12 dicembre 2011

incursione al bivacco argentino

Ancora val Campelle, ancora escursioni autunnali che si prolungano causa assenza di neve importante. Col sentiero 333 "giusto per fare 2 passi", perché non abbiamo meta né cronometri mentali.



partenza




la giornata pare serena, almeno nelle primissime ore del mattino




primalunetta, quota 1720m ca: l'agglomerato di costruzioni intorno alla cappella san Bortolo, visti dal sentiero che porta alla forcella del dogo




forcella del dogo, ai piedi del monte cima; qui il termine "dogo" deriva sicuramente da "giogo", inteso come sella




monte cima sbancato dalla cava di quarzo



Senza accorgercene ci ritroviamo davanti il bivacco Argentino, quando il cielo si chiude irrimediabilmente; il sole per tutto il giorno non lo vedremo più, e tanto meno uno scorcio di azzurro. La rabbia è tanta, perché vorrei ammirare la val di rava e i suoi laghi dalla cima ravetta, che è lì su a 100 metri e 30 minuti scarsi di salita.



Un bivacco ci incuriosisce sempre; non ne abbiamo mai usufruito, causa diffidenza e snobismo tipici dei cittadini abituati a tutti i comfort. Più che le eventuali condizioni igieniche, a dire il vero, a tenercene alla larga è il timore di doversi ritrovare a condividerlo con qualche estraneo.




Il bivacco Argentino è carino, ben tenuto e attrezzato; c'è legna, coperte nuove, un po' di tutto per passare una notte decente













anche le carte da gioco




un invito alla civiltà e a lasciare sempre qualcosa di utile per chi usufruirà del bivacco dopo di noi: mi piace



La visibilità peggiora, la via è chiusa dalla nebbia. Un po' come gli abitanti del villaggio di Asterix, una sola cosa temo: che il cielo mi si chiuda sulla testa. La via d'uscita per scampare all'ansia mi è gentilmente offerta dal mio cervello, che mi suggerisce: "meglio una nuvola così in dicembre che una nuvola così in luglio/agosto: significherebbe temporali e fulmini assicurati, mentre oggi al massimo si prende un po' di nevischio".
Abbé, adesso si che sto meglio ...




volevo vedere la val di rava e i suoi laghi, volevo individuare tutte quelle cime in lontananza. Come no




bleah


Occasione sfumata, sarà per una prossima volta; alla fine saranno 830m ca di dislivello + altri 100 per raggiungere la cima ravetta a 2260m ca.
Con condizioni meteo migliori, ma soprattutto con più ore di luce a disposizione, ci sarebbe da fare il giro completo, e cioè proseguire per la cima Primaluna (2300m ca), scendere alla forcella Caldenave 2200m ca (sulla mappa son segnati anche dei laghetti chiamati di primalunetta, o delle buse de pilo - ..... cchiù pilu .....), continuare per il croz di Primalunetta 2300m ca, per il monte Cenon 2270m ca e poi buttarsi sul sentiero L34, che si ricongiunge al sentiero 333 nei pressi di malga val del prà.
Il tutto alla modica cifra di 7, forse 8 ore di marcia totale, così almeno mi suggerisce l'intuito.

Nomi curiosi in zona, a partire dalle cime: primaluna, primalunetta; mi vengono in mente le fasi lunari, a cui ancora oggi molti si adeguano per semine, fienagioni, raccolti e cose varie. Invece non c'entrano nulla nella toponomastica di questi luoghi. Intanto il termine "luna" che compone i suddetti nomi, ha a che fare con l'aspetto arcuato degli alpeggi che vi si trovano*. Quelli di primaluna venivano "malgheggiati" per primi, quelli di secondaluna venivano sfruttati dopo che il bestiame aveva consumato le erbe degli alpeggi superiori. Dai prati, come spesso avviene, il nome è risalito fino ad indicare i cocuzzoli sovrastanti. Tutto qui.
Il gruppo Rava che confina con queste cime deve il suo nome probabilmente al termine dialettale che indicava erbe; in effetti, per accedere alla val di Rava dal comune di Bieno, si attraversa una valletta ricoperta da erbacce varie (indimenticabile ..) dove si trovano i ruderi di antiche malghe dismesse come la malga rava di sotto, la malga ravetta di sotto e la malga ravetta di sopra (che fantasia).
E poi il monte Cenòn, che suggerisce il termine cena, soprattutto dopo una giornata trascorsa a scarpinare tra vette; invece pare che abbia a che fare con più nobili pensieri: derivererebbe da "scena" per indicare un luogo da cui si può ammirare uno scenario ampio e sgombro da ostacoli. Su alcune mappe escursionistiche queste cime sono contrassegnate dall'immagine di un occhio, che sta ad indicare proprio i punti panoramici.

* tutte ipotesi tratte dal dizionario toponomastico di Ernesto Lorenzi.

5 commenti:

  1. Bellissimo giro!
    A noi è capitato di dividere il rifugio, di quelli incustoditi, con estranei... e devo dire che non è andata male, sarà che da noi se c'è alcool o carte da gioco il cameratismo si forma facilmente ^^
    E' bello vedere come senza divisione dei compiti preventiva, o ordini preimpartiti, in questi casi capita di vedere uno uscire a lavare i piatti perchè hai cucinato tu per tutti, o magari un'altro che ti dice dai siedi tranquillo mentre si mette a rassettare..fa bene alle speranze che tanto duramente vengono messe alla prova dagli ominidi di città..
    Ciao!!

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  2. si, ma se càpita un berlusconiano non c'è cameratismo che tenga .... lo prendo e lo sbatto fuori !!! :D e piuttosto faccio entrare un orso puzzolente :D

    (no, dai, non sono così cattiva :))) )

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  3. ^^ Me ce lo vedo proprio un berlusconiano che scarpina e pernotta in posti simili..già già! ^^ :)E poi, sinceramente, almeno l'odore dell'orso è naturale...rispetto certi osceni dopobarba... :D
    Ciaooo!!!

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  4. Mi stai visitando tutti i miei posti, che facevo anche di inverno, 30 anni e 30 Kg fa. Al lago degli Asini ci ho pure fatto il bagno, non quest'estate, ma quando era caldo...
    Comunque esiste una leggenda valligiana circa il nome Cenon: Si dice che tutti quei prati erano di Spera, ma gli sperati, affamati e diSperati, li cedettero a quelli di Scurelle in cambio di una sontuosa cena collettiva, un Cenon, appunto.Se vuoi ti mando una foto del più grande dei 7laghi, tra le nebbie...
    Babeuf2

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  5. @Babeuf2

    Grazie :-)

    alla fine i 7 laghi del passo son riuscita a vederli poco più di un anno fa:

    http://orizzonti-allucinanti.blogspot.com/2013/07/sui-sentieri-della-balkhof-val-cava-e.html

    Naturalmente l'onnipresente nebbia ha fatto da sfondo anche in quella occasione :-/

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