29 agosto 2011

lago erpice - valle di Lazzago

Siamo partiti da Masseria a 1420m ca (in val ridanna, raggiungibile da Vipiteno) alle 7 del mattino: freddo 3 °. Ed è subito tendinite, istantanea. Ma sto zitta e non frigno, la giornata si annuncia luminosa almeno dal punto di vista climatico e non ho nessuna intenzione di tornare a Trento. Troppo furba, troppo intelligente.
L'idea sarebbe di esplorare il percorso dei Seven see (sentieri 28 e 33A) percorrendo tutta la valle di Lazzago, raggiungere (forse) il passo Erpice e ridiscendere (forse) per Masseria dopo aver visto per l'appunto tanti bei laghetti. Non abbiamo neanche una mappa escursionistica della zona quindi nemmeno la minima idea di cosa ci aspetti, quanti km o dislivello; solo qualche misera informazione raccattata qua e là in internet.
Quindi ci incamminiamo dapprima sul sentiero 28 che transita per la malga Stadlalm (m 1650).


h. 7.30, superata la Stadlalm tutto sommato il mio tendine d'Achille tace, o al massimo sussurra



brina e ghiaccio sui prati a vendere



ne abbiamo trovato anche su un ponticello



h 9, e la luce fu: siamo quasi alla fine della valle di Lazzago, si intravedono le Moarer weißen. Il tendine comincia a imprecare e io lo ignoro. Quella linea perpendicolare che si intravede all'estrema sinistra della foto sarà la mia rovina.



Il sentiero 28 porta fino all'entrata di una vecchia miniera a 1930 e qualcosa di altitudine, poi comincia il 33A e i miei guai: dobbiamo risalire lungo questo piano inclinato che in passato veniva usato per i carrelli minerari, ed è ripidissimo.



mentre lo percorro vedo quel maledettissimo pulmino che porta i turisti fino alla Moarerbergalm ( 2114 m), che non è poi molto distante dal punto in cui io sto per rendere l'anima a dio. Li odio immensamente, infinitamente, furiosamente, eppure non sento scoppiare un pneumatico.



Arrivata alla fine della rampa mi giro a guardarla e sto per vomitare l'anima. Il Drago cerca di consolarmi: "vedrai che glutei rassodati dopo questa scarpinata". Io penso subito che l'unica cosa granitica che mi ritroverò a fine giornata saranno 2 cosi spuntati là dove non batte mai il sole, e glielo rantolo in faccia. Il tendine ha già superato il limite della decenza.



Continuiamo fino alle Moarer weißen (cime bianche di Massaro), raggiunte dopo un milione di ripensamenti (andiamo avanti, torniamo indietro, andiamo avanti, torniamo indietro ecc....).
Per la mia patologica indecisione e per il mio perenne oscillare tra filantropia e misantropia, che mi porta sempre a pensare di fare una cosa salvo poi fare il suo opposto, mi sono guadagnata il nomignolo di Gollum, che il Drago mi ha appioppato con (suo) sommo gaudio da quando ha conosciuto il personaggio della trilogia di Tolkien.



uno dei primi laghetti di cui ignoro tuttora il nome



lago dell'Erpice 2468m ca: è bellissimo; e chissà che cosa sono gli altri che non ho ancora visto


lago dell'Erpice



il sentiero prosegue ripido verso il passo



al centro il passo dell'Erpice 2690m ca


dal dosso nei pressi del lago d'Erpice, bei cocuzzoli di cui ignoro i nomi sovrastano la valle di Lazzago



la parte finale della valle di Lazzago con la Moarerbergalm - 2114 m



cascatelle lungo il percorso di salita



Il solito gregge di capre ci segue. Il Drago si chiede da dove derivi questo nostro ruolo di capi caproni: dal fatto che ispiriamo fiducia o dall'afrore ? io dico la seconda.


Ridiscesi al parcheggio noto questo cimelio che mi era sfuggito all'alba: mazza e martello incrociati posti all'inizio della zona mineraria di Masseria e del percorso dei Sevensee, proprio di fronte al Museo della Miniera. Vista la mancanza di segnaletica che indica perlomeno i tempi di percorrenza dell'intero percorso, ci provo io a colmare la lacuna e a mettere in guardia gli sprovveduti come noi che si avventurano in territori sconosciuti senza cognizione.

achtung bitte, diese Wanderung kann frei machen

A futura memoria:
1) mai andare in giro senza mappa
2) se hai la tendinite ce l'hai e basta, non è che continuando a camminare, per giunta in salita e su sentieri sconnessi, ti passa per grazia divina
3) prossima volta provare a fare il percorso inverso, cioè prendere il sentiero n.9 che dal parcheggio porta in 2h. 30 al rifugio vedretta piana, magari ronfarci, e poi completare il giro il giorno dopo, belli freschi e riposati.
4) anche quando si trovano, mai fidarsi dei tempi di percorrenza indicati sui cartelli tirolesi: hanno l'insana tendenza a farti credere che ci vogliano tot ore per compiere un percorso, e invece ce ne vogliono il doppio. Da questo punto di vista molto meglio la segnaletica trentina, più realistica e tarata sull'escursionista modello italico-bradipo
5) mai fidarsi di quello che si trova in internet: ci sono un sacco di pazzi che descrivono certe escursioni come se fossero delle passeggiatine adatte anche ai diversamente atletici; andrebbero schiaffeggiati per istigazione al suicidio, non prima di avergli addossato le spese di eventuali elisoccorsi.
6) mavalà.

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