26 novembre 2010

che tempo che farà - incontro con Luca Mercalli

Bella seratina al teatro di Vezzano in compagnia di Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana che si occupa di ricerca sul clima e sui ghiacciai.
Si è parlato di tantissime cose, ma ovviamente l'argomento principe son stati i cambiamenti climatici e lo scioglimento dei ghiacciai, con annessi e connessi. Grazie a grafici, numeri e dati scientifici inconfutabili, Luca Mercalli ha spiegato come lo sfruttamento petrolifero degli ultimi 2 secoli abbia accelerato il percorso di surriscaldamento, oltre ad aver inciso sul ciclo dell'azoto e quello del carbonio. Ha invitato a distinguere tra clima globale e tempo locale, dimostrando quanto sia provinciale dire che gli ultimi inverni in Europa sono stati freddi per negare il riscaldamento globale; perché se è vero che da noi si sono avute temperature normali bisognerebbe anche ricordarsi bene che invece nel nord America e in Canada si sono avuti inverni eccezionalmente miti: le foto e i video dei camion che trasportavano neve a Vancouver in occasione delle ultime olimpiadi invernali di febbraio 2010 parlavano da sole.





Strettamente correlata al clima c'è l'economia. Alla cowboy economy di tipo predatorio (tipica dei primitivi che non avevano coscienza delle conseguenze dei propri atti e che finora ha caratterizzato lo sviluppo industriale) bisogna contrapporre la spaceman economy, ossia un modello di sviluppo più saggio e pacato che considera il pianeta terra come una navicella spaziale dallo spazio limitato, che non si può riempire incessantemente di esseri umani, e che viaggia con a bordo provviste limitate da usare con parsimonia e solo in casi di effettiva necessità. E a tal proposito non si è potuto fare a meno di parlare di pubblicità, quella dannatissima arte di farci desiderare e consumare cose che non avremo mai immaginato di desiderare e consumare, facendoci perdere di vista il reale senso delle cose.

Un cattivo pensiero lo ha dedicato a certo giornalismo che alterna titoli catastrofisti ad altri negazionisti, e a certo ambientalismo radicale che ci vorrebbe far tornare tutti indietro al lume di candela; Luca Mercalli sostiene (e io anche !) che non è necessario buttare via quanto di buono ci ha dato il progresso scientifico, è casomai necessario imparare a liberarsi del superfluo. Quindi ben venga un ambientalismo serio fatto di proposte facili, già fattibili, come la coibentazione degli edifici per ridurre lo spreco energetico, nonché una educazione al consumo responsabile anche in campo alimentare.
Accorata la denuncia che ha fatto della perdita dei suoli (agricoli, ma non solo) a favore di una cementificazione assurda e miope, che potrebbe comportare rischi di tensioni geopolitiche, con emigrazioni di masse di popolazioni affamate in cerca di sopravvivenza e inevitabili guerre.
La politica, bè, c'è chi come gli svizzeri riesce a sensibilizzare l'opinione pubblica sui temi ambientali con la semplice emissione di un francobollo che illustra l'arretramento di un ghiacciaio, facendone un problema comune da risolvere tutti insieme, perché sa riconoscere che ci siamo dentro tutti:


dal 1850 al 2008 c'è stato un innalzamento della temperatura media di 1.5 °

e chi, come le amministrazioni locali in Trentino, parla tanto di salvaguardia del patrimonio faunistico-forestale salvo poi consentire scempi del territorio assolutamente deleteri sul lungo termine (classico esempio gli impianti sciistici a basse quote che ci si ostina a sovvenzionare). Esempio citato da un preoccupatissimo e trentinissimo amante della montagna e dell'ambiente.
Bellissima la battuta dedicata ai fieri possessori di suv che li utilizzano per recarsi da casa al bar: "avere 2 tubi di scappamento è come avere due buchi di culo". Ed è meglio che non aggiunga altro di mio.

Tanta bella gente all'ascolto, stordita e intimamente convinta di non poter fare nulla in un mondo di incoscienti menefreghisti: per la serie "come sentirsi pericolosamente normali in un manicomio" (copyright Piero Ricca).

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