29 novembre 2011

fenomeni agghiaccianti

Subacquei di tutto il mondo, terrorizzati da squali, barracuda, tracine, calamari giganti e altri mostri marini: fàtevela nella muta da sub ...

da http://video.repubblica.it/natura/lingue-di-ghiaccio-in-azione-il-fondale-si-congela/81471?video&ref=HRESS-13
(segnalato dal museo delle scienze di Trento)

E' un fenomeno che in inglese si chiama "brinicle" (contrazione per "brin icicle" ghiacciolo di acqua salmastra) e per la prima volta è stato ripreso durante la sua formazione in Antartide da Hugh Miller e Doug Anderson, documentaristi della Bbc. A contatto con l'acqua più calda una specie di corrente fatta di acqua salmastra di temperatura molto inferiore allo zero, più densa, scende in profondità mentre allo stesso tempo congela, imprigionando tutto ciò che incontra. Simile a un tornado di ghiaccio che tocca terra. In questo timelapse (che comprende un lasso di tempo di sei ore) a farne le spese sono le numerose stelle marine che popolano il fondale. Il "brinicle", ribattezzato "ghiacciolo killer" o "dito della morte", era già conosciuto ma nessuno prima era riuscito a riprenderlo direttamente"

28 novembre 2011

laghi rocco e stellune

In altri tempi, e soprattutto in altro loco, un 27 novembre così l'avrei passato in posizione orizzontale su una spiaggia, con le gambe ripiegate ad angolo acuto a indicare il cielo, e perpendicolari al resto del corpo. Invece mi son ritrovata a passeggiare da queste parti. Come son caduta in alto.

Partenza da ponte Conseria in val Campelle, dopo aver stomacato ben bene alla vista di sconquassi vari (leggasi cantieri) che  solo che noi retrogradi non riusciamo proprio a digerire.
Dopo aver raggiunto col sentiero 317 la malga valsorda seconda (1900m ca) puntiamo dritti ai laghi di rocco per render loro giustizia. In precedenza ne avevo parlato male, ma ero sicura di essermi sbagliata e in effetti con sommo gaudio ho cambiato idea.
Non ci siamo fatti mancare niente: ghiaccio, neve ghiacciata, neve normale, pantani.


il primo dei laghi di rocco in via di congelamento (2135m ca)


26 novembre 2011

just the same

25 novembre 2011

storie di nomi: erdemolo, lemperperch

Mi sono accorta con grande scuorno che non ho una foto decente del lago di Erdemolo, pur essendoci stata almeno 3 o 4 volte. L'ultima risale al luglio del 2004, in una giornata che fu resa memorabile dall'incontro con un gruppetto di 3 ermellini. Quella che fino ad allora pensavo fosse solo criptozoologia era lì ai miei piedi che saltellava impazzita e correva a nascondersi tra le rocce per poi ritornare subito all'attacco come in un agguato. Incredibili, meravigliosi e anche un po' incoscienti, perché se fossimo stati bracconieri gliela avremo fatta noi la festa, e io a quest'ora avrei una bella stola da cafona appesa nell'armadio. Ricordo benissimo che, da vera rognosa qual sono, mi guardai bene dal comunicare la loro presenza ad altri escursionisti che salivano dietro di noi: erano una mia personalissima emozione e non volevo banalizzarla condividendola con persone che magari avrebbero potuto rivelarsi indegne.
Abbiamo provato a risalirci qualche giorno fa, per soddisfare la curiosità di vedere imbiancato il lago e le cime intorno e, perché no "forse la fortuna ci assiste di nuovo e vediamo ancora qualche ermellino magari in veste invernale".
Fino a quota 1700 ca ok, ma dopo la neve ha cominciato ad essere altina, e io - che con la verticalità ho la stessa familiarità che ne ha Brunetta - sono sprofondata fino alle orecchie. La nostra ostinazione ad avventurarci sulla neve senza attrezzatura comincia ad assumere sfumature patologiche.

I nomi dei monti, fa osservare Aldo Gorfer nel suo libro "la valle dei mòcheni", indicano spesso i luoghi di sfruttamento di boschi e pascoli o luoghi battuti per la caccia; come Lemperperch, (che deriverebbe da lampl= agnello; perg = forse da Berg/Birge, per intendere monte degli agnelli) o Oscivart ( da Hosenwart: hosen = lepre; wart = guardia, intesa come punto alto di osservazione. Traduzione: cima delle lepri).
Il nome mòcheno del rigugio Erdemolo è hitt van sea - rifugio del lago. Erdemolo, il cui nome locale è sèa wa Palài (che significa lago di Palù) o anche Hardimblsea, deriva da nardèmol, che è diminutivo di arda (= pascolo).
Franco de Battaglia invece traduce ard/arza con "piccolo orlo, roccia scoscesa sopra una conca". Quel "piccolo orlo" mi incuriosisce, chissà se si tratta di un refuso e nelle intenzioni di de Battaglia si intendeva "piccolo orto".
Peccato davvero che di queste storie non ne senta parlare molto in giro, perché se non è cultura locale questa mi chiedo cos'altro potrebbe fregiarsi del titolo.

22 novembre 2011

l'omeopatia applicata all'ecologia

Il Drago ci aveva visto uno scoiattolino bazzicare intorno a quei grandi alberi non più di 4 mesi fa, e non ho motivo di non credergli.
Ma siccome la pista ciclabile fa tanto ecologico e fa guadagnare punti nelle classifiche ridicole pubblicate periodicamente dalla stampa sulle città più vivibili, avanti tutta.
E come si tutela l'ambiente e il verde pubblico? abbattendo alberi che fanno pur sempre parte di ciò che a parole si vuol tutelare: ambiente e verde pubblico. Come ragionamento non fa una grinza, direbbe Pippo.
L'unica cosa che mi viene in mente, così a caldo, è che ipocriti così nauseanti fanno solo bene alla mia dieta: come mi provocano l'inappetenza questi, non ci riesce nessun altro. Mavalà.



via s.pio x dopo lo sradicamento degli alberi



che merdaviglia



ma li mortacci loro

21 novembre 2011

getting blue

Sono una persona accogliente: ospito più personalità che albergano spontaneamente, contemporaneamente e spesso litigiosamente nello stesso cranio; ma è una figata pazzesca, se si ha l'intelligenza di sfruttarle tutte. Allarga gli orizzonti, davvero, e fa sperimentare cose .... tant'è che sto elucubrando un nuovo nome per aggiornare codesto blog: orizzonti allucinanti o orizzonti allucinati, boh, vedrò.
Quanti son capaci di osservare un paesaggio montano e intravedere il mare? Solo io, scommetto, che all'inizio dell'inverno mi invento di tutto pur di sopravvivere. Non potendo trasferirmi allo stato attuale né in Corsica né in Nuova Zelanda mi arrangio come posso con l'aiuto delle mie esclusive facoltà mentali.




19 novembre 2011

alici nel paese delle merdaviglie

Notizia ghiotta, mi ci fiondo: i vigili trentini stanno male *. Allelluja, finalmente se ne sono accorti. Sono anni che il Drago ed io ce lo diciamo: questa gente non sta affatto bene, occorrono visite approfondite, condotte da personale medico serio, però. Magari anche da un antropologo, giusto per aggiornare i testi.

Ma cosa sarà stato mai a conciarli così? Allora, si sono accorti di non reggere bene: i turni di lavoro, la possibilità (sic!) di dover portare un'arma, i conflitti con l'utenza. Ora finalmente ho capito perché ogni volta che li chiamo per far sloggiare il solito coglione che si parcheggia su marciapiede/pista ciclabile o sul passo carrabile ne inventano sempre di nuove per non intervenire: non se la sentono.

Ma bando alle facili ironie e diamogli il benvenuto nel club degli agenti di pubblica sicurezza odiati da tutti, oberati di lavoro ingrato e mal pagato.
Adesso che hanno preso coscienza del loro stato hanno varie possibilità:

1) vanno a prendere lezioni dagli agenti della squadra mobile della polizia di stato, dalle squadre di pronto intervento dei carabinieri, magari e soprattutto da quelli che hanno fatto la gavetta in città come Napoli o Palermo, e si fanno spiegare come funziona la cosa.

2) si muniscono, oltre che degli spray antiaggressione al peperoncino, anche di spray erogatori di sertralina, da usare così, ogni tot ore durante il servizio.

3) se poi proprio non riescono a venirne fuori, meglio allora che lascino il loro stressantissimo impiego da sceriffi di provincia e si ritirino in qualche valle a coltivare mele e allevare galline. Per la loro e per la nostra serenità.

Io comunque la mia teoria ce l'ho: non saranno mica vittime della propaganda politica locale, che vuole il Trentino un'isola felice abitata da oriundi pacifici, rispettosi delle regole e dotati di senso civico?
No, dico, magari dopo aver passato qualche tempo sulla strada l'incantesimo è finito; già mi pare di sentirli borbottare " #io bbono, ma quanti trogloditi ci sono qui, che per giunta parlano la stessa lingua mia e dei miei avi ?(giusto per puntualizzare, la polizia locale è composta principalmente da agenti nati e cresciuti in loco).

Ecco, forse dev'essere il raggiungimente di cotanta illuminazione che li manda fuori di melone.

Noi, che di qui non siamo, ci siamo arrivati da un pezzo. Loro mi sa che ancora hanno da pedalare assai. Auguri e buon viaggio.

* fonte: http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2011/11/18/news/i-vigili-stanchi-e-stressati-5299588

14 novembre 2011

laghi della bella venezia

Anni di fede nell'evoluzionismo e nel progresso umano messi a dura prova dall'incontro con un vero, tangibile esemplare di troglodita sopravvissuto fino ai giorni nostri. Perché un conto è leggerne sui giornali e/o vederli in qualche filmato in internet, un conto è vederli in faccia a distanza ravvicinata; roba da zoo, ma che dico zoo, da safari con bazooka al seguito.
Dunque per la nostra ultima meta domenicale parcheggiamo nei pressi dell'ex rifugio spiado, da dove dovrebbe partire il sentiero 369 che porta ai laghi (mah...) della bella venezia (boh?).
Non è facilissimo trovarlo, dunque ci si avvicina a quello che fu il rifugio spiado per vedere se c'è una qualche indicazione in più. Ed è stato allora che il troglodita si è palesato in tutta la sua maestosità genetica: sentendo i suoi cani da caccia abbaiare furiosamente si mostra con addosso una canottiera (in omaggio al suo leader) e delle mutande ingiallite (come il loro contenuto, I guess…).


12 novembre 2011

si, viaggiare

Per tutte quelle che in una caldissima mattina di agosto/settembre si sono messe un vestito lungo, ma con spalle scoperte, e sono state respinte ai cancelli del vaticano perché giudicate vestite in modo non idoneo al luogo sacro che intendevano visitare. Accendete la caldaia, posizionate il termostato sui 30°, mettetevi in costume da bagno, magari anche in topless, o meglio ancora in versione "nature", e poi accedete da questo link alla santa cappella sistina e visitatela come volete. Potete avvicinarvi con lo zoom e guardare anche quegli angolini che a un visitatore in carne e ossa potrebbero sfuggire. Non è la stessa cosa? Inzomma, qui ci siete solo voi e non dovete spartire lo spazio con altri visitatori che magari vi pestano i piedi o vi si piazzano davanti impedendovi di osservare proprio lì dove avevate posato lo sguardo 5 secondi prima. Zero bambini, zero comitive, zero ressa, ZERO BIGLIETTO. Gute reise.
P.S.: grazie per la segnalazione ad Hotcat dei mitici Pepperfriends.

11 novembre 2011

senza pietà

Ordunque, il britannico del guardian che ha elaborato questa vignetta è un genio assoluto. Neanche il nostro glorioso Vauro Senesi sarebbe riuscito a essere così cattivo, quindi era doverosamente necessario che fosse un esterno a illustrare con distacco e in maniera insindacabile l'osceno composto di plastica che milioni di italiani hanno mandato e mantenuto al governo per tutti questi anni, fino al disastro finale.


prendete e diffondetela tutti: questo è il sunto degli ultimi 17 anni italiani

8 novembre 2011

senza titolo

Almeno fino all'ultimo giorno in cui ci ho vissuto, a Cagliari era presente una consistente comunità di senegalesi. Nella città capoluogo che io ho sempre percepito come razzista e spocchiosa, questa comunità viveva (vive ancora?) tranquilla e piuttosto integrata: mai un problema di delinquenza o di violenza. Le amicizie interetniche erano (sono ancora?) tutt'altro che improbabili.
L'estate sulla spiaggia cittadina era (è ancora?) un continuo viavai di ambulanti senegalesi che cercavano di piazzare la loro merce, alcuni più insistenti, altri più discreti. Gente normale che cercava di combinare il pranzo con la cena. Gente che quando provava a spostarsi in altre parti d'Italia tornava immediatamente dicendo "no, no, è meglio qui, qui è casa mia".
Li ho sempre ammirati per la loro serenità innata, per il loro saper essere parte integrante di un paesaggio senza stonare; in altre parole, se c'è un popolo che non è fuoriluogo su questo pianeta quello è proprio il loro, a parer mio.
Quindi quando ho letto questa notizia, benché con un anno di ritardo, mi è venuta rabbia-vomito come non mi capitava da tempo (di solito o mi viene il vomito o un attacco di cinismo, mentre la rabbia ormai la riservo solo per le cose che mi coinvolgono davvero emotivamente). Il video non l'ho guardato, non mi serve vedere ulteriormente come siamo capaci di lasciar morire un essere umano senza nemmeno un gesto di pietà e solidarietà. Per Saidou Gadiaga ho pensieri e parole, per quei carabinieri il vuoto pneumatico.

6 novembre 2011

a kind of a rainbow

Quindi ora ho la certezza: la foto scattata lungo il sentiero 326 che dal passo lasteati porta a forcella magna, martedì mattina alle 10, è proprio un parelio (grazie per l'informazione al sempre disponibilissimo staff del Museo delle scienze di Trento )
La cosa mi lusinga assai: prima di tutto perché è un bel fenomeno che ho avuto modo di spiare in cielo già in altre occasioni e che merita di essere immortalato; secondo, perché riuscire a riprenderlo con la mia macchinina antediluviana non era per niente scontato, e ha richiesto vari tentativi che hanno sottrato almeno una mezz'oretta alla nostra escursione, e col timore costante che quel bell'agglomerato di colori sparisse all'improvviso; terzo, perché una volta tanto posso dimostrare che camminare con la testa tra le nuvole può essere vantaggioso (purché non si inciampi in qualche pietrone e si ruzzoli giù per un dirupo ).

parelio sopra cima lasteati. Olé!

2 novembre 2011

my feet stop here: lago di forcella magna

Ultimo giro esplorativo della stagione, poi mi dò alle città d'arte e di mare perché mi sarei leggermente stufata di salire e scendere, scendere e salire ecc ecc. Troppi giri in pochi giorni e sono andata in nausea.



1 novembre 2011

laghetti della val dell'inferno

Stagione delle escursioni autunnali agli sgoccioli, ultimissimi giorni per scoprire ancora qualche laghetto che ho tralasciato nei mesi estivi.
Stavolta è il turno di quello della val dell'inferno.