14 gennaio 2012

raccontatela meglio

Devo proprio costringermi ad entrare in una chiesa durante una messa, per sentire com'è che la cantano e la raccontano al giorno d'oggi.
No, è che trovarsi a dover accompagnare una persona alla meta finale è sempre devastante, per ovvi motivi. Se poi ci aggiungi che la persona da accompagnare è una che non ha mai fatto mistero della sua incondizionata fede cattolica, ma che dinanzi alla prospettiva di trovarsi davanti il suo buon dio dà segni di nervosismo, la cosa diventa ancora più penosa.
Perché se la memoria delle remote lezioni di catechismo non mi inganna, mi risulta che i diffusori del sacro verbo abbiano sempre descritto la vita come un mare di lacrime da attraversare con infinita pazienza per poi risorgere beati in paradiso al cospetto di lorSignore.
Per me dunque la conclusione è banale e finanche noiosa: se io avessi il dono della fede e credessi davvero a una qualche forma di vita ultraterrena da trascorrere insieme ai miei cari già dipartiti, forse forse sarei più che contenta di avvicinarmi alla fine dei miei giorni; anzi, chiederei una spintarella, se possibile, per godere del privilegio di una fine veloce e possibilmente indolore. Invece no, la cosa non funziona così.
Sto perdendo il conto dei sedicenti cattolici che dopo una vita passata a vivere come il loro buon dio comanda, all'approssimarsi del trapasso sfoderano inaspettatamente artigli e dentiere di tutto rispetto per aggrapparsi alla vita con qualsiasi scusa; che poi in questo attaccamento non c'è nemmeno nulla di male, per me, ci mancherebbe altro. Solo è che mi lasciano di sasso, ché io alla loro presunta fede magari ci ho pure creduto, e a volte l'ho anche invidiata. Beata fresconeria.
La soluzione del mistero sta probabilmente in quel davvero.
Questi sedicenti cattolici dovrebbero avere l'onestà e l'umiltà di dire chiaro e forte che loro non credono davvero, bensì sperano che la vita sia così come gliela raccontano lorpalandrati; e smetterla di voler imporre arrogantemente ad altri le loro illusioni mascherate da verità assoluta, solo per sentirsi in folta compagnia.
Dai, su, una volta per tutte, lasciate in pace chi magari spera in cose un po' più realistiche e preferisce darsi da fare in questa vita - con tutte le vagonate di dubbi che anche questo comporta (ebbene si).
Ditelo a voce alta che la vostra religione, che vi dovrebbe aiutare anche e soprattutto ad affrontare serenamente il momento più temuto dalla specie umana, sa tanto di presa per i fondelli, il cui fallimento è palese (ma ancora incredibilmente insufficiente per decretarne l'estinzione). Ditelo che vivete solo di speranza e ne guadagnerete in simpatia e solidarietà; dopo tutto è noto che è questa il motore della resistenza, e non c'è motivo di vergognarsene.
Cimentatevi in questa avventura mentale, ché "fatti non foste per viver come bruti ma per seguire virtute e conoscenza" (Dante). Dopo aver fatto outing chissà, potreste anche stare meglio, perché non tentare?

Se non fosse che sotto sotto ho ancora un discreto deposito di umana pietas, mi incarognirei - ogniqualvolta mi trovo ad aver a che fare con uno di questi autoingannati in presunta buona fede - ad inoculare l'atroce dubbio che la loro religione serva alla fin fine solo a perpetuare potere e privilegi di lorpalandrati; e quindi sarebbe anche tempo di inventarsi qualcos'altro per affrontare la temuta ora ics, destinando magari i soldi a rimedi più efficaci.
Che so, la morfina, che elimina i dolori atroci dei malati terminali; l'eutanasia, che magari ti risparmia l'agonia.
O ancora per chi lo gradisse

In uno slogan: più paraurti per tutti.

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