13 agosto 2010

euro 13.89 - Frédéric Beigbeder

Frédéric Beigbeder è l'uomo che 10 anni fa ha definitivamente spazzato via gli irrazionali pregiudizi che avevo sui francesi, facendomi esclamare "c'è vita intelligente in Gallia!". (Quella dei pregiudizi sui francesi è una stupida storia iniziata alla scuola media e di cui ancora mi pento e vergogno immensamente nonostante ormai sia rinsavita).
Avevo letto per l'appunto questo libro 10 anni fa e ne rimasi colpita dal realismo e dal linguaggio forte, tramortita dal presentimento che tutto quanto scritto da Beigbeder fosse purtroppo verissimo. L'avevo riletto qualche anno dopo per essere sicura di aver capito bene il tipo; oggi l'ho riletto per rinfrescarmi la memoria, visto che l'oblio è si la cosa più bella che ci è data, ma com'è che disse qualcuno? il sonno della ragione genera mostri (Goya).
In apertura c'è una citazione di Aldous Huxley che dice tutto, tratta dalla prefazione a "Il mondo nuovo" (libro bellissimo e il primo che riuscii a leggere con infinita soddisfazione in lingua originale al liceo).

"Non esiste, ben inteso, alcuna ragione perché i nuovi totalitarismi somiglino ai vecchi. Il governo basato su manganelli e plotoni d'esecuzione, carestie artificiali, imprigionamenti e deportazioni di massa, è non soltanto disumano (cosa che oggi come oggi non preoccupa nessuno più di tanto), ma provatamente inefficiente e questo, in un'era di tecnologia avanzata, è un peccato contro lo Spirito Santo. Uno stato totalitario davvero "efficiente" sarebbe quello in cui l'onnipotente comitato esecutivo dei capi politici e il loro esercito di direttori soprintendessero a una popolazione di schiavi che ama tanto la propria schiavitù da non dovervi neanche essere costretta. Far amare agli schiavi la loro schiavitù: ecco qual'è il compito ora assegnato negli stati totalitari ai ministeri della propaganda, ai caporedattori dei giornali e ai maestri di scuola."

E' un libro che parla di pubblicità e di esseri umani, ma non è un saggio, è un romanzo abbastanza autobiografico. Scolpisce in poche ma chiare righe il concetto di potere della persuasione e della manipolazione mentale, sbatte in faccia (a noi che crediamo di essere all'apice dell'evoluzione civile) quello che non tolleriamo più di ammettere a noi stessi, e cioè che l'eterno desiderio dell'uomo di sfruttare altri uomini per acquisire solo denaro e potere fine a se stesso è ancora lontano da estirpare e può infettare chiunque di noi. Le conseguenze di questo desiderio incontrollato (di pochi o molti, non ho ancora capito bene) sono quelle che poi paghiamo tutti in termini di disastri ambientali, erosione dei diritti civili, disumanizzazione dei rapporti sociali.
Non so se Beigbeder alla fine si sia salvato la sanità mentale.

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