26 novembre 2010

che tempo che farà - incontro con Luca Mercalli

Bella seratina al teatro di Vezzano in compagnia di Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana che si occupa di ricerca sul clima e sui ghiacciai.
Si è parlato di tantissime cose, ma ovviamente l'argomento principe son stati i cambiamenti climatici e lo scioglimento dei ghiacciai, con annessi e connessi.
Grazie a grafici, numeri e dati scientifici inconfutabili, Luca Mercalli ha spiegato come lo sfruttamento petrolifero degli ultimi 2 secoli abbia accelerato il percorso di surriscaldamento, oltre ad aver inciso sul ciclo dell'azoto e quello del carbonio.
Ha invitato a distinguere tra clima globale e tempo locale, dimostrando quanto sia provinciale dire che gli ultimi inverni in Europa sono stati freddi per negare il riscaldamento globale; perché se è vero che da noi si sono avute temperature normali bisognerebbe anche ricordarsi bene che invece nel nord America e in Canada si sono avuti inverni eccezionalmente miti: le foto e i video dei camion che trasportavano neve a Vancouver in occasione delle ultime olimpiadi invernali di febbraio 2010 parlavano da sole.

22 novembre 2010

un nome en passant: 7 selle

L'unico modo per sopravvivere è circondarsi di persone serene assolutamente non rompineuroni, e chi ne trova può solo abbassare le pretese e ritenersi fortunatissimo. Per questo ho accettato volentieri di passare l'ennesima domenica lugubre con la coppia preferita di amiconi, tra i pochi capaci di farmi sorridere anche sotto la pioggia e di umiliare l'orso che è in me.
E pazienza se il ristorante scelto per gozzovigliare è lo stesso in cui ci hanno fatto pelo e contropelo 9 mesi fa; ieri poi la pelatura è andata ancora più a fondo, e proprio come una lametta da barba di alta qualità nelle mani di un barbiere esperto: senza lasciare tracce di sangue (quando uno è professionista nel suo campo bisogna dargliene atto).

20 novembre 2010

il richiamo del dna

In vino veritas. Contestualizzi chi può:

19 novembre 2010

roba da gatti? mavalà

Non cito e non commento le opinioni di Massimo Fini sull'intero mondo femminile perché ho un po' di comprensione per gli anziani depressi. Cito invece Katia Salvaderi, che ha scritto quasi 2 anni fa un pezzo dedicato ad un fenomeno a suo dire tutto femminile, quello della gattamorta: dicesi gattamorta quella donna che mette in pratica talune tattiche per accalappiare un uomo, possibilmente facoltoso, che le faccia fare la bella vita. Sostanzialmente una manipolatrice ruffiana. La descrive in 9 punti, fornendo ai suoi eventuali lettori uomini alcuni consigli su come riconoscerla, evitarla o liberarsene. Grosso modo queste le caratteristiche che fanno di una donna una ruffiana (ma nessuna incarna tutte queste caratteristiche contemporaneamente, almeno così credo di aver capito):

18 novembre 2010

Schloß Tirol / castel Tirolo

Ovvero, come spremere qualcosa di buono da una orripilante giornata di novembre.

Schloß Tirol


paesaggio crepuscolare alle 1o del mattino


armi da caccia


portale della cappella


sculture


sculture


sculture


grigiore.........


zoccolone per piedone


rimasugli di zampa d'orso

17 novembre 2010

storie di nomi: mòcheno

Nel testo sulla toponomastica mòchena di Ernesto Lorenzi c'è una illuminante paginetta di "satira sui Mòcheni" scritta presumibilmente da un notaio di Pergine tra il 1810 e il 1813. Il notaio si cimenta nella stesura di un ipotetico sunto del codice penale così come, a parer suo, lo avrebbero potuto concepire dei legulei mòcheni.
Con ironia si fa riferimento al fatto che :
- i mòcheni sarebbero gli ultimi e fieri discendenti di Attila e se ne vantano
- non riconoscono nessun altra lingua al di fuori della propria
- non riconoscono alcuna autorità esterna, che anzi è considerata nemica, alla quale peraltro è giusto e onorevole mentire sempre
- stabiliscono il principio secondo cui è obbligo proteggere qualunque loro consanguineo commetta reati (bellissime le frasi mi no so gnente, sarà ben stà, mi no go vist, ghe digo ben la verità Siori, ma mi no go vist ne sentù).
[Interessante sapere che lo stesso atteggiamento omertoso era attribuito ai nònesi ( mi no g'eri, e se g'eri dormivi)]

Se questo è vero, significa che identificare i governi con le sole tasse, obblighi, divieti, furti e ingiustizia (da cui deriva l'inevitabile conseguenza che è giusto fotterli in tutti i modi), non è prerogativa esclusiva degli italiani, come io pensavo. Sarei però curiosa di sapere con esattezza se questo pregiudizio dei mòcheni riguardava solo i governi italiani o tutti i governi in genere.

Ma è su questo punto che mi son fatta le quattro grasse risate più sonore: " le nostre vie di comunicazione saranno sempre da tenersi in uno stato anormale e pessimo, perché i scalfodri del pian (farabutti di pianura) non si possano godere visitando i nostri alpestri luoghi".
In questo sarei totalmente dalla loro parte.

Il nome mòcheni deriverebbe da mochen a sua volta mutuato da mocken/muggen, che nel dialetto svizzero significa parlare male e brontolare. E' sbagliato, secondo Lorenzi, dire che deriva dal verbo tedesco machen = fare, con riferimento al fatto che i mocheni fossero lavoratori.

13 novembre 2010

storie di nomi: fravort, oscivart, gronlait

POST AGGIORNATO
La prima volta che ho letto questi nomi su una mappa escursionistica confesso che ho sghignazzato: Fravort, Oscivart e Gronlait, tre cime del Lagorai sud-occidentale che separano la valle dei mocheni dalla valsugana. "Che diamine significheranno mai questi segni gotici?" qualcosa di gotico, per l'appunto. E si che ho studiato tedesco.
Per la gioia dei ficcanaso come me, Franco de Battaglia spiega nel suo bel libro: sono nomi di origine germanica, come se ne trovano tanti nell'isola linguistica della valle dei mocheni.
Fravort e Oscivart hanno in comune il suffisso -vort/vart che richiama il termine Ward, a sua volta mutuato dal tedesco Wache col significato di guardia; mentre il prefisso -fra è probabilmente un riferimento al termine Frau (donna, signora) e -osc potrebbe derivare da Haus (casa) o Hoch (alto). Fravort e Oscivart formano una coppia che richiama elemento maschile e femminile, essendo l'uno a forma di piramide (l'Oscivart) e l'altro più tondeggiante (il Fravort). Chi ha dato questi nomi a queste 2 montagne forse le immaginava romanticamente come una coppia di guardiani della valle.
De Battaglia fa anche notare come questa umanissima tendenza ad attribuire un genere maschile o femminile alle montagne ricorra anche in altri luoghi, come nelle alpi bernesi in Svizzera, dove si trovano il Mönch (frate) e la Jungfrau (giovane donna- tradotto vergine), o nel gruppo del Brenta, con il Crozzon e la Tosa.
Invece Ernesto Lorenzi nel suo dizionario toponomastico suggerisce che Oscivart sia un nome dato dai cacciatori e sarebbe derivato da Hasenspitze e Hosenwart (cima delle lepri), quindi Oscivart per assonanza.

Nomi che comunque sottintendevano rispetto, quasi a volerle umanizzare per esorcizzarle, penso io. Man mano che l'uomo diventerà sempre più arrogante e convinto di comandare su tutti gli elementi, chissà se e quali nomi infami si tirerà fuori dal cranio. Come facevano i nazisti, che pensavano di umiliare gli ebrei cambiando i loro nomi con altri degradanti, come ein Stein per esempio.

Anche il Gronlait vicino è composto da 2 termini: gron, che richiama il termine crona/corona ( Krone in tedesco) e che de Battaglia interpreta curiosamente col significato di luogo scosceso e dirupato; lait deriverebbe dal termine laita/leita (forse dal tedesco Seite = lato, fianco?) col significato di costa. Traduzione letterale: costacorona. Uhmmm, scrat scrat, boh. Trattasi probabilmente di parole che vanno interpretate in base al registro lessicale dei montanari.
In ogni caso, a guardarlo il Gronlait presenta in effetti un lato con una bella pendenza.

Gronlait in una foto ignobile, ma non ci tengo altro

(continuo-forse..............................................................................................)

11 novembre 2010

storie di nomi: lagorai

Come sa bene chiunque usi la montagna per sanare anima e corpo, nei giorni di pioggia novembrina capita spesso di andare in astinenza. Riguardare le foto estive no, ho trovato di meglio: 2 bei libroni carichi di foto e curiosità.
Il primo è di Renzo Caramaschi, ed è uno dei più bei gesti d'amore per la montagna che abbia mai visto; a parte la commovente dedica allo stupendo samoiedo di nome Vickie che già di per sé lo qualifica, è pieno di tantissime foto così belle e ben fatte da dare la sensazione a chi le guarda di essere proprio lì, sotto un cielo perbene a guardare paesaggi da cardiopalmo. Il che non è male, visto il meteo da suicidio di questi giorni.