8 novembre 2011

senza titolo

Almeno fino all'ultimo giorno in cui ci ho vissuto, a Cagliari era presente una consistente comunità di senegalesi. Nella città capoluogo che io ho sempre percepito come razzista e spocchiosa, questa comunità viveva (vive ancora?) tranquilla e piuttosto integrata: mai un problema di delinquenza o di violenza. Le amicizie interetniche erano (sono ancora?) tutt'altro che improbabili. L'estate sulla spiaggia cittadina era (è ancora?) un continuo viavai di ambulanti senegalesi che cercavano di piazzare la loro merce, alcuni più insistenti, altri più discreti. Gente normale che cercava di combinare il pranzo con la cena. Gente che quando provava a spostarsi in altre parti d'Italia tornava immediatamente dicendo "no, no, è meglio qui, qui è casa mia". Li ho sempre ammirati per la loro serenità innata, per il loro saper essere parte integrante di un paesaggio senza stonare; in altre parole, se c'è un popolo che non è fuoriluogo su questo pianeta quello è proprio il loro, a parer mio. Quindi quando ho letto questa notizia, benché con un anno di ritardo, mi è venuta rabbia-vomito come non mi capitava da tempo (di solito o mi viene il vomito o un attacco di cinismo, mentre la rabbia ormai la riservo solo per le cose che mi coinvolgono davvero emotivamente). Il video non l'ho guardato, non mi serve vedere ulteriormente come siamo capaci di lasciar morire un essere umano senza nemmeno un gesto di pietà e solidarietà. Per Saidou Gadiaga ho pensieri e parole, per quei carabinieri il vuoto pneumatico.

Spero che il suo paradiso esista e che ci si sia risvegliato con questo pezzo:

0 dite le vostre, di baggianate:

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