20 ottobre 2010

incontro con Gherardo Colombo, Marco Dallari, Giovanni Ladiana

Dopo la lezione di scienza con Giorgio Vallortigara ho voluto mantenere alto il livello aulico regalandomi quest'altra bella lezione di educazione civica.
Titolo del dibattito "vuoti da prendere - il ruolo della partecipazione nella produzione di legalità".
Location: aula Kessler della facoltà di Sociologia di Trento.
Oratori: Gherardo Colombo, il pedagogista Marco Dallari (che non conoscevo ma che ho apprezzato subito dopo le prime 10 parole che ha pronunciato) e Giovanni Ladiana (frate che a Reggio Calabria si occupa di mobilitazione contro la 'ndrangheta).
A moderare il tutto una delle donne più intelligenti e piacevoli, secondo me, di questi tempi bui: l'ex difensore civico Donata Borgonovo Re.
Tantissima carne al fuoco anche in quest'occasione, difficilissimo riassumere.

I "vuoti" cui alludeva il titolo sono coloro che per disincanto e paura hanno abdicato al loro ruolo di cittadini informati, e quindi attivi e partecipi della storia di una società. Il disincanto deriva dalla mancanza di pazienza (Colombo) ma non si può pretendere di vedere cambiamenti significativi e immediati nel breve arco della propria vita; e però questa improbabilità di vedere i risultati del proprio agire non deve essere una scusa per lasciarsi andare all'apatia civica. Alla fine della giostra ad essere importante è quello che facciamo comunque per contribuire a rendere una società più umana e pacifica.
Sulla necessità della pazienza Gherardo Colombo è molto severo, insiste a più riprese e ne dà un'idea con un esempio concreto:
"Entrate in un bar, ordinate un caffé, al momento di pagare il barista non vi rilascia lo scontrino. Voi glielo chiedete, quello vi guarda con fastidio, magari anche gli altri avventori vi guardano con fastidio e commiserazione, e voi uscite da quel bar con la sensazione opprimente di esser stati voi ad aver fatto quacosa di sbagliato. A questo punto avete 2 possibilità: dite a voi stessi " in quel bar non ci vado più" oppure potete fare un'altra cosa: ci tornate il giorno dopo, e al termine della consumazione chiedete ancora lo scontrino, e così via giorno dopo giorno, finché il gestore del bar non ve lo rilascerà automaticamente senza che voi lo sollecitiate. A quel punto coinvolgete in questo gioco qualche vostro amico e gli proponete la stessa tattica, e via dicendo. Così, con molta pazienza e con molto tempo, quel gestore cambierà mentalità, arrivando a concepire l'idea che rilasciare uno scontrino non sia un'anomalia. Si parte così, non c'è altra strada."
E' un ottimo esempio secondo me, che si può applicare in tante altre situazioni, non necessariamente solo a quelle di ordine legale.

[Peccato che nel mio caso il termine "pazienza" accostato al mio nome e cognome costituisca quello che i linguisti chiamano ossimoro: una contraddizione in termini. Io la cosa la gestirei così: "mi DIA lo scontrino" e se quello osasse ostentare una smorfia di disprezzo inizierei una rissa verbale, tipo "non mi dica che ha la mano infiammata per il troppo trafficare col registratore di cassa, per non suggerire altre ipotesi" e via dicendo finché la rissa, da verbale, non si trasforma in rissa fisica, coinvolgendo inevitabilmente pure l'husband, che ogni volta che apro bocca in queste situazione gli si gelano le vene. Dopodiché il giorno seguente mi presenterei con una tanica di benzina e incendierei locale e gestore. Dicesi codice barbaricino indelebile stampato a fuoco nel dna, mio nemico mortale numero 1]

Marco Dallari compete in signorilità con Gherardo Colombo, e insieme danno vita ad un piacevole scambio di opinioni che quasi sempre collimano. E' pedagogista, sul rispetto delle regole non è intransigente quanto l'ex PM, ha un occhio di riguardo per la trasgressione dei bambini. Che è necessaria, secondo lui, per acquisire il senso di responsabilità (chi obbedisce sempre non sente poi il dovere di essere responsabile) o si rischia di arrivare ai casi delle SS che giustificarono il loro operato invocando l'obbedienza ad ordini superiori. Ha parlato anche di trasgressione simbolica, ma questa non l'ho capita - ero già cotta.
Più sveglia quando ha parlato dell'origine della paura generalizzata; si ha paura quando si sa di non avere gli strumenti culturali per affrontare la conoscenza. Ci vuole una militanza (sic) che si occupi della diffusione del sapere e della cultura.

Sull'impegno. Gherardo Colombo salta di qua e di là, incalza il pubblico con domande improvvise a trabochetto, che solo apparentemente sembrano estranee al tema del dibattito. Una fra tante "perché coloro che idearono la costituzione scrissero che l'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro? Lui la spiega così: perché affinché ci sia repubblica e democrazia occorre il lavoro (inteso come partecipazione e impegno) di tutti. In una società organizzata si incarica qualcuno ad agire per conto nostro (i parlamentari) ma non gli si dà una delega in bianco, ci vuole l'impegno di ciascuno di informarsi per vigilare e chiedere conto del loro operato. Non c'è alternativa all'impegno. Punto.
(E se siete arrivati fin qui benvenuti tra i fulminati).

2 commenti:

  1. Sai cosa? Ci vuole anche l'impegno poi della gente per indignarsi e cercare di cambiare le cose, di andare oltre le voci che dicono 'eh,si, ma cosa vuoi votare altri che tanto quando son sulla poltrona ruban tutti'.. io ci credo ancora, e tengo duro! ^^ Grazie per quest post interessanti!
    Mo

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  2. A proposito dell'indignazione della gente Gherardo Colombo ne ha da dire!
    "nel '92 in piena era di tangentopoli erano tutti bravi ad indignarsi; quando poi si sono accorti che la magistratura pretendeva di perseguire non solo la corruzione dei politici ma anche dei comuni cittadini, questi ultimi le hanno voltato le spalle".
    Io ero studentessa in quegli anni, l'ho vissuto in pieno quel periodo e credo di poter testimoniare che effettivamente è andata così. Ne ho conosciuti a vagonate di voltagabbana ipocriti, non ti dico quante amicizie defunte.
    Quello che poi dà più fastidio è che questi opportunisti hanno anche la faccia tosta di lamentarsi quando qualcosa non funziona come dovrebbe. Tu tieni duro, io anche, che finché non mi fulmino definitivamente continuerò a sbertucciare come posso questa gentaglia.
    Ciao e grazie a te :)

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