20 febbraio 2011

in val saènt

L'idea era quella di esplorare la val cercen partendo da Rabbi fonti, ma ben 8 soggetti armati di sci, sigarette in mano e fondoschiena in faccia ci hanno suggerito di espatriare verso altri lidi, e abbiamo fatto bene. Anche perché non avrei sopportato per più di 2 minuti di salire gomito a gomito con persone che anche quando vanno a farsi un'escursione in montagna mettono su una faccia rognosa come se stessero scendendo a lavorare in miniera, ecchediamine. Il rischio di grave incidente diplomatico era grado 3 su una scala da 1 a 3, dunque meglio evitare. E poi bisogna pur dire che certe facce deturpano il paesaggio - soprattutto quello neuronale della sottoscritta; non esattamente quello che cercavo dopo una settimanella nervosetta. Così abbiamo girato le terga e siamo andati a passeggio per la val saént; questa si, anche se la conosciamo come le nostre tasche per via delle numerose escursioni estive, non ci delude mai. Impossibile arrivare in auto al parcheggio, ci siamo incamminati molto prima senza incontrare alcuno fino al rifugio fontanino. Lì abbiamo incrociato un montanaro doc, sicuramente molto local, in compagnia di un cagnetto, con la faccia tranquilla ma assai poco disponibile alla socializzazione: questi sono i tipi più pittoreschi, tirano dritto, sibilano un buongiorno stentato e se ne vanno per cacchi loro.
Alla malga stablasol invece abbiamo fatto un bell'incontro: un agente del corpo forestale in perlustrazione, munito di sci e binocoloni, anche lui con cagnetto al seguito. Persona affabile, gentile, abbiamo piacevolmente chiacchierato per una mezz'oretta, durante la quale abbiamo divagato un po' su tutto: dai camosci che stava tenendo d'occhio col suo binocolo, alle catenelle ramponate per andare sul ghiaccio (è stato così gentile da offrirsi di farmele provare), ai percorsi in zona poco frequentati, curiosità sui rispettivi luoghi d'origine, per poi finire con la mia solita domanda indiscreta "ma come si chiamano quelle montagne di fronte?" "polinar, tremenesca, questo alla nostra destra invece è il monte sole".



A casa spulcio subito il dizionario toponomastico, e leggo che polinar deriva dal fatto che il luogo era considerato buono per la caccia alle pernici e ai galli che lo prediligevano per la posizione soleggiata e per la vegetazione; tremenesca invece deriva da termenago che a sua volta significa termine: forse un luogo di confine in epoche passate.
Il monte sole non ha bisogno di molta fantasia: è stato chiamato così perché ben esposto al sole. Più ostico interpretare il termine saènt: sarebbe la contrazione di sallent, a sua volta derivato da sala, che in longobardo significava pascolo.

quasi sotto le cascate


Il sentiero per le cascate è un mare di neve alta. Le ghette fanno il loro sporco lavoro, ma è stancante. Pausa-lucertola al sole e via.

2 commenti:

  1. Ciao! Stupendo il posto.. e coraggiosi voi, senza ciaspole! Vabbé che la fatica è ripagata dalla bellezza del posto, però la neve alta è sempre neve alta... bravissimi!
    Un abbraccione montanaro.

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  2. Sarò io anomala, ma trovo più faticoso camminare in neve fresca e alta con le ciaspole che senza, infatti ne sono allergica :) Piuttosto imparo ad andare con gli sci, così posso anche usarli come arma di difesa in caso di brutti incontri :))
    Ciao a voi :)

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