18 aprile 2011

lega, non pervenuta

E neanche i suoi seguaci: legoni e legonesse sono troppo impegnati a inveire contro gli immigrati africani, i comunisti, i laici, i mussulmani, e chiunque osi avere uno stile di vita alternativo che implicitamente sputtana i loro metodi tribali (li ho sbertucciati anche qui)

http://www.ladige.it/news/2008_lay_notizia_01.php?id_cat=4&id_news=103920
La camorra minaccia imprenditori trentini

15/04/2011 08:48

TRENTO - La «Gomorra» descritta dallo scrittore Roberto Saviano aveva messo radici anche nel ricco Nord Est, dove ieri all'alba è stata sgominata una organizzazione criminale legata al clan dei casalesi. Presunti esperti in riscossione crediti che, attraverso usura ed estorsione, si infiltravano nell'economia del territorio con la cessione «forzata» di quote societarie. Un centinaio le vittime. Tre quelle che hanno subìto tentativi di estorsione anche in Trentino.

Il metodo.
Imprenditori in crisi di liquidità e con difficoltà ad accedere ai prestiti delle banche: questi i clienti «preferiti» della Aspide, la società con sede nel Padovano specializzata nel recupero crediti e nell'erogazione di prestiti al pubblico. Una società che praticava tassi usurai e dietro alla quale si nascondeva un'organizzazione camorristica. I tassi potevano arrivare al 180% e per chi ritardava nel pagamento scattavano brutali pestaggi da parte di picchiatori professionisti. Il fine dell'Aspide era quello di impossessarsi di quote delle stesse società e pian piano di acquisirne la proprietà.
Il blitz all'alba.
Un «gioco» che non poteva durare a lungo. Ieri i carabinieri di Vicenza e della Direzione investigativa antimafia di Padova hanno eseguito 25 arresti tra Veneto, Lombardia, Sardegna, Campania e Puglia. In tutto sono 29 i provvedimenti restrittivi con i quali è stata sradicata una banda legata ai casalesi che, attraverso l'usura, l'estorsione, l'esercizio abusivo dell'attività di intermediazione finanziaria, ha vessato centinaia di imprenditori. L'organizzazione, che faceva perno sulla società Aspide, aveva messo le mani su imprese in tutte le province venete (Venezia esclusa), messo una base in Lombardia e ha tentato di espandersi anche in provincia di Trento.
Minacce in Trentino.
Sono tre gli episodi che si sono verificati nella nostra provincia. Il primo nasce dalla denuncia presentata da un imprenditore della Valsugana, che sarebbe stato contattato da alcuni esponenti dell'Aspide. Rappresentanti di questa agenzia di riscossione, che lo avrebbero «invitato» con metodi tutt'altro che cortesi a dimenticarsi di vantare un credito di qualche centinaio di migliaio di euro nei confronti di un altro imprenditore al quale sono subentrati. Soggetti già oggetto di un'indagine della Direzione distrettuale antimafia di Venezia, alla quale gli inquirenti trentini hanno provveduto a trasmettere il fascicolo. Due circostanze diverse, ma un comune denominatore per le altre vittime: i nomi di alcuni campani residenti nel padovano. Gli uomini del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Trento - ai quali ieri gli inquirenti veneti hanno voluto fare un ringraziamento per la collaborazione, esteso anche alla procura trentina - si sono occupati di due diversi episodi. Per quanto riguarda l'inchiesta della procura di Trento, i militari delle Fiamme gialle si stavano occupando di alcuni accertamenti relativi a presunti reati fiscali e fallimentari, quando hanno notato la cessione di quote della società trentina ad alcuni soggetti campani residenti a Padova. Un'acquisizione analoga a quella portata a termine nei confronti di altre imprese venete e apparsa «strana». I sospetti degli inquirenti trentini sembrerebbero fondati: sugli stessi personaggi stavano indagando i colleghi della Dia di Padova e i carabinieri di Vicenza, coordinati dal procuratore della Dda di Venezia, con i quali è scattata subito la collaborazione. Esplicite le minacce subìte da un imprenditore del Basso trentino, che questi stessi soggetti volevano convincere a cedere le proprie quote societarie. Ma il tentativo di estorsione è stato denunciato: la procura di Rovereto e gli uomini del nucleo di polizia tributaria hanno avviato subito le indagini. Anche in questo caso, appurato che vi era già una indagine in corso, gli inquirenti trentini si sono coordinati con quelli veneti.

http://www.ladige.it/news/2008_lay_notizia_01.php?id_cat=4&id_news=104052
Aziende trentine nelle mani della camorra

16/04/2011 09:03
TRENTO - Non solo minacce. L'organizzazione malavitosa legata al clan dei Casalesi, sgominata dalla Dia di Padova e dai carabinieri di Vicenza, con la collaborazione della procura e della Guardia di finanza di Trento, ha messo le mani in questi ultimi anni su almeno cinque aziende trentine. Le verifiche non sono ancora terminate. Alberghi, officine, palestre sono passate sotto il controllo degli uomini vicini alla camorra, che non erano interessati alle attività, ma a estorcere quanto più possibile alle vittime, i titolari trentini spodestati.

Per comprarle, gli uomini dei boss, hanno speso circa 150 mila euro. Tutti rigorosamente in contanti. La prima operazione tra quelle finora emerse risale al settembre 2009. Il due di quel mese, davanti ad un notaio di Imola, i titolari della Feo srl di Rovereto cedono le loro quote ad Alberto Carraturo , 28 anni, di Napoli, uno degli arrestati nell'operazione dell'altro ieri. Le quote vengono pagate al valore nominale di 7.000 euro, tutto in contanti naturalmente, per evitare la tracciabilità finanziaria dell'operazione. Feo srl gestisce una palestra con centro estetico nella città della Quercia. Uno dei vecchi soci «resiste» e mantiene la sua quota di 3.000 euro. ll 16 settembre 2009, davanti ad un notaio di Caserta, l'assemblea straordinaria della Feo delibera la nomina del nuovo amministratore e il trasferimento della sede legale.

Amministratore unico diventa Angelo Nattino , napoletano ventinovenne, anch'egli arrestato l'altro giorno. La sede legale viene spostata a Napoli. Nel 2010 le acquisizioni accelerano ed entrano in gioco altri esponenti dell'organizzazione criminale, anch'essi arrestati nell'operazione della Dia. Tra essi, i soci della Aspide srl, la finanziaria di Padova al centro della rete camorristica del Nord Est.

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