29 dicembre 2010

malga sorgazza

Meglio stare in città con 3° sotto zero e l'aria ammorbata dall'inquinamento o meglio 11° sotto zero dalle parti della val malene? Here's my answer:

Dalla malga sorgazza guardo con un pizzichino di nostalgia verso il sentiero che porta a cima d'asta; rivado all'indimenticabile fatica boia tra le nebbie fatta nell'estate di 5 anni fa, e ribadisco forte e chiaro: fatta una volta, fatta per sempre, checché ne dica il Drago (penso sempre così, ma poi ci ricasco, come al lago di Antermoia, per esempio).


Il placido laghetto nei pressi della malga, incredibilmente non ancora ghiacciato e abitato da sinistri pescioni (no frost?).


Adoro i sentieri innevati nel bosco. C'era una bella traccia spianata per noi da qualche zelante scialpinista che ci ha preceduti, e che noi abbiamo incoscientemente vandalizzato razzolandoci sopra con leggiadrìa elefantesca. Oso benissimo immaginare i bestemmioni del suddetto al momento della sua agognata e sudata discesa, perché son probabilmente gli stessi che io indirizzo verso la categoria quando me li sento arrivare bofonchiando alle spalle. Ah, la fraternité, la solidarité....


Adoro anche i contrasti tra cielo azzurro, profili innevati e boschi imbiancati.


Ma più di tutto mi beo nel crogiolarmi davanti a certe visuali, che se poi non c'è anima viva nei paraggi è anche meglio.

Dopo lo scempio perpetrato ai danni della bella traccia ci siamo detti "anche per oggi abbiamo contribuito a rendere più armonioso il vivere in multiproprietà su questo pianeta, possiamo tornarcene a casa". Peggio delle peggiori carognacce. Son le soddisfazioni dell'evoluzione e dell'adattamento.

28 dicembre 2010

malga tolvà

Non è stato per niente facile trovare un posto pieno di neve e senza ghiaccio per una tranquilla passeggiata. E io solo so se, dopo giorni di nuvole e grigiore, mi ci volevano davvero sole e cielo azzurro. Bellissima zona da esplorare per bene in lungo e in largo la prossima estate.


cime in lontananza








qualcosa ci dice che la malga è vicina


la malga con cima orena e il monte tolvà


verso forcella di val regana


22 dicembre 2010

piccolo manuale (scurrile) di autodifesa natalizia

Un post tutto da contestualizzare dalla prima all'ultima riga. Ad uso di atei, agnostici, laici, eretici, miscredenti, gente rotta a tutto.

Non per profanare l'atmosfera della festa più consumata dalla maggioranza dei cattolici, ma io mi accorgo dell'imminente avvento solo dal livello ributtante di volgarità che raggiungo in questo periodo. E siccome la concorrenza è assai agguerrita, devo usare frasi sempre più contundenti per non soccombere davanti al nemico. Perché io ero partita molti anni fa dall'ormai ridicolo "che rottura di balle", ma trovandomi mio malgrado davanti ad un florilegio di "puttanega" "madonnega" "porca merda" "cazzo" "che coglioni" e gli inossidabili "porcodio" o "dioporco", ho dovuto aggiornarmi velocemente: non sia mai che io passi per puritana.
La scenografia tipica è quella di un normale supermercato, dove in questo periodo circolano senza patente carrelli stracolmi di vettovaglie guidati da frotte di bipedi più urticanti del solito. Il magico sound che fa tanto natale è il beep dei lettori di codici a barre dei registratori di cassa. La fauna tipica è sovente composta dal gentil sesso: viaggiano in gruppetti, ti martellano le orecchie con il loro cicaleccio e con i loro tacchi e tacchetti, e poi te le ritrovi diabolicamente sempre davanti allo scaffale in cui vorresti approvvigionarti. Sospetto che sia da questo pittoresco agglomerato antropologico che sia nata una delle espressioni più comiche della parlata napoletana: "grazie, grazie assai e grazie al cazzo" (*).
E' un'esclamazione che ho sentito fare per la prima volta dal Drago, che a sua volta l'ha sentita dire da un vecchierello su un autobus di linea a Napoli; un autobus pieno di studenti chiassoni, tra cui 3 giovani cinghialozze si distinguevano particolarmente per volgarità e rozzezza, tanto che il vecchio gentiluomo non potè fare a meno di apostrofarle con questo epiteto. Io l'ho adottata al volo, la indirizzo a gruppetti di tutte le età e di entrambi i sessi, e ha un bel vantaggio: pochissimi qui la conoscono, tantissimi non ne identificano il destinatario, sicché non replicano perché non sanno che invece è potenzialmente un insulto mortale diretto proprio a chi lo sente.
A trasut’ e sicc’ e se’ mis’ e chiatt’- altra splendida espressione napoletana, letteralmente significa "è entrato secco e si è messo largo" e si riferisce a chi si intrufola in un ambiente e poi cerca di prendere il sopravvento. Ottima da usare con quelle persone che non hanno voglia di fare la lunga coda alla cassa e cercano di infilarsi di soppiatto davanti agli altri assumendo l'espressione di chi è sempre stato in quella postazione dalla notte dei tempi; oppure ti dicono che devono pagare solo 1 cosa e poi tirano fuori dalle tasche (di eta beta) un altro po' di bella roba. Si può commentare tale situazione anche con un bel "e caccami 'o cazz" (mi rifiuto di tradurlo). Io in questi casi ero per il solito "ma va' a dar via il culo", però è inflazionato e devo dire che non mi dà più tanta soddisfazione.
Poi c'è il gesto, volgarissimo, di indicare ripetutamente con entrambe le mani la zona diciamo centrale del corpo umano: è la traduzione visiva del solito "mi stai frantumando i coglioni", però ancora poco conosciuto e di ostica interpretazione. Anche questo me lo tirano fuori dalle braccia con frequenza sempre più inquietante.
Purtroppo io, o chi per me, continuo bellamente a ignorare le più elementari nozioni di diplomazia; questi ultimi giorni il mio cervello (che ormai vive completamente di vita propria) ha elaborato un orrendo "schiodati dal cazzo" di cui sono io la prima ad arrossire. All'inizio solo mentalmente, poi con tono flebile, oggi a voce decisamente alta. Domani non so. Il 24 e il 25 invece, sempre che sia sopravvissuta a eventuali scontri fisici, per amore e solo per amore tacerò. Forse.

(*) Le 3 Grazie erano tre divinità femminili della mitologia romana che per loro natura (grazia) ingentilivano il genere umano. Erano Aglaia lo splendore, Eufrosine la gioia e Talia la prosperità.

18 dicembre 2010

italiani, buona gente?

Il giorno dopo il trasloco più temuto del nord-est, dopo 13 ore filate di lavoro in stile sturmtruppen (freddo, neve, chi siamo, dove siamo, dove stiamo andando, vai avanti tu che a me vien da disertare, e 'ndo sta la macchinetta distributrice di caffé) e quasi altrettante di sonno arretrato, il Drago sembra essere ancora in sé. Ma poi apre bocca e dice che gli italiani sono un grande popolo, perché con la criminale classe politica/dirigente che ci ritroviamo è un miracolo che ancora qualcosa funzioni, che non ci si spari quotidianamente ad ogni angolo di strada, e che ci siano da nord a sud fior di onesti e persone perbene che nonostante tutto riescono a mandare avanti il carrozzone. E grazie al c@$$#, penso io, solo da una gravissima malattia possono nascere fortissimi anticorpi, vorrei ben vedere se così non fosse. Gli chiedo se si ricordi ancora chi è e dove deve andare; mi risponde "si, vado alla banca d'Italia, rapino qualche tonnellata di soldoni, torno, ti prendo e scappiamo in un posto caldo ai tropici". Ha detto proprio così, ha usato la prima persona plurale. Io dopo 3* anni con me medesima in corpo non mi sopporto più, e lui dopo quasi 14 anni di convivenza dice ancora che se fa soldi scappa via con me. Certo che alla fine di un grande stress tutto il resto può sembrare una bazzecola; come dopo che sei scampato ad un cancro, che paura vuoi che ti faccia la rogna. Io dico che se esiste la reincarnazione dovremo incontrarci anche nella prossima vita, però sotto forma di gatti. Aristogatti, per l'esattezza, in una bella casa con giardino, amati e spazzolati, e con un bel margine di libertà. Sterilizzati, possibilmente, grazie.

13 dicembre 2010

babbioni sui quad



Diciamo in alta val di non, diciamo tra il Roèn e il Penegàl. Diciamo pure che appena ho sentito il ronzio di quegli attrezzi li ho arcistramaledetti e uno di loro si è subito ribaltato al lato della strada. Quando mi ci metto so essere proprio menagrama. Onde evitare risse non ho fotografato il figurone galattico dell'inetto, e manco le altre facce, ma solo il lato posteriore, che poi a pensarci bene è anche meglio. 4 scassaminkia erano, e purtroppo manco un orso imbestialito a farne scempio: 'sti plantigradi, quando servono non si trovano mai.

Roèn, dal prelatino rovena col significato di balza e dirupo.
Penegàl, forse da panegàl col significato di gambo secco del granturco - (Giulia Mastrelli Anzilotti )

12 dicembre 2010

la dieta, ah ah






Internet mi fa ingrassare, non c'è dubbio, ma non è detto che portare a spasso il fondoschiena non sia altrettanto controproducente, soprattutto se inciampo in una bancarella dove sento aria di casa mia.









fiore sardo stagionato


pecorino piccantino


ricotta salata (mica tanto per fortuna)


salamino


pecorino spalmabile - burp

Diavolo d'un Ettore.

9 dicembre 2010

modus operandi

L'ombra della camorra si allunga in Trentino

http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/

di Ubaldo Cordellini

TRENTO. Si sono presentati in quattro. Facce che erano tutte un programma. Tono da duri e biglietto da visita di un'agenzia di recupero crediti di Casal di Principe, provincia di Caserta, patria del celeberrimo clan camorristico dei casalesi. Volevano incassare un credito di poche centinaia di euro vantato da un imprenditore di Rovereto che era fallito e lo aveva ceduto a loro. L'imprenditore trentino che ha ricevuto la visita. Ha cercato di chiedere spiegazioni, ma il tono degli emissari della finanziaria casalese era di quelli che non ammettono repliche

7 dicembre 2010

malga di fondo (magari) e un nome: macaion

Fallita per l'ennesimo problema al tendine a meno di venti minuti dalla malga, comunque una bella passeggiata leggera e solitaria: manco l'ombra di un bipede per tutta la mattina. Mentre immaginavo folle domenicali di umani ammucchiati lungo piste da sci o sentieri un po' più alla moda, mi congratulavo malignamente con me stessa per la scelta del percorso che manco un orso s'è degnato di fare.
Ci passano 8 km dal lago smeraldo (1000 m) e scarsi 500 m di dislivello. Tanta bella neve, condizioni climatiche migliori del previsto, temperatura costantemente sotto zero dall'inizio alla fine.



ombrellone

Ho apprezzato così tanto quella beata solitudine che 1) ho dimenticato di frignare per il freddo e per il dolore alla gamba 2) mi son scordata di accendere il telefono per tutto il giorno.
E' in situazioni come queste che poi mi sento sempre un po' in colpa per la mia misantropia. Oscillo eternamente tra il desiderio di socialità e condivisione e il desiderio di deserto intorno, con una precisione e regolarità da pendolo svizzero. "E' la sindrome di Gollum che ti porti dietro dalla nascita" - parole del Drago, che riesce sempre in poche parole a spettinarmi i pensieri.
Una montagna dal nome curioso che sta in questi paraggi è il Macaion; secondo Giulia Mastrelli Anzilotti forse deriva dal dialetto alto nòneso "mòc" che significa "senza corna" nel senso di monte spuntato. Che fantasia 'sti nònesi.