22 agosto 2011

laghi di rava

Visti già qualche anno fa - forse 5? - salendo per il lungo e ripido sentiero da Bieno, i laghi di Rava mi erano rimasti di traverso perché troppo stanca per apprezzarli come invece avrebbero meritato. Per questo abbiamo voluto tornarci, per rendere loro onore.
In una delle giornate più torride di questa bizzarra estate, siamo partiti alle 8 dalla località Tedon, in val campelle, imbroccando il sentiero 322 per il rifugio Caldenave; il sentiero è in ombra, per fortuna, quindi arrivare al rifugio (prima tappa) è una barzelletta che dura un'ora.

poco prima del rifugio


poco dopo il rifugio

Superata la bella piana di Caldenave (in realtà son 2, una immediatamente prima del rifugio e una subito dopo) si ricomincia a salire, sempre in ombra. Ad un certo punto sorpresa: prima di arrivare alla forcella ravetta ci tocca superare una bella pietraia ripida. Vabbé, ho fatto anche questa, e senza nemmeno una bestemmia.



Superata la pietraia mi illudo che la parte più scassaballe sia alle spalle, e invece ce l'ho davanti; la parte più ripida, franosa e aggiungo lurida, tanto per descrivere bene tutta la mia gioia appena l'ho vista. 10 minuti a chiappe strette per salirla, sempre col timore di rovinare all'indietro.



Siamo arrivati alla forcella alle 10.15, appena in tempo direi; subito dopo il sentiero ripido e rognoso che ci eravamo appena lasciati alle spalle è stato inondato dal sole cocente, e non deve essere carino percorrerlo in quelle condizioni e temperature.

forcella ravetta 2219

Molte righe di questo post le voglio dedicare ad un gruppetto che ci ha preceduto di poco, composto da 3 escursionisti. Capito che non erano turisti ma persone del posto, ho chiesto lumi circa un'ipotetica via di ritorno dalla val Orsera. Mi ha risposto il più anziano dei 3, carta alla mano, dandomi tutte le informazioni che cercavo, e anche di più. Gentile, preciso, pacatissimo, mi ha risposto guardandomi direttamente in faccia, tralasciando zizze, gambe scoperte, abbigliamento prettamente estivo. Ci ha fatto domande per sondare la nostra resistenza fisica, la nostra familiarità con la zona, e per capire di quanto tempo potevamo disporre, ma NON ha fatto battute idiote, NON si è vantato delle sue performance, NON ha ostentato gadget all'ultimo grido, NON ci ha detto cosa era meglio fare o no con supponenza. Ci ha lasciati dicendoci che comunque, per qualsiasi evenienza, li avremo potuti ritrovare al forzelon di Rava.
Dico questo perché erano troppi anni che non incontravo un vero signore delle montagne siffatto. Solitamente incontro mezze seghe tiratissime e firmatissime da capo a piedi, che corrono con il cronometro in mano e non si fermano se non per morire ruzzolando giù da qualche dirupo. Quando parlano, posto che sappiano farlo, sanno solo dire quanto son veloci e bravi, in quanto tempo son saliti su quella cima o su quell'altra, quanto hanno impiegato per quel giro o quell'altro, quanto gli è costata l'attrezzatura, quanto è bello l'ultimo must per escursionisti-in che loro naturalmente non si son lasciati sfuggire, convinti anche di averlo comprato in piena libertà. Le battute sulla convenienza o meno di trombare la sera precedente un'escursione sono poi inevitabili, talmente prevedibili ormai che se non fossi una buzzurra tale e quale potrei anticiparli parola per parola. Ma loro sono convinti davvero di essere spiritosi, non conoscendo affatto la differenza tra una battuta intelligente e arguta, e una volgare battuta da idioti e ignoranti. Bah. Che se poi te li ritrovi pure davanti alle balle e ti ostruiscono una visuale simile, la rissa con morti e feriti è proprio inevitabile.




i laghetti camuffati tra il verde











vicini alla cresta del frate, intravedo un losco figuro in lontananza; impressionante.


cresta di rava











Nei pressi del forzelon di Rava ci siamo seduti per decidere il da farsi; dei 3 litri d'acqua che ci siamo portati dietro ne è rimasta meno di mezzo litro. Una follia pensare di poter allungarci lungo un percorso che non conosciamo; dopo aver consultato per la ventesima volta la mappa decidiamo che la discesa dalla val orsera non s'ha da fare. Intanto sento in lontananza una voce
"son arrivati i tosi?"
"si, ci sono"
"ah, eccoli, bene"
Sono i 3 escursionisti incontrati alla forcella ravetta, che si sono accampati più avanti; il più anziano, quello che è stato così prodigo di informazioni, si informa dai suoi compagni (e con una nota di leggerissima apprensione) sul nostro avanzamento. Odio la parola "tosi", che mi ricorda un essere di bassissima levatura culturale, ma ieri, in quella circostanza, attribuita a noi da quella bella persona, è stata una carezza bella e buona per i miei neuroni.


Scendiamo per la stessa via; a pensarci bene però scendere non è il verbo adatto: franiamo, ecco. Io, nel caso specifico, vado alla grande di fondoschiena, aiutandomi con varie bestemmie sparpagliate come appigli qua e là.




piana di caldenave


ci voleva proprio un vigile che regolasse l'intenso traffico domenicale intorno al rifugio (senza offesa per il mulo)

2 commenti:

  1. Certo, le temperature lissù sono belle, non come l'afa che abbiamo quiggiù noi,,,ma come fate a non arrancare sotto il sole sulle pietraie??? Dite la verità, vi siete fatti dare un passaggio dal 'vigile'! ^^
    Ciao ragassuoli! Buona settimana!

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  2. Afa qui ce n'è a vendere, altroché :)
    sulle pietraie è meglio salire quando il sole non è ancora alto, e noi abbiamo fatto giusto in tempo, altrimenti mi sarei rifiutata rifiutatissima :D
    Secondo me il vigile piuttosto che darci un passaggio si sarebbe finto stecchito :)

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