29 luglio 2010

Fuga dal napoletano

La cosa che più invidiavo agli abitanti dell'area partenopea non è la pizza ma la loro capacità di vivere a contatto con situazioni disumane e di non lasciarsene condizionare né deprimere. In quelle zone vivono gomito a gomito le persone più belle e quelle più brutte; incontri un grandissimo farabutto e dopo 5 minuti un gran signore. Ogni volta penso che un partenopeo onesto valga 100 volte di più di un valdostano onesto, perché è facile comportarsi bene là dove le condizioni sono ottimali, mentre diventa eroico farlo in certi ambienti (Falcone e Borsellino docet).
Di questa 3 giorni partenopea mi hanno stancata alcune cose:
1) l'immobilismo eterno: pare che nulla cambi, trovo le stesse identiche situazioni che ho trovato 18 anni fa all'epoca del mio primo soggiorno.
2) un'infinità di feste: sagra del pane del borgo, del fiordilatte, dello struzzo, della polpetta, della melanzana, della patata, della zucca e zucchina (e la sagra del sacchetto di munnezz, dov'è?)
Però quello che più mi ha impensierita è il sospetto di una stanchezza generale che coinvolge tutti, giovani e anziani; non rassegnazione ma qualcosa di peggio: depressione? spero di sbagliarmi, ma temo di si. D'altronde anche l'husband, che i suoi conterranei li conosce bene, concorda con questa mia ipotesi.
Poi ho visto questo e ho detto: basta, voglio tornare a Trento.

Amalfi, 27 luglio 2010. Bagno in mare con vista sui motoscafi. Wow!


Di più, voglio la mappa delle tane di orso, voglio chiedere a qualche plantigrado asilo politico.


Finché ci saranno persone, italiane e no, che si accontentano di una "vacanza" simile, la guerra per la tutela dell'ambiente e del paesaggio sarà durissima e lunghissima, e non è neanche detto che la vinciamo noi. Allegria.

23 luglio 2010

gentilsesso dei miei stivali

In questa caldissima estate ho toccato picchi di femminilità mai raggiunti prima. Intanto mi sono affezionata alla chioma e non sono riuscita ancora a tagliare a spazzola i capelli come son usa fare in maggio, con grande soddisfazione di amici vari e dell'husband che può finalmente tornare a infastidirmi col tiro del ricciolo. Poi mi son data allo shopping pazzo; non tacchi o trucchi (a cotanto non arrivo ancora), ma VESTITI, a fiori, svolazzanti, leggeri, coloratissimi, lunghi, meno lunghi, ne ho per tutta la stagione. Roba che se mi vedesse mio padre non mi riconoscerebbe ("quando mai ho figlie femmine che si vestono da femmine...") mentre la buon'anima della mi' mamma si commuoverebbe certamente e tirerebbe fuori la sua macchina da cucire per confezionarmene subito qualcuno allegro come solo lei sapeva fare ("finalmente sembri una femmina!").
Miracoli dei cambiamenti climatici.
Ora noto con la consueta prontezza di riflessi che mi caratterizza da sempre, che alcune donne, coetanee o meno, non tollerano altra femminilità al di fuori della propria, soprattutto se una è portatrice sana di 4°. Cassiere prima gentili ora gelide, impiegate scostanti, gesti villani e scortesie gratuite a vendere. Vabbé, sarà nervosa per motivi suoi, penso ingenuamente; poi però è il turno di un cliente/utente maschio e il tono cambia, si fa cinguettante e leggiadro. E che sarà mai successo? "Come, che è successo? 'A frescona!!" mi sbeffeggierebbe l'husband. Aiutissimo.
Mi è stato insegnato a scuola, quando ancora esisteva una materia che si chiamava educazione civica, che la gentilezza e le buone maniere sono un'ottima arma per disinnescare l'aggressività e rendere la vita sociale più facile, e anche più conveniente per tutti, diciamo anche questo.
Sono un'appassionata di antropologia, mi piace studiare i comportamenti umani e la loro psicologia, ma questa di talune donne che si fanno la guerra su presunte rivalità simili va al di là della mia capacità di concezione e la trovo di una tristezza sconfortante.
Schiave eterne di un ruolo che si sperava superato, ambiziose solo di fare le primedonne, lottano inconsciamente per sbaragliare quella che loro ritengono sia concorrenza. Anche se alla concorrenza non gliene può fregar di meno di attirare sguardi maschili e si copre poco solo per una questione di temperature. Non diteglielo però, per carità: son capacissime di aprire la soave boccuccia per ricoprirvi di insulti reboanti che farebbero indietreggiare anche il più inaridito degli scaricatori di porto. Perché loro si che sono femminili.

18 luglio 2010

tiramisù estivo

Vietato accendere fuochi se non strettamente necessario. Il forno è in assoluto l'elettrodomestico più frustrato del momento, a pari merito con l'esecrato ferro da stiro. Stufa però di mangiare solo insalate di riso, insalate di vegetali, macedonie, yogurt e gelati, la disperazione mi ha aguzzato l'ingegno finché non mi è uscita una cosa buonina.
Avevo trovato anni fa nell'inserto "salute" di repubblica una ricetta per fare il tiramisù dietetico, che prevedeva la ricotta al posto dell'ipercalorico mascarpone. Ricotta di latte vaccino, fresca.
Ci avevo ricamato su, come su ogni ricetta nuova che mi capita a tiro, fino a escludere anche l'uovo per alleggerirla ulteriormente, con risultato più che accettabile.
Poi da qualche parte avevo letto di un tiramisù al limoncello, quindi il flash : giusto, e se inzuppassi i savoiardi nel limoncello (quello fatto da noi, of course, con l'alcool puro HIC!) ? e se aromatizzassi anche la ricotta con il limoncello (HIC!!) ? o magari potrei aggiungerci un po' di yogurt al limone, o alla banana, e poi spolverizzare il tutto con granella di cocco...ma si, al massimo ci facciamo 4 grasse risate. Invece ne ho imbroccata una giusta.

non ho il senso estetico dei giapponesi nella presentazione dei piatti, però gnammi


si si, si può pappare

11 luglio 2010

val d'ultimo: langsee - schwarzsee

Primo giro di esplorazione in val d'ultimo.

cima sternai


cavalli biondi


laghetto senza nome


langsee


vittima di un fulmine, suppongo


schwarzsee


panoramino


comincia a passarmi la passione per i funghi


laghetto senza nome


laghetto senza nome

10 luglio 2010

Il Cicap TAA intervista il professor Giorgio Vallortigara

Giorgio Vallortigara è professore di Neuroscienze al Centro Mente Cervello dell’Università di Trento. È coautore, assieme e Telmo Pievani e a Vittorio Girotto del libro Nati per credere” (Codice, Torino, 2008). Un articolo apparso recentemente sulla rivista “Darwin, dal titolo “Creduloni si nasce”, che tocca da vicino le tematiche affrontate dal CICAP ci ha suggerito di porgli alcune domande.

4 luglio 2010

laghi alti (val rendena)

La tempesta di ieri che ha abbattuto la tenda parasole, allagato la cucina e assassinato quel che restava del mirto, ha dato il via egregiamente alla stagione degli uragani tropicali. Non era facile con queste temperature decidere dove andare, ma poi ci siamo detti che finché avremo voglia di alzarci e incamminarci presto non dovremo correre il rischio di incappare in colpi di calore, o di sole o di fulmini.
Il giro dei laghi alti, sopra il lago delle malghette, l'avevamo tentato ben 11 anni fa e allora mi sembrò una faticaccia disumana. Fu un signore d'altri tempi incontrato nei paraggi a convincerci ad arrivarci, perché inizialmente non era nei nostri progetti. A me che potevo essere sua nipote ricordo che disse "signorina (sic) io l'ammiro tanto. Le nostre donne non ci vogliono più venire in montagna, preferiscono andare al mare. Ma al mare si va per guardare ed essere guardati, mentre in montagna si fa gruppo, nascono amicizie, c'è più solidarietà". Chissà se penserebbe la stessa cosa oggi, vedendo escursionisti super attrezzati e tecnologizzati correre schizzati senza guardare in faccia nessuno; magari li vede ma con saggezza non li guarda.
Oggi comunque è stata una tranquilla e abbordabilissima passeggiatona, anche se abbiamo dovuto scavalcare alcuni tronchi di abeti schiantati da chissà quanto tempo e lasciati in mezzo al sentiero 267. Tanti gli escursionisti/turisti che se ne sono lamentati anche con noi (ohibò??); nessuno invece che abbia avuto da ridire per le prime cartacce che cominciano misteriosamente ad apparire intorno (portate certamente da qualche gnomo dispettoso), come se quelle ormai fossero considerate parte integrante del paesaggio. Valli a capire.

I laghi e tutto intorno è un gran bel vedere.

primo dei laghi


secondo laghetto


acqua (terzo lago)


terzo lago


quarto lago


quarto lago


lago delle malghette


neve rosa?

2 luglio 2010

piccoli habanero NON crescono (e anche il mirto non sta tanto bene)

Non c'è paragone tra le piantine di quest'anno e quella dell'anno scorso che ho incoscientemente soppresso a fine autunno; l'avessi tenuta, forse adesso avrei avuto qualcosa in mano.

chocolate luglio 2010


chocolate svenuto luglio 2010


presunto gambia luglio 2010


presunto red savina luglio 2010


così un anno fa: presunto gambia, luglio 2009


Mirto ingiallito e spennacchiato, sigh. E dire che una settimana fa stava così bene.


fiorellini di mirto quando sta bene


Non riesco a capire perché queste piante che vengono da climi caldi abbiano così tanta difficoltà a crescere bene in una città come Trento, che almeno in estate certamente fresca non è. L'unica cosa che mi viene in mente è la qualità del caldo: qui è più soffocante, sicuramente malato di inquinamento.
Mi sento un po' in colpa a vederle arrancare così unicamente per il mio egoismo, un po' come quelle persone che si mettono un cane o un gatto in un appartamento cittadino di 50 mq (quando va bene) sapendo che comunque vada ne soffriranno. Dunque credo che questa sia l'ultima volta che tento una semina di habanero o che mi porto una piantina di mirto dalla Sardegna; certe cose devono stare lì dove madre natura ha previsto che nascano, e non c'è prepotenza che tenga. Vorrà dire che ingrasserò le tasche dell'azienda Stuard di Parma per soddisfare le mie voglie di piccante, o quelle della signora thailandese che importa gli habanero gambia; e per quanto riguarda il mirto mi accontenterò di vederlo una volta all'anno bello e rigoglioso nell'habitat che più gli è congeniale. Almeno lui.