggerisce l'esistenza di formiconi giganteschi che si avventeranno su di te per vendicarsi di tutte le volte che hai rotto loro gli zebedei, solo io potevo ipotizzarlo; e comunque per sicurezza non sono andata a verificare, vuoi mica rischiare così. Saluto da lontano e filo via.





un bel tratto di sentiero che dalla malga arza porta alla malga loverdina è sconquassato da lavori forestali


malga loverdina 1760m ca


appena ci vede arriva subito un nuvolone che per 10 minuti scarica un nevischio fine fine


una debole traccia indica la direzione per la malga termoncello


benvenuti alla malga loverdina!!!




Una parte del locale è aperta. C'è pure un papello che suggerisce le norme di comportamento da adottare in caso di incontro ravvicinato con un orso; le riassumo più o meno:
1) tenersi alla larga (mavà?)
2) godersi comunque l'incontro da lontano
3) se l'incontro è proprio ravvicinato parlare a voce alta: l'orso, come tutti i selvatici, si spaventerà e si allontanerà (sarà ...)
4) se è una femmina coi cuccioli allontanarsi rapidamente (a chi lo dici...)
5) se proprio proprio l'orso si dimostra aggressivo stendersi a terra pancia in giù con le mani sulla nuca, l'orso si allontanerà
Ecco, su quest'ultimo punto avrei molto da polemizzare: secondo l'estensore di codesto papello io mostro all'orso la parte più consistente e appetibile del mio corpo e quello si allontana? oppure è un modo educato ed elegante di dire che in quel caso lo sfintere rilascerà naturalmente un odore nauseabondo di carogna tale da indurre il malcapitato orso ad una rapida fuga? mavalà, secondo me c'ho azzeccato con la seconda ipotesi.





toh, un pomo


cima borcola 2400m ca


nuvole a est 

Poi si è alzato il vento, ha spazzato tutto e per la mia serenità ha coperto pure i versi degli abitanti del bosco col frastuono delle fronde: orecchio non sente, cuore non duole. 

cima borcola sotto 'o sole


cima loverdina 2250m ca

C'è un paesucolo tra Cunevo e Sporminore che si chiama Lover, e da qui sicuramente il nome è risalito ad indicare codesto cocuzzolo. Non sapevo però che Lover deriva da Loverno, che presenta il radicale "lov" che significa "lupo". Dunque:
Lov = lupo
Loverno = luogo da lupi
ergo, qua ci stanno pure quelli. 
Buono a sapersi.

18 febbraio 2012

volatili invadenti? ghe pensi mi

Stanchi di spalare guano dagli angoli del balcone un giorno si e l'altro pure? di scrostare cacche con lo scalpello dalla sommità della ringhiera? di psicanalizzare piante aromatiche convinte di profumare di rosmarino e salvia e che invece soffocano sotto uno strato di melma grigio/bianca/verde/nera? C'ho io la soluzione, ecologica, incruenta, economica.

Ingredienti:
250g di ricotta
1 uovo
100g zucchero
30g burro
100g farina
2 cucchiai cacao amaro
1 bustina di lievito per dolci

Amalgamarli tutti e infornare a 180° per 45 minuti

Dimenticavo l' INGREDIENTE FONDAMENTALE: le MIE sante mani, sennò non funziona. Quindi non pensate di confezionarvi quell'arma da soli, perché potrebbe venirvi fuori una comunissima fragrante torta al cacao, e magari finireste per papparvela voi e i vostri amici e/o congiunti. Nono, la devo fare io, perché solo a me riesce.
Non so come, ma ogni santa volta creo un mostro informe e sgraziato, piatto, duro, solcato da crepe, bruciato di sotto e di sopra e crudo nel mezzo, 'na porcheria bella e buona (e scusate l'ossimoro). Della quale voglio il brevetto, a questo punto lo esigo, e voi mi dovrete pagare per il suo utilizzo in funzione anti-volatili.
Ah, si, i volatili. Dicevo, una volta preparata l'arma provvederò a sbriciolarla nei punti solitamente soggetti a infestazione, lasciandovi il piacere di ammirarne i risultati da dietro il vetro comodamente seduti in poltrona: vedrete, i volatili si avvicineranno, beccheranno un po' di quella roba, disgustati si alzeranno in volo con gran frullìo d'ali e non si faranno più vedere, offesissimi (quasi) a morte: provato io, garantisco.
L'arma non è letale, quindi sarete a posto con la Lipu, ma magari non con la vostra coscienza. In questo caso non preoccupatevi, basta ridistribuire le vecchie sane briciole di una volta, e i volatili, dopo un periodo di doverosa diffidenza, torneranno a rallegrare i vostri balconi coi loro gioiosi ciiiirp.

Dunque siamo d'accordo: gli ingredienti li mettete voi, le mani ce le metto io. Costo dell'affitto (delle mani, ovviamente): 10 Є, trattabili. Sconti per condomini.
E ci dovrò pur guadagnare qualcosa dalle mie doti speciali, eccheddiamine.

16 febbraio 2012

miti e credenze sulla luna - incontro con Paolo Tosi

Fino a pochi giorni fa di Paolo Tosi sapevo solo che è stato prima antenna e poi socio del CICAP, articolista del mensile Questotrentino, attualmente docente di fisica all'università di Trento, amante della montagna e dello scialpinismo. Quello che non immaginavo sono le sue doti di grande intrattenitore.
Impossibile per me seguire seriamente il discorso sui "miti e credenze popolari sulla luna" (organizzato dall'università nell'ambito del "corso di meteorologia fisica, comunicazione ed economia" ) perché le continue risate hanno totalmente distolto la mia attenzione da tutti i dettagli tecnici relativi agli studi sulle presunte influenze lunari su clima e altro. Il discorso, tra l'altro, era infarcito di termini abbastanza tecnici e ostici per i non addetti; non propriamente da divulgatore, ma da vero insegnante specializzato.

Sulle presunte influenze lunari sul clima ha presentato una serie di studi e relative conclusioni a partire dal 1700, cominciando col saggio meteorologico dell'abate Giuseppe Toaldo (1773) e finendo con gli studi dei climatologi Robert Balling e Randall Cerveny (1995).
Dati alla mano, ha smentito intere categorie di persone che attribuiscono alle fasi lunari i più svariati influssi: agricoltori per quanto riguarda le semine, boscaioli per quanto riguarda il taglio della legna, ostetriche per quanto riguarda le nascite, pescatori per quanto riguarda la pesca, fungaioli per la ricerca dei funghi, vignaioli per quanto riguarda l'imbottigliamento del vino, e infine certi pseudocriminologi che sostengono che con la luna piena aumentino i crimini (e questa fino all'altro ieri non la sapevo).
La luce lunare, se e quando influisce, lo fa in misura irrilevante.

Ho gradito una sua frase, che rispecchia il mio pensare: sulle esperienze individuali non si discute. Per esempio, è inutile tentare di convincere una persona che l'omeopatia è una fregatura, quando questa persona è guarita o è convinta di essere guarita da un qualcosa in seguito all'assunzione di un farmaco omeopatico. Spiegare quanto sia ingannevole il principio di causa ed effetto non è facile.
Si discute solo quando qualcuno dei seguaci di terapie alternative&co. ha la presunzione di trasformare la propria esperienza soggettiva in un'esperienza oggettiva, attribuendole validità universale. E anche in questo caso - dice Tosi quasi fatalista - è inutile: chi crede non cambierà facilmente idea.

Bè, io sono la prova vivente che in questo caso è troppo pessimista: allevata e cresciuta sotto la tirannide dello spauracchio cattolico, infarcita di apparizioni mistiche e presunti miracoli, a 16 anni (non a 25 o 30), ne sono uscita grazie a letture come "viaggio nel mondo del paranormale" di Piero Angela (libro che mi fu provvidenzialmente posto sotto il naso dal fratellone maggiore). E da allora non ho mai smesso di cercare spiegazioni più realistiche al presunto mistero di eventi apparentemente inspiegabili.
E senza nemmeno cadere preda dello scientismo più fanatico, cosa che invece spesso si riscontra nel variegato mondo degli scettici.
Si può, professore, è difficile (e forse i casi come il mio sono statisticamente irrilevanti), ma si può.

13 febbraio 2012

parallel universe

Persona cara esige regalo pensato. Le poche ore a disposizione precludono la consueta emigrazione fuori provincia per essere sicuri di avere almeno un'ampia possibilità di scelta. Tocca accontentarsi dei negozi del centro, e giù calmanti.
La destinataria del regalo è persona semplice ma sensibilissima, capace di accorgersi se il pensiero è fatto con sentimento o solo per adempiere una convenzione sociale.
Io regali non ne so fare, e nei negozi del centro ci son molti commercianti che non sanno né conquistare né mantenere i clienti (e quindi nemmeno parlare, vendere, vivere, e qui mi fermo che è meglio).
Il mix è quindi perfetto per ritrovarsi a fine giro con in mano 'na cagata galattica per una figura di merda cosmica completely made in Trento.
Varchiamo la soglia di un negozio definito "storico", in cui nessuno, ma proprio nessuno dei 4 proprietari/commessi risponde al nostro saluto. Cominciamo bene. Pensi che non si sono accorti della vostra presenza, ma vieni subito smentita dal fatto che vi marcano stretti come se in fronte aveste scritto volpinamente "olà, siamo ladri". Ovunque avvisi con su intimato in varie lingue "NON TOCCARE". Chiedi se almeno potete guardare e ti bofonchiano un "prego" che sa tanto di "porcodio, proprio qui dovevano entrare, ma perché non mollano i soldi sul bancone e si tirano fora di ball, dioporco….". Eh si, a torto o a ragione (ma più per esasperazione) è questa la sensazione che ormai accomuna siciliani, lombardi, toscani, laziali, piemontesi, abruzzesi, campani, veneti, pugliesi, emiliani, giapponesitedeschiamericanibrasilianicinesi e marziani: se volete far contenti i commercianti, gli esercenti e gli albergatori locali, dategli i soldi ma non fatevi vedere, non fate domande e non pretendete servizi in cambio; e se proprio insistete nel farvi vedere, vedete anche di levare il disturbo precipitevolissimevolmente in 2 secondi.
Tornando al covo dei suddetti campioni di savoir faire, ok, non tocco alcun oggetto, ma all'ennesima marcatura ho una voglia irrefrenabile di toccare la faccia della cagna da guardia di turno, quindi il Drago mi trascina saggiamente lontano.

Ma basta attraversare la strada, entrare in un negozio che sta quasi dirimpetto, e si apre un varco spazio-temporale che ti immette in un universo parallelo:
1) rispondono con garbo al saluto (e che deve saper fare un bravo commerciante?)
2) parlano una lingua arcana ma ancora piuttosto conosciuta in Italia (l'italiano)
3) intercettano al volo i tuoi desideri (e che deve saper fare un bravo commerciante?)
4) serenamente ti assistono per lunghi minuti nella scelta, mostrandoti tutta la merce a loro disposizione (e che deve saper fare un bravo commerciante?)
5) ti consigliano un oggetto che non è nemmeno tra i più cari
6) sconto finale

Io non so se l'oggetto vale davvero i soldi spesi, non so se è davvero originario del paese da cui mi è stato detto che proviene, so solo che l'abbiamo comprato con sollievo e convinzione, e cosa ancora più importante, la destinataria l'ha accolto con gioia.

Ecco, il benedetto giorno che i molti indigeni capaci di fare il loro mestiere decideranno di mostrare che sono maggioranza, e scenderanno in piazza a protestare contro questi loro abominevoli conterranei che son solo capaci di rovinare loro la piazza, ecco, quel giorno lì io mi sentirò a casa.

6 febbraio 2012

alla spericolata conquista del carone

Ché a noi la barba di Messner ci fa un baffo, ci fa....
Che vergogna. Vabbé, la dico. 
La meta è stata scelta di sabato sera, con criterio scientifico, dopo attenta valutazione delle condizioni meteo-nivogeologiche, ma soprattutto dopo aver finito una bottiglia di rosso in 2. 
Vada per il Carone. Questo modesto cocuzzolo di 1620 m, sul confine tra Trentino e Lombardia, che dovrebbe offrire un bel panorama sui laghi di Garda e Ledro, cosa vuoi che sia? E poi da quelle parti il clima sarà pure più mite, ci crescono i limoni e le fantastiche olive gardesane, il luogo ideale per svernare in questa giornata ultragelida, giusto, no?
Partenza da Trento, temperatura -5°. Destinazione val di Ledro, dove ci accoglie calorosamente una temperatura di -10°. Eh, il microclima mediterraneo del Garda, quando è mite è mite.... 
Superato l'abitato di Biacesa ci inoltriamo in quello di Pré per cercare la frazione di Leano da cui dovrebbe partire il sentiero 421 per il monte Carone. Siccome non c'è neanche l'ombra di un segnale stradale chiediamo lumi ad un vecchierello che barcolla nell'aria immobile e gelida: 
- "scu-scu-scusi, da dove si passa per andare a Leano?" 
- "eeeeh??? a Leano??? ma con questa macchina??? ahahahaha!!! ma almeno è un 4x4? eeeeh??? come no??? ahahahaha …. vabbé, girate qua a dx, e se ci riuscite buona passeggiata, ahahahahah!!!." 
Ohibò.

Sarà l'unico traguardo meritevole raggiunto in giornata: far ridere a crepapelle un pensionato di montagna, di questi tempi grami  poi….non so perché ma ho la sensazione che siamo subito diventati la barzelletta più divertente degli ultimi giorni da spendere nel bar-sport in quel di Pré.

Comunque ci è bastato dare una sbirciata alla stradella ripida e ghiacciata che conduce a Leano per fare dietro front. Ma abbiamo detto Carone, e che Carone sia, quindi tentiamo di aggirare l'ostacolo partendo dalla frazione di Legos (Molina di Ledro). Ci inoltriamo in una stradina che reca l'indicazione "Bocca dei Fortini" (che io so non essere distante dal monte Carone) e parcheggiamo nell'ultimo slargo disponibile e libero da neve e ghiaccio; temperatura: -11°, sempre più mite.



"psss pssss, guarda che fessi, tsé tsé"



gliel'ho letto dietro la frangetta, dicevano: "saremo asini noi, ma pure loro non scherzano"


L'idea è di arrivare almeno alla Bocca dei Fortini, e poi vedere se è possibile salire al Carone col sentiero 105. 
Naturalmente ci siamo persi. Dopo aver camminato tranquilli su per una stradina sterrata ci siamo ritrovati in mezzo ad un boschetto senza alcuna indicazione. 





lago di Ledro


Freddo siderale, temperatura non pervenuta, le batterie della macchina fotografica mi mollano e vanno in coma. Per brevissimi sprazzi di tempo si rianimano, e riesco a immortalare cima Parì e cima Sclapa. Scorgo evidenti segni di almeno una valanga sul versante sud-occidentale di cima Sclapa.

cima Parì e Sclapa



cima d'oro


Alla fine ritroviamo la sterrata e una specie di casina, dove cerchiamo riparo. Nessuna indicazione intorno. Quando vediamo arrivare un gippone con 2 agenti del gruppo di unità cinofile di vattelapesca non ci sembra vero di poter finalmente chiedere a qualcuno in quale buco del mondo siamo finiti. "Qui siamo in val Cadrione" ci rispondono molto gentilmente; ma per quanto ci sforziamo di raccontare loro l'ipotetico tragitto che ci ha condotti fin lì non riescono proprio a capirci. Nella fattispecie non riescono a capire come 2 persone dotate di mappa, e apparentemente sane di mente, possano aver smarrito una comoda e visibile strada forestale; io invece il loro sbalordimento lo capisco, eccome. 
Ci danno tutte le indicazioni possibili e immaginabili, e pure qualcosa di più. Ci danno dritte su altri bei giri da fare in zona, ci raccontano del fronte austriaco che passava proprio di lì, ci indicano con orgoglio le cime vicine ("son nostre, eh..."). Ma la salita al Carone ce la sconsigliano, perché dalla Bocca dei Fortini alla cima il sentiero non è agevole, e con tutto quel ghiaccio anche coi ramponi è pericoloso. Ci fidiamo a occhi chiusi e orecchie basse; con la gente del posto che conosce ogni sasso io non discuto, a priori. Ritenteremo un'altra volta, saremo più fortunati.
Fine della giornata? quasi, ma prima devo fare il pieno quotidiano di blu, altrimenti non funziono.

alla fine della strada del Ponale



getting blue



La mappa della perdizione (e questa si ingrandisce cliccandoci su): 



4 febbraio 2012

masters and servants

Peggio di un cagnetto appiccicoso, di un gattazzo petulante e di un ratto che si spaccia per criceto messi assieme.
History repeating: da qualche giorno ho a che fare con questo brutto ceffo, che non è lo stesso dello scorso anno, però il fisico da pollo è uguale.

   

'Sto profittatore, insieme a tutti gli altri pennuti che dimorano (e scacazzano) stanzialmente sul balcone, mi ha addestrata in modo davvero encomiabile.
Metti una mattina, sai che fuori ci sono  5° sotto zero, e tu sei al calduccio che fai colazione; loro lo sanno perché ormai ti spiano fin dalle prime luci dell'alba, conoscono tutti i tuoi movimenti, e anche se fai zitt zitt come Lupo Alberto ti sentono e corrono ad appollaiarsi sulla ringhiera tali e quali gli uccellacci del malaugurio; poi ti guardano da dietro il vetro e iniziano a frignare in modo straziante come se stessero esalando l'ultimo ciiiiirp dai loro polmoncini assiderati. E tu ti vergogni immensamente, che penserà mai il vicinato sentendoli piangere così? che sei un mostro, ecco.
A quel punto scatta il riflesso pavloviano, prendi un paio di fette biscottate casualmente rotte (e dillo, che tu ne mangi poche e le hai comprate apposta per loro) e gliele sbricioli nell'angolino più riparato del balcone. Perché non sia mai che prendano freddo alle piume, i maialini.
Ah, la supposta superiorità della specie predominante ... molto supposta, molto ...