31 gennaio 2012

malga zonta -monte maggio

Altopiano di Folgaria, Passo Coe, malga Zonta.
Abbiamo scelto questa meta proprio all'ultimo, perché era stato previsto meteo scadente e quindi ci si doveva accontentare giusto di 2 passi in un posto vicino. Il tempo alla fine si rivelerà migliore di quanto profetizzato dai soliti maghi di meteotrentino (che prima o poi li devo andare a prendere a schiaffi) così c'è uscita pura la passeggiatina sul cocuzzolo del monte Maggio.

Mi è venuto da stomacare nel vedere l'ennesimo bacino idrico artificiale che servirà per l'innevamento forzato delle vicine piste. Questa idiozia è stata fatta su parte dei terreni che una volta erano all'interno del perimetro della adiacente ex base Nato.


Non so perché, ma ci scommetterei il fondoschiena che tra gli elementi che si avvalgono di queste furbate pur di sciare a tutti i costi, ci sono molti dei miei adorati cultori delle medicine omeopatiche, quelli che "w la natura, perché questa non va stravolta ma va rispettata". 

Mi è venuto invece da sorridere nel vedere l'ex base della Nato che si trova proprio dietro la malga Zonta. Inattiva dal 1977*, dopo il ridimensionamento restano solo l'hangar, le rampe di lancio coi missili, una specie di radar. Sono pochi metri quadri, e c'è pure da pagare il biglietto per vedere 3 nike hercules che sono visibilissimi anche dall'esterno, e per sapere tutto quello che si può benissimo sapere facendo una veloce ricerca con gugol. 
Per la cronaca, ora è chiusa, riaprirà forse in marzo, costo del biglietto 3 Є; è prevista pure (perèpepèpepèèèè squilli di trombe) la tariffa ridotta ad 1 euro e 50 dai 6 ai 18 anni, per gli over 65 anni, per studenti di età inferiore ai 26 anni (con tessera UNI), per militari in attività e fuori servizio (previa presentazione del tesserino). 
Mavalà.


hercules







radar

E no che non m'impressiona. Le basi Nato le ho viste attive sulla costa est e sulla costa sud della Sardegna, e di dimensioni sconfinate. Ho visto i droni, il Predator, i mezzi anfibi da sbarco, razzi, missili, elicotteri, ho assistito accidentalmente a simulazioni di guerra aerea, terrestre, marina. No che non m'impressionano questi 3 missili.

Per arrivare sul cocuzzolo del monte Maggio basta seguire il sentiero che parte dalla malga Zonta, non contrassegnato ma visibile, che ricalca un percorso per mountain bike. Ecco, il percorso per bici, questo si che è segnalato. 
Incontriamo 2 bei signori torinesi che cercano di orientarsi, la scusa è buona per scambiare 4 chiacchiere. Ho una fame atavica di persone serene e ben disposte, e questi non me li lascio sfuggire. E poi son anni che penso al Piemonte, e la descrizione che me ne fanno mi convince che devo proprio andare a controllare prima o poi.



il sentiero nel boschetto







in cima al monte Maggio



sguardo sul Pasubio



Pasubio



col santino a sx e col santo a dx



cornetto e vigolana



ehm


Nonostante ci siamo incamminati molto tardi e ce la siamo pure presa con calma per chiacchierare meglio coi torinesi, siamo i primi ad arrivare in cima, e per qualche minuto pure soli. Poi arrivano 2 tipi ai quali chiedo informazioni su un lago che vedo in lontananza: sulla mia mappa è segnalato ma non ne è indicato il nome ( nda → mappa 4land - pasubio piccole dolomiti - tavoletta n.118, e mai termine fu più appropriato, visto il cesso che è)

"eh no, non sappiamo, è in territorio trentino ... "
"da dove venite?"
"da Vicenza, e voi?" 

Si ricomincia a chiacchierare. Sembrano piacevolmente stupiti di trovare creature marine da quelle parti. Io vorrei solo qualche informazione in più sul Pasubio, ma loro insistono a parlarmi con orgoglio ed entusiasmo delle loro montagne, il monte Summano (visibile qua sotto all'estrema  sx, è il minuscolo monte a 2 cime che sembra il Vesuvio) e il monte Novegno, che nella foto foscosa occupa tutta la parte centrale. Mi parlano di storia e leggende, e vedendo la mia curiosità aumentare insistono con l'origine dei nomi, coi climi e microclimi, coi fiori. Il messaggio implicito è "vieni a vedere le nostre zone, sarai la benvenuta, e poi noi siamo gente che sa accogliere i visitatori". Praticamente è come se mi avessero invitata a casa loro, proprio come hanno fatto i 2 torinesi poco prima. 
E si che ci andrò anche dalle loro parti, prima che perda del tutto l'abitudine di parlare a mente aperta coi miei simili.
 



*fonte www.basetuono.it

25 gennaio 2012

pica davvero, mica baubau

L'ultima volta che ci siamo visti nella sua azienda il buon Orlando ci aveva omaggiati di tante cose buone; tra le altre vi era questo:



Ora io non so perché e percome, dialogando con il buon Orlando tra uno spezzatino speziato e un cucchiaio di lenticchie piccanti, mi ero convinta che in questo vasetto ci fosse crema di chupetino, e che l'etichetta recante la dicitura naga jolokia red fosse sbagliata (misteri del buon vinello ... ).
Ieri, ma anche stamattina al nostro risveglio, abbiamo avuto la conferma che trattasi effettivamente di naga jolokia red puro, e abbiamo anche imparato che non va spalmato sul pane come fosse una salsina innocua, no no: va usato con molta cautela, a dosi omeopatiche, credetemi.
Non fate, è proprio il caso di dirlo, figure di me*da come noi.

23 gennaio 2012

malga rodeza - corno di tres

Veramente il giro programmato avrebbe dovuto essere tutt'altro, e cioè percorrere un pezzo di sentiero sulla catena della Mendola partendo dal rifugio Predaia, transitare per la malga Rodeza, spaziare fino alle Schönleiten, discendere alla malga nuova di Coredo e da lì rientrare al rifugio Predaia. 





La malga Rodeza dista dal rifugio Predaia una 30ina di minuti a piedi; poi ci saranno senz'altro gli autorizzati ai quali è concesso arrivarci in auto. In ogni caso raggiungerla è alla portata di quasi tutti, compresi i diversamente evoluti.


un cesso


più che cesso


un tugurio


mancu li cani


resti di fuochi d'artificio


Ok, è palese che la porcata l'han fatta dei quadrumani che hanno dedicato  un po' del loro tempo libero ad abbondanti libagioni; ma recarsi nuovamente sul luogo del misfatto qualche giorno dopo, a mente lucida (eh lo so che son esosa ... ), armati di un po' di sana vergogna e risistemare tutto, no eh?
Bisogna proprio avere nel dna tassi di ignoranza off limits per arrivare a ridurre un qualsiasi alloggio in queste condizioni senza batter ciglio. D'altronde siamo sul pianeta dove ricchezza materiale e povertà mentale vanno a braccetto, e nessuno ci trova nulla di strano e/o pericoloso.


com'è sconvolto lo drago mio, quando altrui monnezza mira

Così, in cerca di una via di fuga che ci portasse velocemente lontano da quella penosa visione, sbagliamo completamente direzione, e invece di prendere il sentiero a sinistra abbiam preso quello a destra. E si che tutto quel Brenta alla mia destra mi suonava alquanto fuori rotta. 
Ma siamo distratti, e pure piacevolmente. In montagna e in mezzo alla neve stiamo ragionando di traghetti per attraversare il mare, di biglietti per l'imbarco, di tariffe per i residenti e sconti per le auto, di orari e giorni di partenza, e di belle persone da rivedere. Embé, di questi tempi ognuno si salva come può.


ooops, il corno di tres, e chi è costui? 



Non è la prima volta che prendiamo cantonate inqualificabili sbagliando sentieri, ma non ce ne siamo mai pentiti. Finora abbiamo sempre trovato posti altrettanto belli (e forse anche di più) di quelli che avevamo nei progetti. La visuale dal corno di Tres è niente male, zero vento, caldo anomalo: ancora una volta gli stregoni di meteotrentino mi fanno sbagliare abbigliamento.





a nordest il Catinaccio




pale di s. Martino


Latemar?


la valle dell'adige sonnecchia sotto la foschia


brenta


brenta


i monti della val di sole


maddalene


17 gennaio 2012

al monte misone

In quel di Tenno, zona alto Garda. Parcheggiato vicino al rifugio s. Pietro (970m ca), abbiamo seguito per poche decine di metri prima il sentiero 406, poi il 412. 
Un disastro di sentiero, ma che dico disastro, un girone infernale dantesco: ripido, sassoso, ghiacciato, sconnesso, orrendamente arredato da vegetazione grigia e pelata. Per la serie, voglia di gioire saltami addosso. 
Abbiamo trovato le peggiori condizioni: o ci si storpiava franando sulle pietre mobili, o ci si storpiava scivolando sul ghiaccio, o ci si storpiava slittando su uno strato di 10 cm di foglie morte e viscide adagiate su ghiaccio. Non è mancata neanche la combinazione più maligna: fondo pietroso ripido e sconnesso ricoperto da un velo di ghiaccio, a sua volta ricoperto da foglie infide; non ci sarebbero state niente male le pizze di vacca sparse qua e là per dare il giusto sentore al tutto. Infine mancavano solo le mine antiuomo, e saremo stati proprio a posto.
Siffatto tragitto l'abbiamo percorso per un'ora e 15', finché non siamo approdati incredibilmente integri alla sella di Castiol, a 1350 m. Da aggiungere c'è che in questo pur breve lasso di tempo si sono concentrate ben il 99% delle bestemmie da me pronunciate nel corso degli ultimi 6/7 anni di escursioni, e non sto esagerando. 
Confesso che solo la promessa del bel panorama dalla cima del Misone mi ha spronata ad andare avanti;  e basta, non dirò altro.


sassi per spaccarsi



pietroni aguzzi per sfregiarsi



foglie viscide per fracassarsi



ghiaccio per frantumarsi


Dalla sella di Castiol le condizioni sono migliorate un pochino: ancora ghiaccio nascosto tra le foglie, ma la pendenza almeno è spalmata su percorso più lungo e concede momenti di respiro.


piccola vista sul lago di Tenno


Indagando sull'origine etimologica della toponomastica locale non ho trovato nulla di esaustivo; così, a briglia sciolta e lavorando di fantasia, mi è venuto in mente che il termine tenno in lingua giapponese significa "sovrano celeste", e si usa esclusivamente per indicare l'imperatore. E poi ho pensato a questo che fino a qualche anno fa era uno dei laghi che preferivo per il particolare celeste opalino delle sue acque. Ovviamente non c'è alcun collegamento tra il lago di Tenno e l'imperatore nipponico, ma quell'aggettivo celeste che accomuna(va) entrambi mi ha fatto pensare che non abbiamo mai portato gli amici giapponesi ad ammirare le sue acque.
Ora è una pozza di triste acqua verde, ma forse è solo la sua veste invernale e in primavera riprenderà il suo colore peculiare.


garda tra la foschia (meglio ...)



 bivio 



40 minuti alla cima



malga tenno 


Da qui comincia la parte più divertente, tutta su neve. Almeno se si scivola, si cade sul soffice. 

in cima al Misone (1800m ca) il panorama è niente male: Brenta




al centro della foto: cima Sclapa (o Sciara, a seconda delle carte) a sx, e la piramide di cima Parì a dx: tutte cimette da sondare nelle mezze stagioni




Caré Alto 




e questi non lo so, ma credo che in mezzo ci siano il corno di Pichea e il Tofino, sempre da esplorare magari in un prossimo autunno




Presanella 


Dalla cima si vede di tutto un po', compreso la Paganella, il Bondone, lo Stivo, l'Altissimo di Nago, il Baldo, e pure il lago di Molveno in lontananza. Ma grazie alla leggera foschia e a quella immonda schifezza che mi porto dietro da troppo tempo ho fatto proprio delle gran belle foto indegne. 
Certo, potrei tornarci armata di attrezzatura decente e fare un servizio come si deve. 

Ma manco se mi pagano.