28 dicembre 2011

sovu practice

Pensiamo alle ballerine smutandate, allampanate e rigide, che ammorbano la nostra gloriosa tv nazional popolare;  quelle col mito del corpo e del fitness che cercano di convincerci che la leggerezza sia solo una questione di peso e la bellezza questione di proporzioni, che confondono la freschezza con la nudità, la vitalità con un dimenarsi nevrotico, la gioia col sorriso di plastica. Anzi no, meglio non pensarci.
Molto meglio respirare con queste immagini e con questi ritmi.



Son bellissime!!!!

27 dicembre 2011

lo sconforto è servito

Lungo il sentiero 511 che dal lago Smeraldo, in quel di Fondo (alta val di Non) porta alla malga omonima, ieri mattina: cominciamo bene con il buon umore. I cannoni sparaneve situati dietro quella costruzione che è il palasmeraldo producono neve artificiale destinata a ricoprire fasullamente il percorso della ciaspolada. La ciaspolada è diventata come le feste comandate: organizzata dall'associazione podistica Novella si terrà anche questa stagione, il 6 gennaio, e che ci sia neve o meno fa lo stesso. Vorrei vederli in faccia uno per uno, gli aspiranti partecipanti che si cimenteranno in questa ridicola corsa su percorso imbiancato artificialmente, circondati da prati e pendii che bianchi non sono. Indagherei sul loro livello di soddisfazione, di autocompiacimento, per motivi puramente di analisi antropologica, sia ben chiaro.
Leggo su nonsolofole che per portare la neve dalla sede di produzione alla meta finale serviranno 950 viaggi compiuti da 11 camion. Non male per il Trentino che distribuisce urbi et orbi lezioni di ecologia e ambientalismo.








19 dicembre 2011

facciamo finta che tutto va ben

Io ci voglio credere che Giorgio Iacobone sia un buon Questore, umano e intelligente quasi quanto lo fu Giacomo Deiana; sicuramente migliore del penultimo che ha occupato la sua poltrona. Poi leggo interviste così e vacillo. Parla delle liti, della litigiosità (e di cos'altro vuoi parlare, in una città come Trento?). Dice e spiega:

"una media di poco più di un intervento al giorno per sedare le liti" 
"chiave di lettura (...) positiva, ossia la gente si fida della giustizia e quindi denuncia tutti i fatti (...) ci sarebbe quindi una tendenza maggiore a rivolgersi alla giustizia per risolvere i problemi" 
"abbiamo predisposto la figura del mediatore (...) un intervento (...) che avviene solo con l'espressa volontà delle parti coinvolte"
"per noi si tratta di uno strumento di prevenzione sul quale puntiamo molto per evitare (...) degenerazioni pericolose".

Per la serie vogliamo vedere a tutti i costi il bicchiere (di bianchetto ...) mezzo pieno. E per vederlo mezzo pieno occorre fingere di non vedere che poco più di un intervento certificato al giorno in una città di 100.000 abitanti - tra cui un consistente numero di anziani - non è pochino, a parer mio. A me fanno vomitare soprattutto le risse non certificate, quelle a cui assisto quotidianamente io per la strada, sugli autobus, addirittura nei supermarket.
Si pensa di risolvere il problema costringendo un povero agente di polizia a fare il mediatore, ossia improvvisare improbabili lezioni di psicologia; roba di cui probabilmente non sa una cippa, perché è stato addestrato per catturare delinquenti, non per lenire le turbe psichiatriche di gente sempre più esaurita che perde le staffe con sempre maggiore frequenza.
E sorvoliamo per pietà sul fatto che, visto l'andazzo del sistema giudiziario italiano, ad aver bisogno di cure psichiatriche spesso son proprio gli agenti, che non capiscono più una beata mazza di quello che devono/possono e non devono/possono fare.

E poi ecco quella che io ritengo una perla:

"(...)spesso diamo fiducia a persone che in realtà non conosciamo affatto, scambiando foto anche intime o rivelando loro particolari della nostra vita. Una maggiore prudenza, insomma, assieme al ritorno ad una sana diffidenza" 

E perché, quando mai c'è stato un allontanamento da quella "sana diffidenza" che da tempo costituisce il tratto saliente del carattere di parecchie persone indigene? Forse si dovrebbe lavorare semmai sul lato opposto, e cioè spiegare a queste persone che la diffidenza può anche andare bene, ok, ma quando è portata a certi livelli è più paranoia che sano scetticismo. E la paranoia si che crea rogne, perché se si pensa male si finisce anche col vivere male. Eccheccazz.

fonte http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2011/12/18/news/liti-il-vero-male-dei-trentini-video-5427866

15 dicembre 2011

allora ditelo

I ragazzi di Google a Mountain View stanno studiando bene per farci passare la voglia di scrivere blogs: tra interfacce aggiornate incasinatissime, servizi non richiesti che è quasi obbligatorio adottare (tipo google+), problemi con il layout che si protraggono da giorni e che nessuno ti spiega come risolvere, l'impossibilità di usufruire di altri piccoli espedienti ai quali ci eravamo abituati benissimo (come il togliere l'url alle immagini, per esempio, e posizionarle dove si preferiva) direi che ce n'è quasi abbastanza per meditare seriamente di passare alla concorrenza.

12 dicembre 2011

incursione al bivacco argentino

Ancora val Campelle, ancora escursioni autunnali che si prolungano causa assenza di neve importante. Col sentiero 333 "giusto per fare 2 passi", perché non abbiamo meta né cronometri mentali.



partenza




la giornata pare serena, almeno nelle primissime ore del mattino




primalunetta, quota 1720m ca: l'agglomerato di costruzioni intorno alla cappella san Bortolo, visti dal sentiero che porta alla forcella del dogo




forcella del dogo, ai piedi del monte cima; qui il termine "dogo" deriva sicuramente da "giogo", inteso come sella




monte cima sbancato dalla cava di quarzo



Senza accorgercene ci ritroviamo davanti il bivacco Argentino, quando il cielo si chiude irrimediabilmente; il sole per tutto il giorno non lo vedremo più, e tanto meno uno scorcio di azzurro. La rabbia è tanta, perché vorrei ammirare la val di rava e i suoi laghi dalla cima ravetta, che è lì su a 100 metri e 30 minuti scarsi di salita.



Un bivacco ci incuriosisce sempre; non ne abbiamo mai usufruito, causa diffidenza e snobismo tipici dei cittadini abituati a tutti i comfort. Più che le eventuali condizioni igieniche, a dire il vero, a tenercene alla larga è il timore di doversi ritrovare a condividerlo con qualche estraneo.




Il bivacco Argentino è carino, ben tenuto e attrezzato; c'è legna, coperte nuove, un po' di tutto per passare una notte decente













anche le carte da gioco




un invito alla civiltà e a lasciare sempre qualcosa di utile per chi usufruirà del bivacco dopo di noi: mi piace



La visibilità peggiora, la via è chiusa dalla nebbia. Un po' come gli abitanti del villaggio di Asterix, una sola cosa temo: che il cielo mi si chiuda sulla testa. La via d'uscita per scampare all'ansia mi è gentilmente offerta dal mio cervello, che mi suggerisce: "meglio una nuvola così in dicembre che una nuvola così in luglio/agosto: significherebbe temporali e fulmini assicurati, mentre oggi al massimo si prende un po' di nevischio".
Abbé, adesso si che sto meglio ...




volevo vedere la val di rava e i suoi laghi, volevo individuare tutte quelle cime in lontananza. Come no




bleah


Occasione sfumata, sarà per una prossima volta; alla fine saranno 830m ca di dislivello + altri 100 per raggiungere la cima ravetta a 2260m ca.
Con condizioni meteo migliori, ma soprattutto con più ore di luce a disposizione, ci sarebbe da fare il giro completo, e cioè proseguire per la cima Primaluna (2300m ca), scendere alla forcella Caldenave 2200m ca (sulla mappa son segnati anche dei laghetti chiamati di primalunetta, o delle buse de pilo - ..... cchiù pilu .....), continuare per il croz di Primalunetta 2300m ca, per il monte Cenon 2270m ca e poi buttarsi sul sentiero L34, che si ricongiunge al sentiero 333 nei pressi di malga val del prà.
Il tutto alla modica cifra di 7, forse 8 ore di marcia totale, così almeno mi suggerisce l'intuito.

Nomi curiosi in zona, a partire dalle cime: primaluna, primalunetta; mi vengono in mente le fasi lunari, a cui ancora oggi molti si adeguano per semine, fienagioni, raccolti e cose varie. Invece non c'entrano nulla nella toponomastica di questi luoghi. Intanto il termine "luna" che compone i suddetti nomi, ha a che fare con l'aspetto arcuato degli alpeggi che vi si trovano*. Quelli di primaluna venivano "malgheggiati" per primi, quelli di secondaluna venivano sfruttati dopo che il bestiame aveva consumato le erbe degli alpeggi superiori. Dai prati, come spesso avviene, il nome è risalito fino ad indicare i cocuzzoli sovrastanti. Tutto qui.
Il gruppo Rava che confina con queste cime deve il suo nome probabilmente al termine dialettale che indicava erbe; in effetti, per accedere alla val di Rava dal comune di Bieno, si attraversa una valletta ricoperta da erbacce varie (indimenticabile ..) dove si trovano i ruderi di antiche malghe dismesse come la malga rava di sotto, la malga ravetta di sotto e la malga ravetta di sopra (che fantasia).
E poi il monte Cenòn, che suggerisce il termine cena, soprattutto dopo una giornata trascorsa a scarpinare tra vette; invece pare che abbia a che fare con più nobili pensieri: derivererebbe da "scena" per indicare un luogo da cui si può ammirare uno scenario ampio e sgombro da ostacoli. Su alcune mappe escursionistiche queste cime sono contrassegnate dall'immagine di un occhio, che sta ad indicare proprio i punti panoramici.

* tutte ipotesi tratte dal dizionario toponomastico di Ernesto Lorenzi.

9 dicembre 2011

lago erdemolo

Da Palù del Fersina, ultimo avamposto della valle dei Mòcheni, col sentiero 325 andiamo a placare corpo e mente. Due cose saltano immediatamente agli occhi:
1) la mancanza quasi totale di neve; per trovarne giusto uno sputo bisogna arrivare fino ai 2000 metri del rifugio e del lago Erdemolo
2) un ponticello sul torrente, dall'architettura un po' anomala: un unico parapetto lo divide longitudinalmente, come a voler fare 2 corsie di marcia. Mancano invece completamente i 2 parapetti laterali, quelli che dovrebbero evitare pericolosi scivolamenti nell'acqua. L'avranno studiato così apposta in preda a estro creativo post libagioni?


bah



uno sguardo verso sasso rosso (forse)



zero neve anche sui versanti sud occidentali di monte ruioch, monte conca, cima palù


al lago un po' di neve c'è, ma ghiacciata: benedetti ramponcini che mi ci hanno portata



il monte del lago, nel suo piccolo, qualche valanghina l'ha scaricata; non si nota bene, ma sono 2, proprio sulla traiettoria che porta al passo del lago, a 2260m ca


lago erdemolo, salendo verso passo del lago



una delle 2 valanghe, vista da vicino, ci scoraggia definitivamente



questa salita non s'ha da fare; c'è pure un gran bel vento, meglio non azzardarsi.


E abbiamo fatto bene.
A fine giornata notizia di valanga in Marmolada, con coinvolgimento di 3 escursionisti e relativo intervento degli elicotteri del soccorso. Vento forte e neve fresca, benché poca, non lasciano molti margini di sicurezza. Gente, piuttosto che rischiare di farsi male e mettere a repentaglio anche la vita dei soccorritori solo per puro egoismo e megalomania meglio fare altre cose: non c'è solo l'escursionismo per dare un senso ad una bella giornata di sole; a volte basta anche un buon stinco di maiale con contorno di patate al forno, sbranato in buona e amorevole compagnia.

7 dicembre 2011

ratzinguzzinger

Anche quest'uomo è un genio MITICO !!!!

6 dicembre 2011

tales of kilimanjaro

3' e 30 di vitalità sublime, con le congas che scacciano l'inverno.

5 dicembre 2011

all'agriturismo Fenil Grande (Bs)

Il posto dev'essere senz'altro più ameno di quello che la nebbia ha solo lasciato intuire; per farsene un'idea appropriata molto meglio spulciare nella photogallery del sito ufficiale.
E la sfortuna ha voluto che noi ci arrivassimo proprio in una di quelle giornate opache da suicidio, quando la nebbia sequestra ettari su ettari di pianura padana e li tiene in ostaggio impunita per giorni o mesi interi.
La nebbia in taluni soggetti a rischio provoca gli stessi identici effetti di una paralisi ipnagogica, quando il corpo risulta imprigionato in preda alle allucinazioni senza potersi muovere, né scuotersi, tanto meno fuggire.
Solo la compagnia solare di cui ho avuto il privilegio di avvalermi ha evitato la crisi isterica.

aiut



pomeriggio inoltrato, qualcosa si intravede, ma mica tanto






la cosa più simile al sole l'ho trovata nella sala ristorante



beviamoci su: bbbono



specie di gnocco fritto, più pesante di quelli mangiati abitualmente in Emilia, ma godibile



antipasto che poteva benissimo sostituire un primo



bollito con salsa verde, non assaggiato



risotto al radicchio e robiola: un minutino in più di cottura e mantecatura e sarebbe stato perfetto



le tagliatelle invece la perfezione l'hanno raggiunta alla grande: forse la cosa più buona dell'intero pranzo



anche i miei gnocchi di zucca non scherzavano



stracotto d'asino, solo per cannibali



questo stinco di maiale lo speravo più cotto e morbido


Non male comunque: buono il pane e i grissini, buone le verdure di contorno, i liquori e i dolci, che non ho fotografato e nemmeno assaggiato causa saturazione estrema.
Buono e paziente il personale che ha accudito una tavolata di 9 elementi distratti e casinisti; si sono vendicati al momento del conto però: quasi 50 Є a cranio, che per quello che abbiamo mangiato, e soprattutto bevuto, forse ci stavano tutti, a parer mio.

Appunti extra. Nelle mie sempre più frequenti scorribande in pianura padana, 5 minuti di amorevoli pensieri li dedico sempre ai vertici della lega: per ben 10 anni ho evitato questi luoghi e queste persone pensando che fossero tutti zotici/buzzurri/marrani/'gnoranti, in una parola trogloditi tali e quali a loro. Scopro invece, ogni santa volta, persone normali e incazzate nere, non verso l'immaginario nemico extracomunitario o terrone o laico o comunista, ma verso il politico bugiardo, ladro e corrotto di qualsiasi schieramento. Aumentando le fila di quelli che si sentono in dovere di precisare (anche quando non interpellati in proposito) che loro non sono razzisti e anti-italiani; un po' come tanti trentini che mi càpita di incontrare che subito specificano di avere lontani avi siciliani o meridionali; un po' come me che alla domanda "sei cagliaritana" rispondo "si, ma mio nonno era mezzo ligure"; e magari in Liguria ci sarà qualcuno che si sentirà in dovere di avvisare che una cara bisnonna era francese. Potenza degli stereotipi.
Io però comunque, fossi uno di quei politicazzi mangiapane ad ufo, non abuserei della pazienza di queste persone e del loro saper essere civili. Perché se solo scendessero dal piedistallo e ne tastassero il polso sentirebbero che tira un'aria affatto accomodante ....

2 dicembre 2011

teorie sull'irrazionalità

Un bel libro, non facilissimo da assimilare per i non addetti al settore anche nonostante le eccellenti doti divulgative dell'autore. Utile comunque per chi è curioso di capire com'è che tante persone credono fermamente in riti e dogmi slegati dalle leggi della fisica, relazioni di causa-effetto che non lo sono, superstizioni; cose irrazionali, insomma. Compreso l'autoinganno.
Danilo Mainardi racconta bene come anche gli animali agiscono in preda alla superstizione, che altro non è che il pensare che a un dato avvenimento ne conseguirà un altro.
Per la specie umana il problema però è fondamentalmente un altro: alla base di buona parte delle credenze, per quanto ho capito, c'è la consapevolezza della propria morte, e questo è frutto dell'uso enorme che facciamo del raziocinio. Un eccesso di razionalità come quello che ha caratterizzato il nostro percorso evolutivo necessita di autolimitarsi con una buona dose di irrazionalità, a fini puramente di sopravvivenza mentale.
Fin qui niente di nuovo (già negli anni '60 c'era qualcuno che cantava "la verità ti fa male lo so").
Strettamente legata alla tendenza a credere c'è la tendenza ad ubbidire a qualcuno che incarna il principio di autorità; e questa è tipica degli animali sociali (e l'uomo è un animale sociale), che vivendo in gruppi o branchi, devono per forza di cose organizzarsi gerarchicamente per "coordinare e sincronizzare" tutte le attività preposte alla sopravvivenza del proprio gruppo.
(Mainardi cita l'esempio della socialità dei lupi finalizzata alla caccia, asserendo che non è immaginabile che ciascun lupo decida di predare di testa sua: se lo facessero sarebbe la fine del gruppo stesso, e il lupo non sarebbe un animale sociale.)
Ecco quindi spiegato l'arcano: l'irrazionale che tanto sembra assurdo smette di esserlo se lo si esamina con gli strumenti della biologia e si capisce che fa parte, piaccia o meno, del percorso evolutivo della specie umana.
Una possibile soluzione per non cadere preda di inganni e autoinganni è lo studio approfondito di questi concetti, uno studio che però deve entrare a far parte dell'educazione di ciascuno. E spiegare che la scienza serve principalmente a distinguere pericoli e problemi reali da quelli immaginari.

Considerazione mia personalissima: è giusto instillare il dubbio e gettare nello sconforto nero gente che campa serenissimamente credendo in una vita dopo la morte?
Durante un incontro pubblico, Paolo Attivissimo, a proposito di coloro che credono alle profezie sulla fine del mondo, disse che stabilire una data come quella del 21 dicembre 2012 serve a far ordine nella propria vita, a regolarsi di conseguenza, a dare un senso al resto dei giorni. Quante persone sono capaci di reggere il fatto che invece un senso non c'è? e chi ha il diritto di toglierglielo, quel senso?

Forse, per non essere accusati di prepotenza e di intolleranza, come càpita spesso a chi si occupa di debunking, si devono solo offrire spunti di riflessione diversi, magari senza né sfottere né urlare, e poi lasciare che ciascuno decida in base alla propria coscienza e in piena libertà. Questo per quanto riguarda le vittime di inganni.
Per gli autori invece sacrosante legnate.