22 novembre 2010

un nome en passant: 7 selle

L'unico modo per sopravvivere è circondarsi di persone serene assolutamente non rompineuroni, e chi ne trova può solo abbassare le pretese e ritenersi fortunatissimo. Per questo ho accettato volentieri di passare l'ennesima domenica lugubre con la coppia preferita di amiconi, tra i pochi capaci di farmi sorridere anche sotto la pioggia e di umiliare l'orso che è in me. E pazienza se il ristorante scelto per gozzovigliare è lo stesso in cui ci hanno fatto pelo e contropelo 9 mesi fa; ieri poi la pelatura è andata ancora più a fondo, e proprio come una lametta da barba di alta qualità nelle mani di un barbiere esperto: senza lasciare tracce di sangue (quando uno è professionista nel suo campo bisogna dargliene atto). Vabbé, il paragone magari non è tanto fine, però questo ho partorito stamattina.


benvenuto a base di lingua salmistrata e capuccio


antipasto buono


maltagliati (maldigeriti...)


tagliatelle con porcini


sorbetto di mela (sigh)


filetto di maiale


agnello


zìgole di Tropea

L'odio per il clima novembrino mi porta a fare cose incredibili e scellerate: tra le altre, una visita al mercatino natalizio in quel di Pergine, per giunta sotto una pioggerella da drogarsi. Tra uno stand di corbellerie e uno di emerite insulsaggini ho trovato una cosa intelligente : una ragazza bellissima, dentro e fuori, che fa promozione alla valle dei mòcheni. Mi avvicino con faccia tosta solo per chiederle che diamine significa hoabonti, e ci ritroviamo a parlare amichevolmente e a lungo di lingue e dialetti. Sembra sinceramente stupita e anche lusingata che una forestiera possa aver maturato un simile interesse per la sua terra, e non mi risparmia dritte e suggerimenti. Tra l'altro mi consiglia, per soddisfare tutte le mie curiosità toponomastiche, di rivolgermi direttamente all'istituto culturale mòcheno di Palù del Fersina, il Bersntoler Kulturinstitut - cosa che avevo già programmato. La sensazione di avere già incontrato da qualche parte questa piacevole personcina aumenta di minuto in minuto, finché non scopro che si, è lei che insieme al compagno manda avanti il rifugio 7 selle. Effettivamente abbiamo già cordialmente chiacchierato più di un anno fa in occasione di una escursione tapina in val Laner, quando ci eravamo fermati al rifugio 7 selle per sgranocchiare qualcosa e chiedere informazioni sugli itinerari della zona.
Il nome originale del rifugio 7 selle è Hitt van Indertol. Hitt presumo provenga dalla parola tedesca Hütte (= rifugio/baita), mentre Indertol è parola composta da 2 termini: Inder e tol. Tol deriva certamente dal tedesco Tal (= valle), inder da innen/innere (= dentro, interno).
Franco de Battaglia, nel suo libro Lagorai, suppone che il nome 7 selle derivi dal numero di cime e passi che corollano la val di Laner, all'interno della quale sorge l'omonimo rifugio. Ipotizza anche che il numero 7 faccia riferimento alla numerologia biblica. Ma a questo punto, e prima di scrivere baggianate esagerate, meglio davvero fare visita al Bersntoler Kulturinstitut.

2 commenti:

  1. Anonimo18:09

    si va bene ma "Hoabonti" che vuol dire?

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  2. Non ha saputo dirmelo neanche lei..
    poi però ho spulciato nel vecchio dizionario toponomastico di Ernesto Lorenzi che lo traduce con un generico "pala alta". Il prefisso "hoa" può benissimo derivare da hoch ma del termine "bonti" non riesco proprio a immaginarne l'etimologia: non ricordo parole germaniche che possano assomigliargli :(

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