31 gennaio 2012

malga zonta -monte maggio

Altopiano di Folgaria, Passo Coe, malga Zonta.
Abbiamo scelto questa meta proprio all'ultimo, perché era stato previsto meteo scadente e quindi ci si doveva accontentare giusto di 2 passi in un posto vicino.
Il tempo alla fine si rivelerà migliore di quanto profetizzato dai soliti maghi di meteotrentino (che prima o poi li devo andare a prendere a schiaffi) così c'è uscita pura la passeggiatina sul cocuzzolo del monte Maggio.

Mi è venuto da stomacare nel vedere l'ennesimo bacino idrico artificiale che servirà per l'innevamento forzato delle vicine piste. Questa idiozia è stata fatta su parte dei terreni che una volta erano all'interno del perimetro della adiacente ex base Nato.



25 gennaio 2012

pica davvero, mica baubau

L'ultima volta che ci siamo visti nella sua azienda il buon Orlando ci aveva omaggiati di tante cose buone; tra le altre vi era questo:



Ora io non so perché e percome, dialogando con il buon Orlando tra uno spezzatino speziato e un cucchiaio di lenticchie piccanti, mi ero convinta che in questo vasetto ci fosse crema di chupetino, e che l'etichetta recante la dicitura naga jolokia red fosse sbagliata (misteri del buon vinello ... ).
Ieri, ma anche stamattina al nostro risveglio, abbiamo avuto la conferma che trattasi effettivamente di naga jolokia red puro, e abbiamo anche imparato che non va spalmato sul pane come fosse una salsina innocua, no no: va usato con molta cautela, a dosi omeopatiche, credetemi.
Non fate, è proprio il caso di dirlo, figure di me*da come noi.

23 gennaio 2012

malga rodeza - corno di tres

Veramente il giro programmato avrebbe dovuto essere tutt'altro, e cioè percorrere un pezzo di sentiero sulla catena della Mendola partendo dal rifugio Predaia, transitare per la malga Rodeza, spaziare fino alle Schönleiten, discendere alla malga nuova di Coredo e da lì rientrare al rifugio Predaia.


17 gennaio 2012

al monte misone

In quel di Tenno, zona alto Garda.
Parcheggiato vicino al rifugio s. Pietro (970m ca), abbiamo seguito per poche decine di metri prima il sentiero 406, poi il 412.
Un disastro di sentiero, ma che dico disastro, un girone infernale dantesco: ripido, sassoso, ghiacciato, sconnesso, orrendamente arredato da vegetazione grigia e pelata. Per la serie, voglia di gioire saltami addosso.
 Abbiamo trovato le peggiori condizioni: o ci si storpiava franando sulle pietre mobili, o ci si storpiava scivolando sul ghiaccio, o ci si storpiava slittando su uno strato di 10 cm di foglie morte e viscide adagiate su ghiaccio.
Non è mancata neanche la combinazione più maligna: fondo pietroso ripido e sconnesso ricoperto da un velo di ghiaccio, a sua volta ricoperto da foglie infide; non ci sarebbero state niente male le pizze di vacca sparse qua e là per dare il giusto sentore al tutto.
Infine mancavano solo le mine antiuomo, e saremo stati proprio a posto.
Siffatto tragitto l'abbiamo percorso per un'ora e 15', finché non siamo approdati incredibilmente integri alla sella di Castiol, a 1350 m.
Da aggiungere c'è che in questo pur breve lasso di tempo si sono concentrate ben il 99% delle bestemmie da me pronunciate nel corso degli ultimi 6/7 anni di escursioni, e non sto esagerando. Confesso che solo la promessa del bel panorama dalla cima del Misone mi ha spronata ad andare avanti; e basta, non dirò altro.

sassi per spaccarsi


14 gennaio 2012

raccontatela meglio

Devo proprio costringermi ad entrare in una chiesa durante una messa, per sentire com'è che la cantano e la raccontano al giorno d'oggi.
No, è che trovarsi a dover accompagnare una persona alla meta finale è sempre devastante, per ovvi motivi. Se poi ci aggiungi che la persona da accompagnare è una che non ha mai fatto mistero della sua incondizionata fede cattolica, ma che dinanzi alla prospettiva di trovarsi davanti il suo buon dio dà segni di nervosismo, la cosa diventa ancora più penosa.
Perché se la memoria delle remote lezioni di catechismo non mi inganna, mi risulta che i diffusori del sacro verbo abbiano sempre descritto la vita come un mare di lacrime da attraversare con infinita pazienza per poi risorgere beati in paradiso al cospetto di lorSignore.


9 gennaio 2012

dalla mendola al roen

Dal passo della Mendola (1360m ca) col sentiero 521; come al solito senza ambizioni, tranne quella di camminare in pace per un po'.



7 gennaio 2012

al pizzo di levico

Detto anche cima Vezzena, 1900m ca, sede dei ruderi di quello che una volta fu il forte Spiz Verle. Per raggiungerlo siamo partiti dal passo Vezzena 1400m ca, con un vento potente e incessante che ci ha scortati per tutto il tragitto. 
Troppo a lungo inebetita nella stagnante valle dell'adige, da tempo speravo di respirare un movimento d'aria così vivificante. È talmente forte da tagliarci i vestiti addosso meglio di un sarto, e di incidere la pelle là dove riesce a scavare tra gli indumenti; è capace di cancellare le impronte sulla neve subito dopo il nostro passaggio, come una tempesta di sabbia nel deserto, che tanto mi ha ricordato le giornate in spiaggia spazzate dal maestrale.
L'urlo è identico e mi mancava, così l'ho salutato come un vecchio amico che non sentivo da tempo: "ehilà, ci si ritrova finalmente, maledetto, anche tu da queste parti; invece di farmi il peeling a secco con la sabbia mi infarini con polvere di neve, ma non ti temo mica, sai, ti conosco troppo bene".
Non sappiamo com'è il sentiero 205, e vista l'inaspettata presenza di neve restiamo sulla stradella contrassegnata con la sigla TF, (Trekking dei Forti), più lunga ma comoda.