2 dicembre 2011

teorie sull'irrazionalità

Un bel libro, non facilissimo da assimilare per i non addetti al settore anche nonostante le eccellenti doti divulgative dell'autore. Utile comunque per chi è curioso di capire com'è che tante persone credono fermamente in riti e dogmi slegati dalle leggi della fisica, relazioni di causa-effetto che non lo sono, superstizioni; cose irrazionali, insomma. Compreso l'autoinganno.
Danilo Mainardi racconta bene come anche gli animali agiscono in preda alla superstizione, che altro non è che il pensare che a un dato avvenimento ne conseguirà un altro.
Per la specie umana il problema però è fondamentalmente un altro: alla base di buona parte delle credenze, per quanto ho capito, c'è la consapevolezza della propria morte, e questo è frutto dell'uso enorme che facciamo del raziocinio. Un eccesso di razionalità come quello che ha caratterizzato il nostro percorso evolutivo necessita di autolimitarsi con una buona dose di irrazionalità, a fini puramente di sopravvivenza mentale.
Fin qui niente di nuovo (già negli anni '60 c'era qualcuno che cantava "la verità ti fa male lo so").
Strettamente legata alla tendenza a credere c'è la tendenza ad ubbidire a qualcuno che incarna il principio di autorità; e questa è tipica degli animali sociali (e l'uomo è un animale sociale), che vivendo in gruppi o branchi, devono per forza di cose organizzarsi gerarchicamente per "coordinare e sincronizzare" tutte le attività preposte alla sopravvivenza del proprio gruppo.
(Mainardi cita l'esempio della socialità dei lupi finalizzata alla caccia, asserendo che non è immaginabile che ciascun lupo decida di predare di testa sua: se lo facessero sarebbe la fine del gruppo stesso, e il lupo non sarebbe un animale sociale.)
Ecco quindi spiegato l'arcano: l'irrazionale che tanto sembra assurdo smette di esserlo se lo si esamina con gli strumenti della biologia e si capisce che fa parte, piaccia o meno, del percorso evolutivo della specie umana.
Una possibile soluzione per non cadere preda di inganni e autoinganni è lo studio approfondito di questi concetti, uno studio che però deve entrare a far parte dell'educazione di ciascuno. E spiegare che la scienza serve principalmente a distinguere pericoli e problemi reali da quelli immaginari.

Considerazione mia personalissima: è giusto instillare il dubbio e gettare nello sconforto nero gente che campa serenissimamente credendo in una vita dopo la morte?
Durante un incontro pubblico, Paolo Attivissimo, a proposito di coloro che credono alle profezie sulla fine del mondo, disse che stabilire una data come quella del 21 dicembre 2012 serve a far ordine nella propria vita, a regolarsi di conseguenza, a dare un senso al resto dei giorni. Quante persone sono capaci di reggere il fatto che invece un senso non c'è? e chi ha il diritto di toglierglielo, quel senso?

Forse, per non essere accusati di prepotenza e di intolleranza, come càpita spesso a chi si occupa di debunking, si devono solo offrire spunti di riflessione diversi, magari senza né sfottere né urlare, e poi lasciare che ciascuno decida in base alla propria coscienza e in piena libertà. Questo per quanto riguarda le vittime di inganni.
Per gli autori invece sacrosante legnate.

2 commenti:

  1. Interessante! Sicuramente una lettura che cercheremo di portare a termine io e la Scimmietta, visto che il comportamento sociale e umano in generale ci incuriosisce tanto..
    Thanks!
    buona domenica!

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  2. Ciao :)
    si, il libro chiarisce molte cose, e ha anche il pregio di alternare capitoli un po' ostici (perché abbastanza "tecnici"), ad altri più leggeri, nei quali si parla delle innumerevoli malefatte che gli animali sono capaci di portare a termine. Alla faccia di quanti credono che gli animali siano meno falsi e opportunisti della specie umana :D

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